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Roma: “Potature pericolose lungo via Cristoforo Colombo”

Per l'esperto di arboricoltura Leonardo Perronace si sta compiendo uno scempio con le potature sulla Colombo. "I pini rischiano di indebolirsi e cadere"

Roma – Scempio ambientale lungo la via Cristoforo Colombo: i giardinieri incaricati dal Campidoglio stanno potando i pini con una tecnica che mette a rischio non solo la sopravvivenza degli alberi ma anche l’incolumità degli automobilisti e motociclisti.

A lanciare l’allarme è Leonardo Perronace, ex presidente provinciale dell’Ordine dei Periti agrari ed esperto di arboricoltura, sentito da ilfaroonline dopo che diversi automobilisti e l’arboricoltore Jacopo Lodi hanno postato sui social le immagini dei pini appena potati. I giardinieri, in buona sostanza, hanno tagliato i rami al centro della chioma così come si fa con gli alberi da frutto e con gli olivi. La tecnica adottata è sbagliata e mette a repentaglio la sopravvivenza della pianta ma anche l’incolumità di chi percorre la via Cristoforo Colombo: in questo modo le radici si indeboliscono e la forza del vento ha più possibilità di spezzare i rami.

A fornire la spiegazione scientifica di queste conseguenze possibili è Leonardo Perronace, esperto che cita lavori ed esperienze sul campo riassunti nei libri di  Luigi Sani e Giovanni Morelli. “Partiamo dal presupposto che la potatura degli alberi – è la premessa di Perronace – deve essere rispettosa della loro forma naturale: una chioma si costruisce seguendo uno specifico progetto naturale guidato dal DNA della specie e quindi dell’individuo. Ogni asportazione di rami mette in confusione l’equilibrio ormonale che sottintende alla costruzione della chioma. Inoltre, va ricordato che vi è un legame diretto tra rami e radici: l’eliminazione di vaste parti di chioma costringerà l’albero ad una riduzione dell’apparato radicale e a uno sforzo per il recupero della forma iniziale“.

Uno dei pini che hanno la chioma svuotata, tecnica che espone a gravi rischi l’albero e, di conseguenza, chi transita sulla Colombo

Questi interventi – è il nocciolo della questione secondo Perronace – oltre a rendere brutti gli alberi, sono deleteri perché coinvolgono oltre il 30% della superficie che può operare la fotosintesi e pertanto costringono gli alberi a enormi sforzi di recupero energetico, che non sempre sono tollerati. Da un punto di vista meccanico e dinamico nei confronti delle avversità meteoriche, è ormai acclarato (prove nella tunnel del vento) che gli alberi meno potati sono quelli che resistono meglio (dissipano meglio l’energia del vento). In particolare i Pinus pinea hanno la caratteristica forma di elissoide di rotazione (Perronace 2015) che permette all’albero di essere non attraversato ma ‘ignorato’ dal vento. Potature e svuotamenti non permettono questo fluire intorno del vento senza conseguenza. Quindi, se ‘svuotati’ si formano aperture che danno luogo a mulinelli e turbolenze: movimenti che si contrappongono alla spinta del vento e possono generare torsioni (Twist) del pino che facilitano la rottura dell’equilibrio meccanico radicale e la possibile caduta dell’albero“.

L’esperto di arboricoltura Leonardo Perronace

C’è poi un non secondario aspetto biologico. “Se l’intento è quello di ‘aumentare’ l’irraggiamento interno alla chioma per sconfiggere la  Toumeyella parvicornis (parassita che infesta i pini di Roma qui descritto) – conclude Leonardo Perronace – dobbiamo sottolineare come questa sia una pratica da stigmatizzare. Togliere la maggior parte dei rami esposti al sole per ‘irradiare’ quelli interni, infatti, è un errore biologico a prescindere: la guarigione dell’albero, infatti, dipende dal buono stato di salute dell’organismo“.