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Lettere al direttore

Focene e la demolizione del Fortino: “Così si dimentica che i luoghi hanno anime”

"Al posto di un “monumento” troveremo un bel cancello per un’altra casa, un ristoro per il numeroso popolo dei fine settimana estivi o qualche posto macchina in più?"

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Fiumicino – “Un ingombrante blocco di cemento all’entrata nord di Focene”, questo è apparso agli occhi dei più e di coloro che abitano in questa località da un tempo relativamente breve, ma per quelli della mia generazione che hanno vissuto adolescenza e gioventù negli anni ’60 e ’70, “il Fortino” ha rappresentato qualcosa di più. Di questo bunker, che risale ai primi anni ’40, è visibile la parte esterna, mentre è interrato il locale interno”.

Comincia con queste parole la lettera di un cittadino di Focene, amaro testimone, come tanti altri, della demolizione del “Fortino”, luogo simbolo della Focene di una volta, dei suoi ragazzi, oggi adulti, di serate spensierate. Ma anche monumento storico della Seconda guerra mondiale, un bunker, per lo più dimenticato, di cui si è tornati a parlare di recente in occasione dei lavori di demolizione (leggi qui).

“Davanti a questo grigio massiccio, ferito oggi da un inesorabile martello pneumatico, tornano alla mente indimenticabili estati quando sul Fortino ti ritrovavi con gli amici e vivevi gli anni della spensieratezza.

Così negli occhi riappaiono immagini di tiepide serate seduti là sopra mentre cantavamo al suono di una chitarra e qualcuno passava il braccio attorno alle spalle di una ragazza; altrettanto distinti ritornano nelle orecchie i sussurri di certe notti o le risate con un gelato in mano.

Il “nostro” Fortino è stato anche testimone e tribuna di appassionate partite di calcio su un improbabile campetto di breccia, sfide in accaniti tornei estivi che radunavano giovani e meno giovani che si ritrovavano poi la sera al vicino bar Carpentieri, unico e pulsante puntodi incontro, teatro anch’esso di una vita che ormai non c’è più.

Altre menti, come accade all’estero, avrebbero saputo valorizzare questo angolo della Storia con un arredo adatto, una panchina, un albero, magari una targa per ricordare ai giovani che il grigiore di quel cemento era anche il colore dei tristi tempi della seconda guerra mondiale e che l’edificio fu costruito, come altri sul litorale, per controllare e contrastare eventuali attacchi dal mare. E quanti danni provocarono alla zona nell’atto della ritirata!

La nostalgia oggi cede il passo al disappunto e alla protesta, perché si poteva riflettere prima di iniziare ad abbattere e ascoltare invece la voce di una Focene che cambia aspetto, sì, ma in nome di cosa? Di una corsa verso il Nuovo dimenticando che i luoghi hanno anime.

Al posto di un “monumento” troveremo un bel cancello per un’altra casa, un ristoro per il numeroso popolo dei fine settimana estivi o qualche posto macchina in più?”

Franco Bonaventura

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