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Tre anni fa l’omicidio di Tanina. Ultime novità: a dicembre udienza in Cassazione fotogallery

L'avvocato di Andrea De Filippis ha presentato ricorso in Cassazione contro alcune aggravanti riconosciute contro l'imputato.

Fiumicino – Era il 7 ottobre di tre anni fa quando Fiumicino venne sconvolta dall’omidicio di Maria Tanina Momilia, una madre di soli 39 anni.

Oggi, a tre anni da delitto, l’iter giudiziario che riguarda il caso non si è ancora concluso; Andrea De Filippis, il personal trainer accusato dell’omicidio, è trattenuto in carcere.

“La condanna in primo grado di De Filippis a 16 anni e 9 mesi, più un anno di aggravante per detenzione di armi – spiega l’avvocato Anna Maria Anselmi che ha rappresentato gli eredi di Tanina in tutti i gradi di giudizio – è stata confermata in Appello.

Ora l’avvocato dell’imputato ha fatto ricorso per Cassazione perchè vengano accolte alcune sue osservazioni in merito alla sentenza relativamente ad una serie di aggravanti contestate all’imputato.

La Cassazione si pronuncerà il 16 dicembre. Noi come parte civile non possiamo fare ricorso, possiamo solo sostenere la sentenza di primo e secondo grado.

Attualmente De Filippis è in carcere, non è mai uscito. Noi ci batteremo per difendere quella condanna perchè il rischio che possa addirittura diminuire sarebbe una beffa enorme”.

La vicenda giudiziaria

La Corte d’assise d’Appello ha confermato il 15 aprile scorso la sentenza di primo grado per l’omicidio di Maria Tanina Momilia: 17 anni e 9 mesi al personal tranier, Andrea De Filippis.

E’ stato confermato dunque il primo grado, del marzo 2020, con le attenuanti generiche, senza l’aggravante della crudeltà, più lo sconto di un terzo della pena per aver scelto il rito abbreviato.

La condanna per il delitto, in realtà, è di 16 anni e 9 mesi, ma un anno aggiuntivo è stato comminato per l‘omessa custodia di una pistola (sistemata in un luogo diverso da quello dichiarato). L’arma (legalmente denunciata), in realtà, con il delitto in sé non c’entra nulla (Tanina morì dissanguata dopo essere stata colpita da un elemento contundente), ma fu oggetto di indagine nell’immediatezza dei fatti.

Non è stata riconosciuta dunque l’aggravante della crudeltà; sevizie e crudeltà per le quali si rischiava l’ergastolo, come avrebbero voluto il pubblico ministero, il Procuratore generale e le avvocatesse di parte civile Anna Maria Anselmi e Maria Grazia Cappelli.

Anche nel dibattimento di Appello non si è riusciti a definire un vero movente del femminicidio. La difesa ha parlato di “estraneazione dal corpo” da parte di De Filippis, che si sarebbe “ripreso” dopo qualche giorno, per poi confessare. Ricordiamo che la posizione originaria, a detta dello stesso reo confesso, fu “mi ha armato la mano il diavolo”.

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