Quantcast

Seguici su

Cerca nel sito

Migranti: indifferenza e filo spinato. La lezione del Papa sull’accoglienza all’Occidente foto

Francesco: "Dio sogna un mondo di pace, in cui i suoi figli vivono come fratelli e sorelle. Dio vuole questo, Siamo noi a non volerlo"

Nicosia – Lager, filo spinato, indifferenza. Quello che sembra un’ombra lontana del XX secolo è tuttora realtà. Ma l’Occidente volge lo sguardo dall’altra parte cancellando tutto con due semplici parole: “Povera gente”. A riaccendere i riflettori sulla condizioni in cui versano migliaia di persone costrette dalle guerre e dalla fame a fuggire verso un futuro migliore è Papa Francesco, che in un discorso pronunciato quasi completamente a braccio dà una lezione a tutto l’Occidente.

L’occasione è la preghiera ecumenica con i migranti svoltasi nella chiesa di Santa Croce, a Nicosia, ultima tappa del viaggio apostolico a Cipro, un’isola che di accoglienza, integrazione e, purtroppo, anche di divisione, ne sa fin troppo. Sotto la volta affrescata i giovani migranti, provenienti da diverse parti dell’Africa e dell’Asia, raccontano la loro storia, i loro desideri, le loro paure, i loro sogni. E Francesco li ringrazia: “Come voi Dio sogna un mondo di pace, in cui i suoi figli vivono come fratelli e sorelle. Dio vuole questo, Dio sogna questo. Siamo noi a non volerlo”.

“La vostra presenza, fratelli e sorelle migranti – dice rivolgendosi direttamente a loro -, è molto significativa per questa celebrazione. Le vostre testimonianze sono come uno ‘specchio’ per noi, comunità cristiane”. Per il Pontefice, infatti, “la brutalità della migrazione mette in gioco la propria identità: ‘Chi sono?'”. una domanda che spesso viene rivolta da noi a loro ma che spesso ci viene posta anche a noi: “Chi sei tu?”. Un modo come un altro, sottolinea il Papa che purtroppo “intende dire: ‘Da che parte stai? A quale gruppo appartieni?’. Ma non siamo individui da catalogare; siamo ‘fratelli’, ‘amici’, ‘credenti’, ‘prossimi’ gli uni degli altri”. Eppure, ammonisce, “quando gli interessi di gruppo o gli interessi politici, anche delle Nazioni, spingono, tanti di noi si trovano messi da parte, senza volerlo, schiavi. Perché l’interesse sempre schiavizza, sempre crea schiavi. L’amore, che è largo, che è contrario all’odio, l’amore ci fa liberi”.

L’odio, un sentimento che ferisce e, ad oggi, “ha inquinato anche le nostre relazioni tra cristiani – sottolinea il Papa -. E questo lascia il segno, un segno profondo, che dura a lungo. È un veleno da cui è difficile disintossicarsi. E l’odio è una mentalità distorta, che invece di farci riconoscere fratelli, ci fa vedere come avversari, come rivali, quando non come oggetti da vendere o da sfruttare”.

E se è vero che i migranti sono persone in viaggio, allora, fa notare Bergoglio, “anche noi siamo comunità in viaggio, siamo in cammino dal conflitto alla comunione. Su questa strada, che è lunga ed è fatta di salite e discese, non devono farci paura le differenze tra noi, ma piuttosto sì, devono farci paura le nostre chiusure, i nostri pregiudizi, che ci impediscono di incontrarci veramente e di camminare insieme”. Parole simili le aveva pronunciate solo poche ore prima parlando al Sacro Sinodo ortodosso (leggi qui).

“Dio ci parla attraverso i vostri sogni”, aggiunge poi il Santo Padre, sottolineando come “il pericolo è che tante volte non lasciamo entrare i sogni, in noi, e preferiamo dormire e non sognare”. È un’opzione “facile” che ci ha fatto abituare “a quella cultura dell’indifferenza” di cui il mondo è prigioniero: “Dio non parla attraverso le persone che non possono sognare niente, perché hanno tutto o perché il loro cuore si è indurito. Dio chiama anche noi a non rassegnarci a un mondo diviso, a non rassegnarci a comunità cristiane divise, ma a camminare nella storia attratti dal sogno di Dio, cioè un’umanità senza muri di separazione, liberata dall’inimicizia, senza più stranieri ma solo concittadini, come ci diceva Paolo nel brano che ho citato. Diversi, certo, e fieri delle nostre peculiarità; fieri di essere diversi, di queste peculiarità che sono dono di Dio. Diversi, fieri di esserlo, ma sempre riconciliati, sempre fratelli”.

