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Le Rubriche di Il Faro Online - Papa & Vaticano

Papa Francesco: “La guerra è una pazzia alla quale non ci possiamo rassegnare” foto

Il Pontefice a Bari esorta i vescovi e tutti i credenti che vivono sul Mare Nostrum ad essere artigiani di pace: "La guerra è il fallimento di ogni progetto umano e divino"

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di FABIO BERETTA

Bari – “La guerra, che orienta le risorse all’acquisto di armi e allo sforzo militare, distogliendole dalle funzioni vitali di una società, quali il sostegno alle famiglie, alla sanità e all’istruzione, è contraria alla ragione. È una pazzia alla quale non ci possiamo rassegnare: mai la guerra potrà essere scambiata per normalità o accettata come via ineluttabile per regolare divergenze e interessi contrapposti. Mai”.

Dalla basilica di San Nicola, nel centro storico di Bari, Papa Francesco rilancia il capoluogo pugliese come “Capitale dell’Unità”, sottolineando la vocazione di tutti i credenti, vescovi in primis, ad essere artigiani di pace. Lo fa al termine dell’incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo frontiera di pace”, promosso dalla Cei e al quale hanno preso parte tutti i vescovi dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum.

La follia della guerra

Ai presuli, dopo aver ricordato le bellezze storiche e culturali delle nazioni che vivono sul “grande lago di Tiberiade”, come aveva ribattezzato Giorgio La Pira il Mediterraneo, il Santo Padre fa notare come oggi l’intera area del Mediterraneo “è insidiata da tanti focolai di instabilità e di guerra”.

Al contrario, “il fine ultimo di ogni società umana rimane la pace, tanto che si può ribadire che non c’è alternativa alla pace, per nessuno”, “perché ogni progetto di sfruttamento e supremazia abbruttisce chi colpisce e chi ne è colpito, e rivela una concezione miope della realtà, dato che priva del futuro non solo l’altro, ma anche se stessi”.

In altre parole, “la guerra appare come il fallimento di ogni progetto umano e divino”.

Poi, un monito alle Nazioni: “E a questo io vorrei aggiungere il grave peccato di ipocrisia, quando nei convegni internazionali, nelle riunioni, tanti Paesi parlano di pace e poi vendono le armi ai Paesi che sono in guerra. Questo si chiama la grande ipocrisia”.

Per il Papa, la costruzione della pace deve essere una priorità, tanto per la Chiesa quanto per ogni istituzione civile.

Ma per ottenere questo risultato è necessario il “presupposto indispensabile la giustizia”, spesso calpestata è ostacolata “dalla cultura dello scarto, che tratta le persone come fossero cose, e che genera e accresce le diseguaglianze”.

Mediterraneo, il mare del meticciato

Papa Francesco pone quindi l’accento sulla delicata questione dei migranti, persone che “fuggono dalla guerra o lasciano la loro terra in cerca di una vita degna dell’uomo”. Un numero che “è andato aumentando a causa dell’incremento dei conflitti e delle drammatiche condizioni climatiche e ambientali di zone sempre più ampie”.

Eppure, oggi serpeggia “un senso di indifferenza e perfino di rifiuto, che fa pensare all’atteggiamento, stigmatizzato in molte parabole evangeliche, di quanti si chiudono nella propria ricchezza e autonomia, senza accorgersi di chi, con le parole o semplicemente con il suo stato di indigenza, sta invocando aiuto”.

Cosa deve fare la Chiesa? Alzare la voce “per chiedere ai Governi la tutela delle minoranze e della libertà religiosa” e, al contempo, non accettare “mai che chi cerca speranza per mare muoia senza ricevere soccorso o che chi giunge da lontano diventi vittima di sfruttamento sessuale, sia sottopagato o assoldato dalle mafie”.

Certo, l’accoglienza e una dignitosa integrazione sono tappe di un processo non facile; tuttavia, è impensabile poterlo affrontare innalzando muri. A me fa paura quando ascolto qualche discorso di alcuni leader delle nuove forme di populismo, e mi fa sentire discorsi che seminavano paura e poi odio nel decennio ’30 del secolo scorso.

Secondo Bergoglio, “il Mediterraneo è il mare del meticciato, culturalmente sempre aperto all’incontro, al dialogo e alla reciproca inculturazione. Le purezze delle razze non hanno futuro. Il messaggio del meticciato ci dice tanto”. In questa prospettiva, “essere affacciati sul Mediterraneo rappresenta una straordinaria potenzialità: non lasciamo che a causa di uno spirito nazionalistico, si diffonda la persuasione contraria, che cioè siano privilegiati gli Stati meno raggiungibili e geograficamente più isolati”.

“Solamente il dialogo permette di incontrarsi, di superare pregiudizi e stereotipi, di raccontare e conoscere meglio sé stessi. Il dialogo e quella parola che ho sentito oggi: convivialità”, aggiunge il Papa.

La teologia dell’accoglienza

Ad oggi, prosegue il Papa nel suo discorso, “c’è bisogno di elaborare una teologia dell’accoglienza e del dialogo, che reinterpreti e riproponga l’insegnamento biblico”. Ma questa teologia “può essere elaborata solo se ci si sforza in ogni modo di fare il primo passo e non si escludono i semi di verità di cui anche gli altri sono depositari”.

Troppo spesso la storia ha conosciuto contrapposizioni e lotte, fondate sulla distorta persuasione che, contrastando chi non condivide il nostro credo, stiamo difendendo Dio. In realtà, estremismi e fondamentalismi negano la dignità dell’uomo e la sua libertà religiosa, causando un declino morale e incentivando una concezione antagonistica dei rapporti umani. È anche per questo che si rende urgente un incontro più vivo tra le diverse fedi religiose, mosso da un sincero rispetto e da un intento di pace.

Infine, il mandato: “Cari fratelli, vi consegno le parole del profeta Isaia, perché diano speranza e comunichino forza a voi e alle vostre rispettive comunità. Davanti alla desolazione di Gerusalemme a seguito dell’esilio, il profeta non cessa di intravedere un futuro di pace e prosperità: ‘Ricostruiranno le vecchie rovine, rialzeranno gli antichi ruderi, restaureranno le città desolate, devastate da più generazioni’. Ecco l’opera che il Signore vi affida per questa amata area del Mediterraneo: ricostruire i legami che sono stati interrotti, rialzare le città distrutte dalla violenza, far fiorire un giardino laddove oggi ci sono terreni riarsi, infondere speranza a chi l’ha perduta ed esortare chi è chiuso in sé stesso a non temere il fratello”.

“E guardare questo, che è già diventato cimitero, come un luogo di futura risurrezione di tutta l’area. Il Signore accompagni i vostri passi e benedica la vostra opera di riconciliazione e di pace”, conclude il Papa.

(Il Faro online) – Foto © Vatican Media

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