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Ostia, in manette gli attentatori di un parente di Roberto Spada

Blitz dei carabinieri all'alba: arrestati tre soggetti ritenuti responsabili della gambizzazione dell'uomo, rivali del clan Spada

Ostia – Sono considerati i mandanti e gli esecutori materiali della gambizzazione di P.A., 51 anni, parente di Roberto Spada. E sarebbero i rivali del clan Spada per il controllo malavitoso del litorale romano.

Carabinieri

In meno di un mese, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Ostia, grazie ad un’efficace e tempestiva attività d’indagine, hanno identificato i componenti del “gruppo di fuoco” che lo scorso 20 aprile gambizzarono  P.A. (leggi qui), parente di Roberto Spada, in via Antonio Forni di Ostia, e dalle prime luci dell’alba di oggi, lunedì 25 maggio, stanno notificando un’ordinanza che dispone la loro la custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, con l’accusa di tentato omicidio.

Sì tratta di F.G. 46enne romano, D.A. 41enne romano e C.R. 34enne romano), ritenuti responsabili del tentato omicidio ai danni del parente di Roberto Spada (elemento apicale dell’omonimo clan, attualmente recluso in regime di 41 bis presso il carcere di Tolmezzo, a seguito dell’operazione denominata “Eclissi”). Gli esecutori del tentato omicidio sono ritenuti contigui ad un gruppo criminale emergente sul territorio lidense, derivante dalla Camorra napoletana e da tempo insediato nel quadrante Est della Capitale.

Il mandante dell’agguato, infatti, identificato nel pregiudicato quarantaseienne F.G., è cognato di Angelo Senese, fratello del boss detenuto Michele Senese detto “O’ Pazzo”.

Non è la prima volta che questa porzione di territorio è teatro di violenti scontri tra opposte fazioni; infatti nell’ottobre del 2015, proprio nei pressi dello stesso supermercato, si è consumato un altro regolamento di conti che ha visto soccombere Massimo Cardoni, noto malvivente appartenente alla famiglia dei “Baficchio”, raggiunto alle gambe da alcuni colpi d’arma da fuoco esplosi da appartenenti alla famiglia degli Spada, successivamente condannati per questo episodio nell’ormai noto processo “Sub Urbe” che ha dato il via alle numerose e successive indagini condotte in questi ultimi anni sempre dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Ostia e che hanno consentito di portare alla condanna anche per il reato di cui all’art. 416 bis (associazione per delinquere di tipo mafioso) nei confronti della famiglia Spada (indagini “Critical”, “Maverick”, “Eclissi” e l’indagine sulla ben nota testata che Roberto Spada ha dato al giornalista RAI Daniele Piervincenzi nel novembre 2017).

Il fatto di sangue si colloca nelle dinamiche di “riposizionamento” dei gruppi malavitosi lidensi sullo “scacchiere criminale” di Ostia. Il l’uomo si presentò al Pronto soccorso di Ostia con una ferita d’arma da fuoco ad una gamba, denunciato da essere stato raggiunto dal proiettile mentre si trovava in strada, in via Antonio Forni. Ad accompagnarlo all’ospedale sarebbe stata la sorella.

Ricordiamo per dovere di cronaca che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che il sistema giudiziario italiano prevede tre gradi di giudizio.