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Le Rubriche di Il Faro Online - Papa & Vaticano

Papa Francesco: “L’unico estremismo cristiano lecito è quello dell’amore”

Nel centro storico di Bari la messa davanti a 40mila fedeli a conclusione dell'incontro sulla pace nel Mediterraneo promosso dalla Cei. All'Angelus l'appello per la pace in Siria: "Preghiamo affinché tutti possano superare la logica dello scontro, dell’odio e della vendetta per riscoprirsi fratelli"

di FABIO BERETTA

Bari – “Sull’amore verso tutti non accettiamo scuse, non predichiamo comode prudenze. Il Signore non è stato prudente, non è sceso a compromessi, ci ha chiesto l’estremismo della carità. È l’unico estremismo cristiano lecito: l’estremismo dell’amore“.

A conclusione della sua visita a Bari, in occasione dell’incontro promosso dalla Cei sulla pace nel Mediterraneo (leggi qui), Papa Francesco celebra la santa messa in Corso Vittorio Emanuele II, nel cuore del capoluogo pugliese, davanti a 40mila fedeli provenienti da ogni parte della regione. Qualcuno di loro indossa la mascherina. “E’ solo a scopo precauzionale”, dicono. Presenti, tra gli altri, anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Assente il premier Conte, che ha dato forfait per gestire l’emergenza coronavirus nel nord Italia.

Nella sua omelia, il Pontefice spiega le letture odierne, citando l’antica legge del taglione. Una legge superata da Gesù, che alla violenza invita a rispondere con la non-violenza”.

“Possiamo pensare che l’insegnamento di Gesù persegua una strategia: alla fine il malvagio desisterà – spiega il Papa. Ma non è questo il motivo per cui Gesù chiede di amare anche chi ci fa del male. Qual è la ragione? Che il Padre, nostro Padre, ama sempre tutti, anche se non è ricambiato”.

Gesù ha fatto così. Non ha puntato il dito contro quelli che l’hanno condannato ingiustamente e ucciso crudelmente, ma ha aperto loro le braccia sulla croce. E ha perdonato chi gli ha messo i chiodi nei polsi. Allora, se vogliamo essere discepoli di Cristo, se vogliamo dirci cristiani, questa è la via, non ce n’è un’altra. Amati da Dio, siamo chiamati ad amare; perdonati, a perdonare; toccati dall’amore, a dare amore senza aspettare che comincino gli altri; salvati gratuitamente, a non ricercare alcun utile nel bene che facciamo.

Quando Gesù dice “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano“, aggiunge Bergoglio, “intende veramente quello. Gesù qui non parla per paradossi, non usa giri di parole. È diretto e chiaro. Sono parole volute”.

“Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano” “è la novità cristiana“. Il compito del credente, prosegue il Papa nella sua omelia, è proprio quello di “pregare e amare”, “non solo verso chi ci vuol bene, non solo verso gli amici, non solo verso il nostro popolo”.

Il motivo? “Perché l’amore di Gesù non conosce confini e barriere – spiega Francesco -. Il Signore ci chiede il coraggio di un amore senza calcoli. Perché la misura di Gesù è l’amore senza misura. Quante volte abbiamo trascurato le sue richieste, comportandoci come tutti! Eppure il comando dell’amore non è una semplice provocazione, sta al cuore del Vangelo”.

“Amate i vostri nemici”. Il Papa invita tutti ad applicare queste parole “alle persone che ci trattano male, che ci danno fastidio, che fatichiamo ad accogliere, che ci tolgono serenità”. Da qui l’esortazione a non preoccuparsi “della cattiveria altrui, di chi pensa male di te. Inizia invece a disarmare il tuo cuore per amore di Gesù. Perché chi ama Dio non ha nemici nel cuore”.

“Il culto a Dio è il contrario della cultura dell’odio – spiega -. E la cultura dell’odio si combatte contrastando il culto del lamento. Quante volte ci lamentiamo per quello che non riceviamo, per quello che non va! Gesù sa che tante cose non vanno, che ci sarà sempre qualcuno che ci vorrà male, anche qualcuno che ci perseguiterà. Ma ci chiede solo di pregare e amare”.

Ecco la rivoluzione di Gesù, la più grande della storia: dal nemico da odiare al nemico da amare, dal culto del lamento alla cultura del dono. Se siamo di Gesù, questo è il cammino! Non ce n’è un altro”, sottolinea il Papa.

Ognuno potrebbe obiettare: “La vita è un’altra cosa! Se amo e perdono, non sopravvivo in questo mondo, dove prevale la logica della forza e sembra che ognuno pensi a sé”. In questa prospettiva la logica di Gesù sembra perdente: “lo è agli occhi del mondo, ma vincente agli occhi di Dio“, sottolinea il Papa.

Dio sa che il male si vince solo col bene. Ci ha salvati così: non con la spada, ma con la croce. Amare e perdonare è vivere da vincitori. Perderemo se difenderemo la fede con la forza. La soluzione non è sfoderare la spada contro qualcuno e nemmeno fuggire dai tempi che viviamo. La soluzione è la via di Gesù: l’amore attivo, l’amore umile, l’amore ‘fino alla fine'”.

Oggi Gesù, col suo amore senza limiti, alza l’asticella della nostra umanità. Se la meta fosse impossibile, il Signore non ci avrebbe chiesto di raggiungerla. Ma da soli è difficile; è una grazia che va chiesta. E va chiesta anche la grazia di vedere gli altri non come ostacoli e complicazioni, ma come fratelli e sorelle da amare”, aggiunge il Papa.

Che conclude: “Molto spesso chiediamo aiuti e grazie per noi, ma quanto poco chiediamo di saper amare! Non chiediamo abbastanza di saper vivere il cuore del Vangelo, di essere davvero cristiani. Scegliamo oggi l’amore, anche se costa, anche se va controcorrente. Non lasciamoci condizionare dal pensiero comune, non accontentiamoci di mezze misure. Accogliamo la sfida di Gesù, la sfida della carità. Saremo veri cristiani e il mondo sarà più umano“.

L’appello per la pace in Siria

Al termine della celebrazione, prima della preghiera dell’Angelus, il Papa lancia l’ennesimo appello per la pace in Siria, dove “si consuma un’immane tragedia. Dai nostri cuori di pastori si eleva un forte appello agli attori coinvolti e alla comunità internazionale, perché taccia il frastuono delle armi e si ascolti il pianto dei piccoli e degli indifesi; perché si mettano da parte i calcoli e gli interessi per salvaguardare le vite dei civili e dei tanti bambini innocenti che ne pagano le conseguenze”.

Preghiamo il Signore affinché muova i cuori e tutti possano superare la logica dello scontro, dell’odio e della vendetta per riscoprirsi fratelli, figli di un solo Padre, che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi (cfr Mt 5,45). Invochiamo lo Spirito Santo perché ognuno di noi, a partire dai gesti di amore quotidiani, contribuisca a costruire relazioni nuove, ispirate alla comprensione, all’accoglienza, alla pazienza, ponendo così le condizioni per sperimentare la gioia del Vangelo e diffonderla in ogni ambiente di vita”, è l’auspicio del Papa.

(Il Faro online) – Foto © Vatican Media