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Luigi Satta: “La marineria di Fiumicino aspetta risposte concrete”

"La sicurezza della marineria dipende anche dall'operato del Comune, così come l'economia cittadina."

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Fiumicino – “Credo sia opportuno rafforzare l’appello del consigliere Roberto Severini, fatto tramite stampa (leggi qui), sul tema della darsena pescherecci e dei problema che i pescatori di Fiumicino sono costretti ad affrontare quotidianamente per colpe o cause che non si capisce bene a chi imputare”. A parlare è Luigi (Gino) Satta, già delegato per la Pesca del Comune di Fiumicino ed esperto del settore.

“Sarebbe ora di fare luce sui problemi, se si possono definire tali (ma forse sarebbe meglio definirli lungaggini buocratiche), che da anni penalizzano una tra le più grandi marinerie del Lazio e di Italia, quella di Fiumicino.

Spero che l’appello del consigliere faccia eco responsabile tra tutti i consiglieri, ne va della sicurezza della navigazione e della capacità di resistere di un comparto importante come quello della pesca.

Dovrebbe essere un impegno istituzionale, di per sé; ma vorrei sottolineare che dovrebbe anche essere giusto non trascurare che i pescatori di Fiumicino hanno dimostrato sensibilità nel collaborare con questa Amministrazione per conferire i rifiuti pescati durante lo strascico delle reti in pesca.

La questione della darsena pescherecci – prosegue Satta – è antica. Era prevista nel piano regolatore del 1962 del Comune di Roma e delle opere marittime del Genio Civile, poi inglobata nel Piano regolatore portuale di Fiumicino.

Non solo. Dal 1998 l’Associazione operatori del porto, sotto la presidenza del compianto Lorenzo Merchiorri, ottenne l’approvazione del progetto del porto commerciale, proprio con lo scopo primario di costruire un antemurale che ospitasse la darsena pescherecci e liberanno il porto canale, troppo pericoloso per la navigazione.

Da allora, però, solo lungaggini burocratiche, annunci di finanziamenti mai arrivati e vane promesse. In una parola: chiacchiere.

Di anno in anno il problema si aggrava. All’ingresso del porto canale – spiega Satta – oggi c’è una “barra”, un muro di sabbia, che provoca impedimenti alle imbarcazioni, con relativa perdita di sicurezza. Il porto canale non è dragato da lustri, il fondale si alza, le parancole laterali innalzate per evitare esondazioni hanno ristretto l’alveo. Così non è più possibile andare avanti.

La competenza, lo sappiamo, non è del solo Comune, anzi. Sono altri gli Enti che dovrebbero intervenire. Ma la sicurezza della marineria dipende anche dall’operato del Comune, così come l’economia cittadina.

Spero dunque, e sono convinto, che il Sindaco – conclude Satta – risponderà alla question time del consigliere Severini illuminandoci sul futuro di un settore strategico come quello della pesca”.

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