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Gestione idrica nel sud pontino, Formiaé scrive a Zingaretti

Formiaé: "Lo spettro dei dissalatori non è attraente per il nostro territorio. Non aiuta la nostra economia né risponde ai reali bisogni della città."

Formia – Un’estate difficile, quella ai tempi del Coronavirus. Ma per il sud pontino potrebbe esserlo ancora di più, considerato il fantasma della crisi idrica che da settimane pare farsi sempre più consistente, più reale, concreta (leggi qui).

Per questo, l’associazione “Formiaé” ha deciso di prendere carta e penna e di scrivere, in materia di gestione idrica pontina, direttamente al presidente della Regione, Nicola Zingaretti: “Oggi più che mai la classe politica deve rivestire un ruolo più attivo nella gestione dei servizi pubblici. Ruolo imprescindibile del “governo” nell’organizzare e controllare un bene essenziale, l’acqua.

Il cambiamento delle condizioni climatiche così come le inefficienze dell’attuale servizio di gestione idrica dell’Ato4, impongono l’adozione di nuove scelte e il ripensamento delle vecchie. Ignorando questo cambio di passo, si corre il rischio di rimettere sempre di più potere decisionale nelle mani del socio privato e distogliere l’attenzione da come vengono prese le decisioni. È anche un pericolo crescente per la nostra democrazia, perché priva i Sindaci di potere ad appannaggio di un gruppo ristretto sempre più potente e influente.

Una questione che poniamo alla sua attenzione – proseguono da Formiaé – è la proposta di installazione dei dissalatori al porto di Formia in caso di crisi idrica. Tale scelta è frutto di un’azione del gestore privato già bocciata nel 2017 dal Consiglio Comunale e dalla Conferenza dei Sindaci. Sul nostro portale formiae.org abbiamo risposto a tale proposta raccogliendo più di mille firme, esprimendo in tal modo la nostra assoluta contrarietà.

Lo spettro dei dissalatori non è attraente per il nostro territorio. Non aiuta la nostra economia né risponde ai reali bisogni della città. Altresì comporta una alterazione dell’ecosistema marino e un incremento dell’inquinamento costiero, per non parlare dell’impatto ambientale e paesaggistico.

Negli anni, le voci di tutti i cittadini sono però diventate deboli, e molti hanno ceduto al disincanto e al cinismo. Il dato più significativo è che sono diventati impotenti, detto in altri termini. Nel merito siamo convinti che un sistema privato non funziona come dovrebbe o potrebbe. Esaminando il sistema nella sua interezza c’è di che preoccuparsi.

Il tavolo da gioco – prosegue la nota – avvantaggia chi ha le risorse e il potere per inclinarlo dalla sua parte. E poiché risorse e potere non fanno che accumularsi nelle mani di chi già le possiede, il tavolo da gioco pende sempre di più. La crisi idrica, l’installazione dei dissalatori e, non ultima, la torbidità dell’acqua sono reali, hanno scosso le nostre vite, sensibilizzato le nostre coscienze. Ma questa è solo una parte della storia.

Gli amministratori avrebbero potuto – e possono ancora – rispondere a tali azioni con misure capaci di garantire l’efficienza del servizio e fornire strumenti di controllo. Il fatto che non sia stato così – che abbiano invece permesso a relativamente poche persone di organizzare il servizio – è in parte colpa nostra. Sta a noi oggi – conclude la nota -, con il suo autorevole supporto, invertire la situazione.”

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