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8 dicembre: origine e storia della festa dell’Immacolata Concezione

Ufficializzato solo nel 1854 da Papa Pio IX, il dogma dell'Immacolata ha alle spalle una storia di dispute teologiche durata secoli

I balconi si riempiono di luci, nelle case si addobbano gli alberi e si montano i presepi. Per tradizione, in Italia e in molti altri paesi dell’Occidente, l’8 dicembre è il giorno che dà il via alle festività natalizie. Sul calendario è segnato col colore rosso e in basso vi è scritto: Immacolata Concezione. Ma cosa significa esattamente?

La festività odierna, di origine prettamente cristiana, celebra il dogma della Chiesa cattolica secondo la quale la Vergine Maria è stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento. Tale dottrina è stata definita come dogma di fede da Papa Pio IX l’8 dicembre del 1854 con la bolla Ineffabilis Deus.

Il dogma nella Bibbia

Come tutti i dogmi della Chiesa cattolica, anche quello dell’Immacolata Concezione trova il suo fondamento nella Bibbia, anche se non in maniera esplicita.

La Ineffabilis Deus, infatti, spiega che la Scrittura, se letta con gli occhi della Chiesa, rivela una pienezza di senso che non emerge dalla semplice lettera del testo.

Tra i passi dell’Antico Testamento, il libro della Genesi presenta Eva come prefigurazione di Maria (cfr. Gen 3,15). Nel Nuovo Testamento, invece, Pio IX dà grande risalto a due versetti del Vangelo di San Luca: Lc 1,28, dove la Madonna è chiamata dall’arcangelo Gabriele “Piena di grazia” e a Lc 1,42, dove Elisabetta le dice: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo”.

La riflessione dei teologi e l’influenza della fede popolare

Anche nella Patristica, ovvero nel pensiero dei Padri della Chiesa, non compaiono riferimenti espliciti all’Immacolata.

Per i Padri orientali Maria è la Παναγία, Panaghía, ovvero la “tutta santa”, santificata dallo Spirito Santo. In Occidente, invece, la dottrina sull’Immacolata si deve a Pelagio e a Giuliano di Eclano.

Eppure bisognerà attendere il medioevo per una riflessione teologica approfondita sull’argomento.

San Bernardo di Chiaravalle e San Tommaso d’Aquino, solo per citarne alcuni, affermano invece che Maria venne purificata dal peccato originale in cui era stata concepita.

Ma il primo vero teologo dell’Immacolata è Eadmero, che ritiene conveniente alla Madre di Cristo tale condizione, affermando che Dio “poteva, voleva e la fece” immacolata, nonostante sia nata nella nostra natura umana decaduta.

Un’idea più precisa arriva con il francescano Giovanni Duns Scoto, secondo il quale l’Immacolata Concezione non è un’eccezione alla redenzione di Cristo, ma un caso di perfetta e più efficace azione salvifica dell’unico mediatore, ovvero Cristo stesso.

In altre parole, Maria fu preservata dal peccato da Cristo. Ella è, in realtà, il caso più perfetto di salvezza operata da Cristo. La precisazione di Scoto è decisiva nello sviluppo della dottrina circa l’Immacolata Concezione e, man mano, si diffonde fra i teologi.

La fede popolare

La fede popolare dell’Immacolata Concezione della Vergine, precede di molto la riflessione teologica e il Magistero della Chiesa, che arriva al dogma nel 1854.  Sant’Agostino, ad esempio, nel suo De natura et gratia fa riferimento a un’espressione condivisa da molti credenti già nel V secolo d.C., e scrive: “La pietà impone di riconoscere Maria senza peccato”.

Nel 1435, durante il Concilio di Basilea, il canonico Giovanni di Romiroy si appella alla devozione popolare per indurre i padri conciliari a porre fine alla controversia circa l’Immacolata Concezione per non scandalizzare il popolo cristiano che si sente offeso quando sente affermare che Maria è stata macchiata dalla colpa originale.

Nel corso dei secoli la fede popolare continua a dirsi favorevole all’Immacolata Concezione nonostante l’opposizione di una parte dei teologi. Nel XVII secolo nascono poi diverse confraternite sotto il titolo dell’Immacolata Concezione e diverse espressioni artistiche.

