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Le Rubriche di Il Faro Online - Papa & Vaticano

Migranti, il grido del Papa: “E’ Dio stesso che chiede di sbarcare da quelle navi”

La preghiera del Pontefice per la Libia: "Quello che conosciamo è una ersione distillata. La guerra sì è brutta, lo sappiamo, ma voi non immaginate l’inferno che si vive lì, in quei lager di detenzione"

di FABIO BERETTA

Città del Vaticano - "Alla luce della Parola di Dio, vorrei ribadire" che "l’incontro con l’altro è anche incontro con Cristo. Ce l’ha detto Lui stesso. È Lui che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito, chiedendo di poter sbarcare. E se avessimo ancora qualche dubbio, ecco la sua parola chiara: 'In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me' (Mt 25,40)".

A sette anni dal suo viaggio a Lampedusa, il primo compiuto nelle vesti da Pontefice a pochi mesi dalla sua elezione al Soglio di Pietro, Papa Francesco celebra una messa nella cappella della Domus Santa Marta, in Vaticano, proprio a ricordo di quella visita.

Un viaggio lampo, quello avvenuto nell'afoso luglio del 2013, che è ancora ben scolpito nella memoria di Bergoglio: "Ricordo quel giorno, sette anni fa, proprio al Sud dell’Europa, in quell’isola... Alcuni mi raccontavano le proprie storie, quanto avevano sofferto per arrivare lì. E c’erano degli interpreti - racconta il Santo Padre -. Uno raccontava cose terribili nella sua lingua, e l’interprete sembrava tradurre bene; ma questo parlava tanto e la traduzione era breve".

“Mah, pensai, si vede che questa lingua per esprimersi ha dei giri più lunghi”, confida Francesco. Che aggiunge: "Quando sono tornato a casa, il pomeriggio, nella reception, c’era una signora – pace alla sua anima, se n’è andata – che era figlia di etiopi. Capiva la lingua e aveva guardato alla tv l’incontro. E mi ha detto questo: 'Senta, quello che il traduttore etiope Le ha detto non è nemmeno la quarta parte delle torture, delle sofferenze, che hanno vissuto loro'".

E ammonisce: "Mi hanno dato la versione 'distillata'. Questo succede oggi con la Libia: ci danno una versione 'distillata'. La guerra sì è brutta, lo sappiamo, ma voi non immaginate l’inferno che si vive lì, in quei lager di detenzione. E questa gente veniva soltanto con la speranza e di attraversare il mare". E proprio per la Libia, che si alza forte il grido del Papa a non restare indifferenti "ai campi di detenzione, agli abusi e alle violenze di cui sono vittime i migranti, ai viaggi della speranza, ai salvataggi e ai respingimenti".

Protesi alla ricerca del volto del Signore, lo possiamo riconoscere nel volto dei poveri, degli ammalati, degli abbandonati e degli stranieri che Dio pone sul nostro cammino. E questo incontro diventa anche per noi tempo di grazia e di salvezza, investendoci della stessa missione affidata agli Apostoli.

Francesco paragona infatti i credenti di oggi agli israeliti descritti dal profeta Osea (cfr 10,1-3.7-8.12): "all’epoca era un popolo smarrito, che aveva perso di vista la Terra Promessa e vagava nel deserto dell’iniquità. La prosperità e l’abbondante ricchezza avevano allontanato il cuore degli Israeliti dal Signore e l’avevano riempito di falsità e di ingiustizia".

Un peccato, fa notare il Papa, "da cui anche noi, cristiani di oggi, non siamo immuni". "La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione, illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza", aggiunge ribadendo quanto già detto sette anni fa a Lampedusa.

Da qui l'appello all'accoglienza, a mettere in pratica le parole di Gesù contenute nel Vangelo di Matteo: "Tutto quello che avete fatto... nel bene e nel male!", aggiunge. "Questo monito risulta oggi di bruciante attualità. Dovremmo usarlo tutti come punto fondamentale del nostro esame di coscienza, quello che facciamo tutti i giorni".

Infine, la preghiera alla Vergine Maria, invocata sotto il nuovo titolo di Solacium migrantium (leggi qui): "La Madonna ci aiuti a scoprire il volto del suo Figlio in tutti i fratelli e le sorelle costretti a fuggire dalla loro terra per tante ingiustizie da cui è ancora afflitto il nostro mondo".

(Il Faro online) Foto © Vatican Media