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Terrorismo, disinformazione e complottismo online: le nuove sfide della Polizia di Stato

A Roma ha il via il IX Convegno nazionale del Sindacato dei Poliziotti (Siap). Lamorgese: "Le forze di polizia sono un presidio di democrazia e dobbiamo essere grati al lavoro che fanno quotidianamente con grande spirito di responsabilità"

Roma – Tutela della sicurezza in strada e sul web, questione migranti e lotta al terrorismo. Questi, insieme alla riforma delle relazioni sindacale e dell’articolo 35 con il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, i temi centrali del IX Convegno nazionale del Siap, il Sindacato di Poliziotti, in corso di svolgimento in questi giorni a Roma.

Ad aprire il lavori del convegno, intitolato “Le sfide della Sicurezza nella società che muta”, il segretario generale del Siap, Giuseppe Tiani, alla presenza, tra gli altri, dei ministri Luciana Lamorgese, Renato Brunetta e Andrea Orlando. Sul palco del Teatro Brancaccio di Roma, dove è la convention che oggi e domani continuerà nelle sale dell’Hotel Quirinale, anche l’europarlamentare Carlo Calenda e il capo della Polizia, Lamberto Giannini.

In apertura dei lavori, un plauso è stato anche fatto ai poliziotti della frontiera aerea di Fiumicino, nelle scorse settimane immortalati da alcuni scatti che li vedono protagonisti di giochi assieme ai bambini afghani arrivati a Roma grazie al ponte aereo con Kabul (leggi qui).

“Una riforma non più rinviabile”

Riflettori puntati, fin dalla relazione d’apertura, sul rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro: “Signori ministri la riforma delle relazioni sindacali e dell’articolo 35 non è più rinviabile, lo strumento per realizzarlo è il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro che va chiuso quanto prima, se ci saranno le condizioni di cui stiamo discutendo in tema di specificità e previdenza”, le parole del segretario generale del Siap, Giuseppe Tiani. Un appello al quale si unisce anche il sindacalista del Siap, Francesco Paolo Russo, che aggiunge: “Noi pensiamo che il bagaglio culturale, professionale e di trasparenza dei corpi di polizia, introdotto con la legge di riforma debba diventare patrimonio di ogni operatore, ma agli stessi va riconosciuta dignità professionale e riconoscimento sociale e politico, al pari di altre categorie professionali o dei corpi di polizia dei paesi più avanzati dell’Unione Europea. Questo chiediamo alla politica con la P maiuscola, quella nobile e alta, quella che ha il senso dello Stato e il rispetto dei grandi valori umani e civili”.

“Siamo convinti che il pluralismo delle idee e l’indipendenza di pensiero del sindacato di polizia dalla politica, al pari della terzietà delle funzioni attribuite ai poliziotti, siano valori irrinunciabili da salvaguardare. E’ la ragione per cui ci poniamo come argine al tentativo di frenare il lento processo di maturazione e consapevolezza delle funzioni delegate ai poliziotti, questa è la cultura su cui poggiano le nostre idee”, ha poi spiegato Tiani.

Aggiungendo: “Credo sia noto a tutti il continuo tentativo di erosione e sovrapposizione delle nostre funzioni, il nostro ruolo non può essere appiattito o svilito, chi è preposto al governo deve fare delle scelte, diversamente si creano disfunzioni e inefficienze che, a seconda degli ambiti in cui sono prodotte, favoriscono le degenerazioni – ha sottolineato Tiani – Un modo di gestire un comparto delicato dello Stato, che dobbiamo lasciarci alle spalle, al pari della sub cultura dell’autoritarismo, della sicurezza pubblica affidata ai privati, dei sindaci sceriffo e del neocorporativismo, metodi e modelli che vanno consegnati alla storia”.

“Da circa un decennio, stiamo vivendo il dramma della più grande ondata migratoria dopo quella degli anni 90’ che si riversò sulle coste pugliesi – ha proseguito il Segretario generale -. Su questo complesso e discusso tema, anche se oggetto di contrapposizioni politiche nel dibattito pubblico, non posso esimermi dall’evidenziare che abbiamo avuto la sensazione che l’Italia, le Autorità di Pubblica Sicurezza a tutti livelli, i suoi poliziotti e il ministro dell’Interno siano stati lasciati soli a fronteggiare il fenomeno. Ciò nonostante il tema è utile vessillo del populismo politico e sindacale”.

Tiani accende poi i riflettori sulla questione migranti: “Purtroppo oggi, lo scenario più drammatico alle nostre porte non è lo sbarco di immigrati e disperati che, sta mutando la composizione sociale della popolazione e i modi di vivere del paese, dalle dimenticate periferie rurali del meridione alle grandi aree metropolitane, ma la guerra dichiarata dal terrorismo internazionale di radice jadista alle società occidentali e al nostro credo religioso. A tutto questo non è per nulla estraneo il nostro lavoro anzi ne siamo protagonisti, la difesa della democrazia e la sicurezza dei cittadini è il compito affidato a chi ha giurato di servire la Repubblica”.

