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Covid-19, il Papa striglia i politici: “Non è il momento dell’io ma del noi: ora serve unità”

Il Pontefice intervistato dal Tg5 lancia il monito al mondo della politica: "In questo momento la classe dirigenziale tutta non ha il diritto dire 'Io'. Si deve dire 'Noi' e cercare un'unita davanti alla crisi"

Città del Vaticano – E’ un accorato appello all’unità quello lanciato da Papa Francesco all’intera “classe dirigenziale” che, in tempi normali. “ha il diritto di avere punti di vista diversi e anche di avere la lotta politica. È un diritto: il diritto di imporre la propria politica”. Ma, in questo tempo di pandemia, “si deve giocare per l’unità, sempre“. Intervistato dal Tg5, il Pontefice striglia i politici che “sottolineano più l’interesse personale all’interesse comune”, e così facendo “rovinano le cose”: “In questo tempo non c’è il diritto di allontanarsi dall’unità. La lotta politica è una cosa nobile. Quello che vale è l’intenzione di fare crescere il Paese”.

“In questo momento la classe dirigenziale tutta non ha il diritto dire ‘Io’. Si deve dire ‘Noi’ e cercare un’unita davanti alla crisi – rilancia il Santo Padre al microfono del vaticanista Fabio Marchese Ragona -. Passata la crisi ognuno ritorni a dire ‘Io’, ma in questo momento, un politico, anche un dirigente, un vescovo, un sacerdote, che non ha la capacità di dire ‘noi’ non è all’altezza. Deve prevalere il ‘Noi’, il bene comune di tutti. L’unità è superiore al conflitto”.

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Per Begoglio, “i conflitti in politica sono necessari, ma in questo momento devono fare vacanze. Bisogna sottolineare l’unità, del paese, della chiesa e della società. Chi dice che ‘in questo modo si possano perdere le elezioni’ dico che non è il momento, questo è il momento della raccolta. ‘L’uva si raccoglie in autunno’, questo è il momento di pace e non crisi, bisogna seminare il bene comune”.

L’appello del Papa a “cancellare per un po’ la parola ‘io’ e dire la parola ‘noi'” è rivolta però non solo ai politici, ma anche ai “dirigenti pastorali e imprenditoriali. Perdi un’opportunità: la storia te ne darà un’altra. Ma non fare il tuo negoziato, il tuo negozio sulla pelle dei fratelli e delle sorelle che stanno soffrendo per la crisi. Davanti alla crisi, tutti insieme, ‘noi’, cancellare l”io’, per il momento”.

Ribadendo quanto aveva già detto durante l’Urbi et Orbi del 27 marzo (leggi qui), davanti a una piazza San Pietro deserta, quando il suono delle campane della basilica vaticana si mischiava a quello delle sirene delle ambulanze e della pioggia scrosciante, Francesco ricorda che “siamo tutti sulla stessa barca. Nessuno si salva da solo”.

Da dove ripartire allora? Bergoglio ha una certezza: “La pandemia è stata una crisi durata un anno e che continua ancora oggi. Ma da una crisi non se ne esce mai come prima, o se ne esce migliori o peggiori. Questo è il problema: come fare per uscirne migliori e non peggiori? Cosa ci aspetta in futuro? È una nostra decisione”.

“Se vogliamo uscirne migliori dovremo prendere una strada, se vogliamo riprendere le stesse cose di prima la strada sarà un’altra strada, e sarà negativa. E oltre alla pandemia ci sarà una sconfitta in più: quella di non esserne usciti migliori. Dobbiamo fare un’analisi molto forte delle situazioni brutte che oggi si vivono nel mondo – prosegue -. Pensate ai bambini senza scuola e che soffrono la fame. Ci sono le statistiche delle Nazioni Unite che sono spaventose. Pensate ai bambini che sono nati con la guerra, da dieci anni vivono in guerra e che non sanno cosa sia l’odore della pace. Pensiamo solo ai bambini in generale: le statistiche sono terribili”.

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Tutti, secondo il Pontefice, dovremmo farci “una domanda: cosa possiamo fare per poter far andare a scuola e per far avere da mangiare a tutti i bambini? Un altro problema riguarda le guerre perché c’è già la terza guerra mondiale a pezzi. E quindi dovremmo chiederci quale sia la strada per la pace. È un problema serio da prendere molto sul serio e se noi vogliamo uscire da questa situazione senza vedere queste cose allora l’uscita sarà peggiore“.

“Dobbiamo uscirne considerando le cose concrete, nessuna fantasia: cosa possiamo fare per cambiare questa situazione? Le statistiche dicono che togliendo un mese di spese di guerra potremmo dare da mangiare a tutta l’umanità per un anno. Dobbiamo prendere coscienza di questa drammaticità del mondo, non è tutto una festa – conclude Francesco -. Per uscire da questa crisi a testa alta e in modo migliore dobbiamo essere realisti. Ci vuole realismo“.

(Il Faro online) Foto © Vatican Media – Clicca qui per leggere tutte le notizie di Papa & Vaticano
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