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Le mascherine protettive fanno male? Le risposte dei prof. Pintaudi, Tarsitani e della dott.ssa De Luca

La paura di respirare anidride carbonica, gli effetti del contatto prolungato sulla pelle, la possibilità di sviluppare allergie, l'efficacia anti-Covid. Ecco come utilizzare mascherine e guanti nella maniera corretta.

L’Italia nei primi mesi dell’anno è passata in poche settimane dall’allegria delle mascherine di Carnevale, da tutti conosciute, all’angoscia delle mascherine  chirurgiche, fino ad allora appannaggio del mondo medico. Il lockdown imposto al diffondersi del Covid-19, o coronavirus che dir si voglia, ha proiettato l’uomo comune, le famiglie, in una dimensione di auto-protezione mai sperimentata prima.

Le primissime domande  (leggi qui) dei cittadini sono state su quali tipi di mascherine indossare, quali fossero le differenze, quali proteggessero di più e, soprattutto, chi proteggessero. Si è dunque capito che esistono mascherine “egoiste” (che proteggono chi le indossa ma non non chi gli sta davanti, le FFP2 e FFP3) e mascherine ”altruiste” (che fanno esattamente il contrario, le chirurgiche o le cosiddette mascherine di comunità).

Esaurite nel tempo le domande su quali siano le mascherine più utili, la differenza di denominazione e come si comportano, oggi nasce una nuova esigenza; capire se e come vadano utilizzate per tante ore al giorno (vista la riapertura dei negozi e l’obbligo di indossarle negli ambienti chiusi) e se possano o meno far male se usate in maniera non corretta, trasformandosi da elementi di protezione in elementi potenzialmente pericolosi.

Per capire, siamo andati a intervistare tre medici super qualificati, luminari che da sempre si occupano della materia, esperti, competenti e in prima linea. Sono il Prof. Sergio Pintaudi, esperto di Bio contenimento cellulare, la dott.ssa Assunta De Luca, epidemiologa e igienista, e il prof. emerito di igiene e tecnica ospedaliera, Gianfranco Tarsitani, i cui curriculum definiremo meglio nel corpo delle tre interviste.

Il distanziamento sociale è importante?

Nella sostanza vengono fuori chiaramente alcuni punti cardine, che possono essere di interesse generale. Primo tra tutti l‘indispensabilità e l’efficacia del distanziamento sociale. Nelle interviste che seguono, capiremo come la distanza di oltre un metro sia di per sé utilissima ad abbassare (quasi ad azzerare) la possibilità di contagio.

Come vanno utilizzate le mascherine protettive?

Capiremo anche come l’utilizzo della mascherina sia davvero efficace se si seguono le regole. Se, ad esempio, si usa la stessa mascherina per giorni, magari mettendola in borsa, poggiandola sul tavolo di casa o sul comodino, nella tasca del giubbotto, quel pezzo di stoffa diventa inutile, non protegge, non serve a nulla.

Capiremo anche come portare la mascherina mentre si guida in auto da soli sia sostanzialmente una follia; oppure che utilizzarla lasciando fuori il naso sia un controsenso, quello sì dannoso (perché aumenta le possibilità di contagio, lasciando scoperto uno dei veicoli di trasmissione: le mucose).

Capiremo anche perché le mascherine chirurgiche siano quelle più indicate per la popolazione, senza inutili e dispendiose ricerche della FFP2 per la popolazione comune.

Non è dimostrato però che l’uso della mascherina chirurgica da parte delle persone sane nelle loro normali attività quotidiane, riduca la trasmissione del virus dell’influenza. Certamente una funzione protettiva comunque ce l’ha.

Digitando sulla scritta arancione puoi acquistare mascherine al prezzo più conveniente oppure gel igienizzante per mani (da borsa o da viaggio). Prodotte in Italia queste mascherine hanno il filtro rimovibile a cinque strati di carbone attivo.

E’ necessario indossare anche i guanti in lattice?

Capiremo anche perché portare i guanti come una seconda pelle sia altrettanto inutile, e invece come sia assolutamente meglio lavarsi le mani frequentemente e magari disinfettarle con il gel quando siamo fuori, piuttosto che indossare guanti in lattice h24.

Ecco, in verità un po’ di consigli li abbiamo già dati, ma per saperne di più conviene leggere, nelle pagine seguenti, le parole degli esperti.

VAI ALLA PAGINA SUCCESSIVA per leggere l’intervista al prof. Sergio Pintaudi