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Atto intimidatorio al Parco del Circeo, arriva la svolta nelle indagini

Ieri un uomo si è presentato spontaneamente in Procura per chiarire la sua posizione circa l'atto intimidatorio registrato al Parco lo scorso giugno.

Sabaudia e San Felice Circeo – Svolta nelle indagini sull’atto intimidatorio che si era registrato al Parco del Circeo (Leggi qui) , lo scorso giugno, contro i carabinieri forestali che tutelavano l’area: ora vi sono 2 indagati.

Uno dei due, accompagnato dai suoi legali, ieri si è presentato spontaneamente in Procura per essere interrogato e chiarire, quindi, la propria posizione. Ora, insieme a lui risulta indagato anche un suo parente stretto.

La vicenda

I fatti risalgono al 24 giugno scorso, quando l’atto intimidatorio, compiuto nella notte, viene scoperto alle prime ore del mattino, poco prima che aprissero gli uffici.

Si scoprì che il perimetro della sede nazionale del Parco Nazionale del Circeo era stato cosparso di liquido infiammabile e, nei pressi della centrale termica vennero anche rinvenuti segni d’accensione del fuoco. 

Non solo. Nel piazzale antistante l’ingresso l’ingresso, gli investigatori trovarono un plico indirizzato al Comandante della stazione dei carabinieri forestali di Sabaudia, il luogotenente Alessandro Rossi, anche se, sul momento, non fu possibile accertarne il contenuto. Qualche ora dopo, con l’ausilio degli artificieri si scoprì che il plico conteneva 4 cartucce da caccia, calibro 12.

Gli oggetti repertati -tra cui anche 3 taniche – vengono inviati ai Ris dell’Arma Carabinieri. Qui, grazie anche a una serie di accertamenti tecnici è stato possibile isolare alcune tracce del Dna, nel mentre, venivano passati al setaccio i filmati della videosorveglianza delle zone vicine – il Parco ne è attualmente sprovvisto -.

L’interrogatorio

Sull’interrogatorio di ieri, durato circa un’ora e mezza, vige il massimo riserbo. Ma, secondo quanto trapelato finora, l’uomo – già autore di numerosi esposti sulle attività del lungomare – si sarebbe assunto tutta la responsabilità dei fatti, dichiarandosi non solo pentito, ma anche di aver agito in solitudine, senza però la reale intenzione di appiccare l’incendio.

(Il Faro on line)