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Le Rubriche di Il Faro Online - Papa & Vaticano

Papa Francesco: “No a fake news e proclami d’odio: si torni a raccontare il bene”

Messaggio del Pontefice in occasione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: "Mettendo insieme informazioni non verificate, ripetendo discorsi banali e falsamente persuasivi, colpendo con proclami di odio, non si tesse la storia umana, ma si spoglia l’uomo di dignità"

di FABIO BERETTA

Città del Vaticano – “Mettendo insieme informazioni non verificate, ripetendo discorsi banali e falsamente persuasivi, colpendo con proclami di odio, non si tesse la storia umana, ma si spoglia l’uomo di dignità. In un’epoca in cui la falsificazione si rivela sempre più sofisticata, abbiamo bisogno di  storie che riportino alla luce la verità di quel che siamo, anche nell’eroicità ignorata del quotidiano”.

Questo il cuore del messaggio scritto da Papa Francesco in occasione della 54ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (che la Chiesa celebra ogni anno nella domenica dell’Ascensione) e pubblicato come da tradizione oggi, 24 gennaio, giorno di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

Intitolato “Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria. La vita si fa storia”, il messaggio suona come un campanello d’allarme per i media: “Desidero dedicare il messaggio di quest’anno al tema della narrazione, perché credo che per non smarrirci abbiamo bisogno di respirare la verità delle storie buone: storie che edifichino, non che distruggano; storie che aiutino a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme”, spiega il Papa.

Nella confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano, abbiamo bisogno di una narrazione umana, che ci parli di noi e del bello che ci abita. Una narrazione che sappia guardare il mondo e gli eventi con tenerezza; che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo; che riveli l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri.

Fame di storie e di bene

Il Papa, nel documento (suddiviso in 5 paragrafi) ricorda che “l’uomo è un essere narrante. Fin da piccoli abbiamo fame di storie come abbiamo fame di cibo”. Storie, sottolinea il Pontefice, che “influenzano la nostra vita, anche se non ne siamo consapevoli. I racconti ci segnano, plasmano le nostre convinzioni e i nostri comportamenti, possono aiutarci a capire e a dire chi siamo”.

Non tessiamo solo abiti, ma anche racconti: infatti, la capacità umana di “tessere” conduce sia ai tessuti, sia ai testi. Le storie di ogni tempo hanno un “telaio” comune: la struttura prevede degli “eroi”, anche quotidiani, che per inseguire un sogno affrontano situazioni difficili, combattono il male sospinti da una forza che li rende coraggiosi, quella dell’amore. Immergendoci nelle storie, possiamo ritrovare motivazioni eroiche per affrontare le sfide della vita.

In altre parole, “l’uomo è un essere narrante perché è un essere in divenire, che si scopre e si arricchisce nelle trame dei suoi giorni. Ma, fin dagli inizi, il nostro racconto è minacciato: nella storia serpeggia il male“.

Contro il deepfake

Bergoglio mette quindi in guardia i media dalla tentazione del serpente che “sussurra ancora oggi chi si serve del cosiddetto storytelling per scopi strumentali”.

Quante storie ci narcotizzano, convincendoci che per essere felici abbiamo continuamente bisogno di avere, di possedere, di consumare. Quasi non ci accorgiamo di quanto diventiamo avidi di chiacchiere e di pettegolezzi, di quanta violenza e falsità consumiamo.

“Spesso – aggiunge il Papa – sui telai della comunicazione, anziché racconti costruttivi, che sono un collante dei legami sociali e del tessuto culturale, si producono storie distruttive e provocatorie, che logorano e spezzano i fili fragili della convivenza“. E avverte, “mettendo insieme informazioni non verificate, ripetendo discorsi banali e falsamente persuasivi, colpendo con proclami di odio, non si tesse la storia umana, ma si spoglia l’uomo di dignità”.

Ma mentre le storie usate a fini strumentali e di potere hanno vita breve, una buona storia è in grado di travalicare i confini dello spazio e del tempo. A distanza di secoli rimane attuale, perché nutre la vita.

Il mondo di oggi, prosegue il Papa, ha bisogno “di sapienza per accogliere e creare racconti belli, veri e buoni”, ha bisogno “di pazienza e discernimento per riscoprire storie che ci aiutino a non perdere il filo tra le tante lacerazioni dell’oggi”, e, soprattutto, ha bisogno di “storie che riportino alla luce la verità di quel che siamo, anche nell’eroicità ignorata del quotidiano”.

La Storia delle storie

Un paragrafo è poi dedicato alla Bibbia, libro che narra “la grande storia d’amore tra Dio e l’umanità“. Al centro, fa notare il Pontefice, “c’è Gesù: la sua storia porta a compimento l’amore di Dio per l’uomo e al tempo stesso la storia d’amore dell’uomo per Dio. L’uomo sarà così chiamato, di generazione in generazione, a raccontare e fissare nella memoria gli episodi più significativi di questa Storia di storie, quelli capaci di comunicare il senso di ciò che è accaduto”.

Gesù stesso parlava di Dio non con discorsi astratti, ma con le parabole, brevi narrazioni, tratte dalla vita di tutti i giorni. Qui la vita si fa storia e poi, per l’ascoltatore, la storia si fa vita: quella narrazione entra nella vita di chi l’ascolta e la trasforma.

Una storia che si rinnova e ci rinnova

Ma il racconto dei Vangeli, precisa il Pontefice, “non è un patrimonio del passato, è la nostra storia, sempre attuale”. Questo ci dice che “Dio ha preso a cuore l’uomo“, ma anche “che non esistono storie umane insignificanti o piccole.

Per Bergoglio, “dopo che Dio si è fatto storia, ogni storia umana è, in un certo senso, storia divina. Ogni storia umana ha una dignità insopprimibile. Perciò l’umanità merita racconti che siano alla sua altezza, a quell’altezza vertiginosa e affascinante alla quale Gesù l’ha elevata”.

Il Papa pone quindi l’accento sui “protagonisti”, ovvero “i nostri fratelli e sorelle, attori accanto a noi della storia di oggi. Sì, perché nessuno è una comparsa nella scena del mondo e la storia di ognuno è aperta a un possibile cambiamento. Anche quando raccontiamo il male, possiamo imparare a lasciare lo spazio alla redenzione, possiamo riconoscere in mezzo al male anche il dinamismo del bene e dargli spazio”.

Non si tratta perciò di inseguire le logiche dello storytelling, né di fare o farsi pubblicità, ma di fare memoria di ciò che siamo agli occhi di Dio, di testimoniare ciò che lo Spirito scrive nei cuori, di rivelare a ciascuno che la sua storia contiene meraviglie stupende.

Infine, una preghiera alla Madonna: “O Maria, donna e madre, tu hai tessuto nel grembo la Parola divina, tu hai narrato con la tua vita le opere magnifiche di Dio. Ascolta le nostre storie, custodiscile nel tuo cuore e fai tue anche quelle storie che nessuno vuole ascoltare. Insegnaci a riconoscere il filo buono che guida la storia. Guarda il cumulo di nodi in cui si è aggrovigliata la nostra vita, paralizzando la nostra memoria. Dalle tue mani delicate ogni nodo può essere sciolto. Donna dello Spirito, madre della fiducia, ispira anche noi. Aiutaci a costruire storie di pace, storie di futuro. E indicaci la via per percorrerle insieme”.

(Il Faro online)