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Crisi libica, il premier Conte: “L’Italia tesse la tela per una soluzione pacifica”

"Posso garantire che l'Italia continuerà a lavorare in modo convinto e determinato a sostegno del popolo libico, per offrire tutte le garanzie per un futuro di pace, stabilità e benessere"

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Roma – “Dobbiamo fermare il conflitto interno e le interferenze esterne in Libia”. E’ quanto ha detto il premier Giuseppe Conte, durante la conferenza stampa congiunta con il presidente libico, Fayez al Serraj, a Palazzo Chigi, dopo l’incontro durato oltre due ore e mezzo. Al centro del colloquio le questioni legate alla crisi nel paese nordafricano.

Gli “ultimi sviluppi” hanno reso “il Paese una polveriera con ripercussioni su tutta la regione”. A nome dell’Italia “siamo estremamente preoccupati per l’escalation sul territorio libico”. “Dobbiamo fermare il conflitto interno e le interferenze esterne in Libia”.

“Nei prossimi giorni avremo un’agenda internazionale fitta. Lunedì sarò in Turchia, martedì in Egitto ma sono già programmati anche una serie di colloqui telefonici con diversi leader di governo e presidente di paesi che hanno un coinvolgimento nello scenario libico”, un’impegno da parte dell’Italia “per tessere la tela che deve portarci a una soluzione pacifica”.

Al generale Haftar, aggiunge, “ho espresso tutta la mia costernazione per l’attacco del 4 gennaio scorso a Tripoli all’accademia militare. Posso garantire che l’Italia continuerà a lavorare in modo convinto e determinato a sostegno del popolo libico, per offrire tutte le garanzie per un futuro di pace, stabilità e benessere”.

Il capo del governo di Tripoli Fayez Serraj ha ringraziato il premier Conte “con il quale abbiamo avuto modo di discutere di diverse tematiche e in particolare ho avuto modo di apprezzare il ruolo dell’Italia su questo dossier”.

Il governo di accordo nazionale libico saluta, inoltre, “con favore l’iniziativa della Russia e della Turchia che punta a un cessate il fuoco, come sempre noi siamo disponibili ad accogliere qualsiasi tipo di iniziativa che possa andare in questa direzione”. Il sì al cessate il fuoco “è condizionato al ritiro della parte che attacca, ma non sembra che sia disponibile a questo, perché ha un altro modus operandi”.

La commissione di cui ha parlato con il premier Giuseppe Conte, dice Serraj, servirà per “il completamento dei progetti sospesi”. “Potrà riprendere il lavoro che si è interrotto nel 2014 relativo ai debiti accumulati ed ai pagamenti della società operanti in Libia, affinché questi progetti possano essere ripresi”. Secondo Serraj, “questo argomento sarà di sicuro beneficio per il popolo libico”.

L’offensiva del generale Khalifa Haftar, l’attacco che ha lanciato il 4 aprile scorso, conclude Serraj, rappresenta comunque “un impedimento alla conferenza di Berlino che potrà contribuire” a una soluzione politica del conflitto in Libia.

Nel ribadire che la conferenza di Berlino potrebbe contribuire “alla de-escalation”, Serraj ha sottolineato come “la partecipazione di Haftar alle precedenti conferenze di Parigi, Palermo e Abu Dhabi siano stati tentativi di guadagnare del tempo, ma la sua volontà era di ostacolare questo processo”. Mentre “la nostra volontà – ha rivendicato il premier – è sempre stata di partecipare ad una conferenza che possa portare ad una soluzione politica”. L’attacco di Haftar, conclude, “ci costringe a partecipare ad attività belliche che noi consideriamo un diritto alla difesa della Capitale”.

(Il Faro online)

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