Infine il “grazie” al capo della Polizia Giannini “per il silenzioso ma efficace lavoro sviluppato quando era a capo della Polizia di Prevenzione e di tutte le Digos, di cui apprezziamo la sensibilità verso le difficoltà del personale e il dialogo con il sindacato, avendo saputo cogliere sin dalle prime giornate del suo insediamento, le difficoltà del personale per le mancate tutele del nostro lavoro, sul piano operativo e dell’ordine pubblico”.

“Così come – ha concluso Tiani – per le opportunità di carriera negate per oltre un decennio e solo in parte mitigate dal riordino dei ruoli, delle qualifiche e dalla riforma dei parametri stipendiali. Sono certo che attraverso il confronto, si possano trovare le giuste soluzioni per alleviare i disagi degli operatori e sostenere l’Istituzione a cui tutti noi apparteniamo”.

Parole a cui fanno eco quelle di Angelo Raffaele Margiotta, segretario generale di Confsal: ”La sicurezza sociale non si costruisce con paure e con timori: il pilastro su cui si va a edificare è l’impegno professionale degli uomini in divisa, l’impegno quotidiano di coloro che presidiano le frontiere della legalità. La società intera deve riconoscere e capire che la divisa non è un contenitore all’interno del quale la persona scompare ma custodisce una persona che a sua volta è custode delle regole che è costretta a far rispettare e la società civile deve capire questo ruolo”.

Strategia del terrore corre sul web

Per il Capo della Polizia la vera sfida delle forze dell’ordine nell’Italia che vive i tempi del coronavirus è su Internet, dove corre “un pericolo insidioso: la disinformazione, a cui si è andato ad aggiungere il complottismo”.

Secondo Giannini, infatti, “sul web ha corso una sorta di strategia della tensione”. Online, spiega il Capo della Polizia, “dapprima si sono minate diverse certezze, e poi, ai dubbi legittimi, si è aggiunta la disinformazione e il complottismo, con la diffusione di idee di suprematismo e addirittura di un caos voluto e organizzato”.

Terrorismo: il rischio dei lupi solitari

Altra sfida, mai del tutto cessata, è la lotta al terrorismo di matrice islamica. A “dare l’allarme all’Europa” la presa di Kabul da parte dei talebani. Ma ad oggi “il rischio terrorismo appare legato soprattutto a eventuali ‘lupi solitari’ e a persone particolarmente fragili che potrebbero dare dei problemi ma ci sentiamo garantiti dall’avere un capo della Polizia che è stato per tanti anni alla guida dell’Ucigos e da una struttura come il C.a.s.a., il Comitato di analisi strategica antiterrorismo”, ha dichiarato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, che ha ringraziato la platea di poliziotti per il loro costante servizio alla società: “Le forze di polizia sono un presidio di democrazia e dobbiamo essere grati al lavoro che fanno quotidianamente con grande spirito di responsabilità. Noi come Governo dobbiamo portare avanti le loro esigenze che ci sono state rappresentate”.

Il Ministro torna poi sulla questione migranti, ribadendo che, in Europa, manca “unità”: “Quello dell’immigrazione è un problema strutturale, i flussi dipendono da tante circostanze, siamo sul Mediterraneo, è complicato mettere barriere. L’Europa ha un ruolo fondamentale, bisognerebbe coinvolgere tutti i 27 Paesi e questo è difficile, non siamo ancora all’Europa unita, ci riempiamo la bocca ma poi sulle decisioni importanti non c’è unanimità”.

Orlando: “Reddito di Cittadinanza va rivisto”

Al convegno del Siap si discute anche di politica e Reddito di Cittadinanza, una misura ribattezzata “metadone di Stato” dalla leader di FdI. Parole che non piacciono però al ministro del Lavoro, Andrea Orlando: “Equiparare il fenomeno della povertà a quello della droga non è il modo migliore di affrontare la questione. Dietro a queste metafore del metadone sento riemergere stereotipi noti. Ma chi ha conosciuto i poveri o lambito la povertà sa benissimo che le cose non possono essere sintetizzate così. Senza nessun pauperismo dunque confrontiamoci sul perché la gente diventa povera e sul come la aiutiamo ad entrare nel mondo del lavoro e poi troviamo anche la soluzione giusta”.

“La discussione sull’Rdc va affrontata senza ideologie. È una misura che ha voluto Salvini quindi se lui dice che è da rivedere….va bene ma senza crociate contro i poveri. Serve una discussione nel suo insieme, fatta con misura. Gli slogan non servono. Se domattina cancellassimo di colpo il Reddito di cittadinanza saremmo insieme alla Grecia uno dei pochi paesi senza una strumentazione antipovertà”, conclude.

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