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Il Papa riforma il Diritto Canonico: giro di vite su abusi sessuali e reati economici

Mons. Iannone, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi: "Mai più 'rilassatezze' nell’applicazione delle sanzioni penali nella Chiesa"

Città del Vaticano – Papa Francesco riforma il Diritto Canonico e e per chi commette i reati economici e abusi sui minori si prevedono pene più aspre e severe. Non solo: La modifica del libro IV del Codex, voluta da Bergoglio, punisce anche la tentata ordinazione delle donne, la registrazione delle confessioni e la consacrazione con fine sacrilego delle specie eucaristiche.

Nella riforma delle sanzioni penali viene anche introdotta “la corruzione in atti di ufficio, l’amministrazione di sacramenti a soggetti cui è proibito amministrarli, l’occultamento all’autorità legittima di eventuali irregolarità o censure in ordine alla ricezione degli ordini sacri. A essi sono stati aggiunti anche la violazione del segreto pontificio, l’omissione dell’obbligo di eseguire una sentenza o decreto penale, l’omissione dell’obbligo di dare notizia della commissione di un reato e l’abbandono illegittimo del ministero”.

E sono previste poi nuove sanzioni: “l’ammenda, il risarcimento del danno, la privazione di tutta o parte della remunerazione ecclesiastica, secondo i regolamenti stabiliti dalle singole Conferenze episcopali, fermo restando l’obbligo, nel caso la pena sia inflitta a un chierico, di provvedere che non gli manchi il necessario per un onesto sostentamento”, si legge nel testo, divulgato stamane ma approvato e pubblicato il 23 maggio 2021, Solennità di Pentecoste. Il documento entrerà in vigore l’8 dicembre.

“Sono state previste nuove pene, quali l’ammenda, il risarcimento del danno, la privazione di tutta o parte della remunerazione ecclesiastica, secondo i regolamenti stabiliti dalle singole Conferenze episcopali, fermo restando l’obbligo, nel caso la pena sia inflitta ad un chierico, di provvedere che non gli manchi il necessario per un onesto sostentamento”, afferma durante la conferenza stampa, svoltasi in Vaticano, mons. Filippo Iannone, Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, che ha ammesso una certa “rilassatezza” nell’applicazione delle sanzioni penali nella Chiesa negli ultimi periodi storici.

“Negli ultimi anni, come è stato evidenziato da più parti durante il lavoro di revisione dell’apparato normativo, il rapporto di compenetrazione tra giustizia e misericordia, ha subito, talvolta, un’erronea interpretazione, che ha alimentato un clima di eccessiva rilassatezza nell’applicazione della legge penale – osserva Iannone – in nome di una infondata contrapposizione tra pastorale e diritto, e diritto penale in particolare”.

“La presenza all’interno delle comunità di alcune situazioni irregolari, ma soprattutto i recenti scandali, emersi dagli sconcertanti e gravissimi episodi di pedofilia, hanno, però, fatto maturare l’esigenza di rinvigorire il diritto penale canonico, integrandolo con puntuali riforme legislative; si ‘è avvertita l’esigenza – aggiunge – di riscoprire il diritto penale, di utilizzarlo con maggior frequenza, di migliorarne le possibilità di concreta applicazione’, per meglio definire ‘un quadro sistematico e aggiornato della realtà in continua evoluzione’. Questa riforma, necessaria e da lungo tempo attesa, ha lo scopo di rendere le norme penali universali sempre più adatte alla tutela del bene comune e dei singoli fedeli, più congruenti alle esigenze della giustizia e più efficaci e adeguate all’odierno contesto ecclesiale, evidentemente differente da quello degli anni ’70 del secolo scorso, epoca in cui vennero redatti i canoni del libro VI, ora abrogati”. “Questa riforma, che oggi viene presentata, quindi, necessaria e da lungo tempo attesa, ha lo scopo di rendere le norme penali universali sempre più adatte alla tutela del bene comune e dei singoli fedeli”, conclude mons. Iannone.

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