Ad incentivare questa convinzione vi fu soprattutto la predicazione dei frati francescani, alcune apparizioni mariane, non ultima quella di rue du Bac (1830) a Santa Caterina Labouré, e soprattutto l’introduzione della festa dell’Immacolata nell’Italia meridionale fin dal IX secolo e universalmente dal 1708.

Non solo: Santa Bernardetta riferisce che nell’apparizione a Lourdes del 25 marzo 1858 la Madonna le disse: “Que soy era Immaculada Councepciou”, ovvero “Io sono l’Immacolata Concezione”.

Di fatto la pietà popolare svolse un ruolo efficace nella storia di tale dogma, vincendo le difficoltà teologiche e contribuendo a determinare quel factum ecclesiae, cioè la realtà viva della prassi ecclesiale a cui si richiamerà Pio IX come primo motivo della definizione dogmatica.

Il Magistero e il la proclamazione del dogma

Nel corso della storia, i Papi, già a partire dal 1400 iniziano a chiarire la dottrina sull’Immacolata. Il primo fu Sisto IV, che proibì a macolisti e immacolisti di accusarsi vicendevolmente di eresia e adottò ufficialmente per Roma la festa della Concezione, approvandone il nuovo formulario in cui era già chiaramente espresso il privilegio mariano.

Il Concilio di Trento, senza definire l’Immacolata Concezione dichiarò, tuttavia, di non voler includere Maria nel discorso sul peccato originale.

Quasi un secolo dopo Papa Alessandro VII si dichiarò favorevole all’Immacolata Concezione, vietando di attaccarla sotto qualunque forma.

Clemente XI, infine, contribuì alla fede nell’Immacolata Concezione estendendone la festa alla Chiesa universale.

Interventi che confluirono nella proclamazione del dogma da parte di Pio IX nel 1854. Il Pontefice dell’epoca, nel 1848, istituì una commissione teologica per studiare questa verità e, soprattutto, perché si esprimesse sulla possibilità di definire il dogma; non tutti furono d’accordo.

Antonio Rosmini suggerì allora al Papa di interrogare tutti i vescovi. L’anno successivo il Papa pubblicò l’enciclica Ubi primum, in cui chiese a tutti i vescovi di esprimersi sulla definibilità del dogma. La risposta fu amplissimamente favorevole.

Infine, l’8 dicembre del 1854 il Papa proclamò il dogma con la bolla Ineffabilis Deus. La formula della definizione è la seguente:

… dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina la quale ritiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare privilegio di Dio onnipotente e in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, sia stata preservata immune da ogni macchia della colpa originale, è rivelata da Dio e perciò da credersi fermamente e costantemente da tutti i fedeli …

La definizione, come è evidente, viene elaborata in forma negativa e riguarda unicamente la sua immunità dal peccato originale. In altre parole, la bolla suppone, ma non definisce, che Maria è redenta da Cristo, limitandosi ad affermare la dipendenza assoluta da Lui.

Per la dottrina della Chiesa cattolica, infatti, il peccato originale si trasmette a tutti gli uomini che nascono secondo le leggi dell’umana generazione. Il caso di Maria è una singolare eccezione: in previsione dei meriti futuri di Cristo è stata preservata dal peccato originale.

La maniera in cui Maria è stata preservata dal peccato originale non è per purificazione, ma per preservazione: si tratta quindi di un privilegio, accordato in vista della chiamata che avrebbe ricevuto a diventare la madre del Redentore.

Alcune precisazioni: ad oggi viene fatta confusione tra il concepimento di Maria e il concepimento di Gesù: c’è chi ritiene che l’espressione si riferisca al fatto che Maria abbia concepito suo figlio Gesù senza avere avuto rapporti con un uomo, ovvero che l’abbia concepito senza commettere peccato, rimanendo immacolata; altri, poi, confondono il dogma dell’Immacolata Concezione con quello della Verginità di Maria.

Il dogma dell’Immacolata non è condiviso in nessuna sua forma dalle altre confessioni cristiane, nemmeno dalla Chiesa ortodossa, che, tuttavia, della Vergine Maria, afferma la verginità e l’assenza di ogni peccato, ma non il dogma dell’Immacolata Concezione.

(fonte Cathopedia)