Elogia quindi il grande sforzo che fa Cipro per accogliere i tanti migranti che arrivano sulla costa: Francesco la definisce “un’Isola generosa” che però “non può fare tutto, perché il numero di gente che arriva è superiore alle sue possibilità di inserire, di integrare, di accompagnare, di promuovere”. “Dobbiamo capire i limiti a cui i governanti di quest’Isola sono legati. Ma sempre – sottolinea – c’è in questa Isola  l’impegno di diventare, con la grazia di Dio, laboratorio di fraternità. E lo potrà essere a due condizioni. La prima è l’effettivo riconoscimento della dignità di ogni persona umana. La nostra dignità non si vende, non si affitta, non va perduta. La fronte alta: io sono degno figlio di Dio. L’effettivo riconoscimento della dignità di ogni persona umana: questo è il fondamento etico, un fondamento universale che è anche al centro della dottrina sociale cristiana. La seconda condizione è l’apertura fiduciosa a Dio Padre di tutti; e questo è il ‘lievito’ che siamo chiamati a portare come credenti”.

Il pensiero del Papa va poi “alle sofferenze” “Voi siete arrivati qui: ma quanti dei vostri fratelli e delle vostre sorelle sono rimasti per strada? Quanti disperati iniziano il cammino in condizioni molto difficili, anche precarie, e non sono potuti arrivare? Possiamo parlare di questo mare che è diventato un grande cimitero”, dice riferendosi al Mediterraneo.

“Noi guardiamo cosa succede, e il peggio è che ci stiamo abituando a questo”, dice addolorato Francesco. Eppure “questo abituarsi è una malattia grave e non c’è antibiotico! Dobbiamo andare contro questo vizio dell’abituarsi a leggere queste tragedie nei giornali o sentirli in altri media. Guardando voi, penso a tanti che sono dovuti tornare indietro perché li hanno respinti e sono finiti nei lager, veri lager, dove le donne sono vendute, gli uomini torturati, schiavizzati… Noi ci lamentiamo quando leggiamo le storie dei lager del secolo scorso, quelli dei nazisti, quelli di Stalin, ci lamentiamo quando vediamo questo e diciamo: ‘ma come mai è successo questo?’. Fratelli e sorelle: sta succedendo oggi, nelle coste vicine! Posti di schiavitù”.

Il Pontefice racconta di aver visto dei video che testimoniano la presenza di “posti di tortura, di vendita di gente. Questo lo dico perché è responsabilità mia aiutare ad aprire gli occhi. La migrazione forzata non è un’abitudine quasi turistica: per favore! E il peccato che abbiamo dentro ci spinge a pensarla così: ‘Mah, povera gente’. E con quel ‘povera gente’ cancelliamo tutto. È la guerra di questo momento, è la sofferenza di fratelli e sorelle che noi non possiamo tacere. Coloro che hanno dato tutto quello che avevano per salire su un barcone, di notte, e poi… senza sapere se arriveranno… E poi, tanti respinti per finire nei lager, veri posti di confinamento e di tortura e di schiavitù”.

“Questa – ammonisce – è la storia di questa civiltà sviluppata, che noi chiamiamo Occidente. E poi i fili spinati. Questa è una guerra di odio. Ma i fili spinati, in altre parti dove ci sono, si mettono per non lasciare entrare il rifugiato, quello che viene a chiedere libertà, pane, aiuto, fratellanza, gioia, che sta fuggendo dall’odio e si trova davanti a un odio che si chiama filo spinato. Che il Signore risvegli la coscienza di tutti noi davanti a queste cose”.

“E scusatemi se ho detto le cose come sono, ma non possiamo tacere e guardare dall’altra parte, in questa cultura dell’indifferenza”. No Francesco, non devi scusarti. Siamo noi occidentali che dovremmo chiedere scusa.

(Il Faro online) Foto © Vatican Media – Clicca qui per leggere tutte le notizie di Papa & Vaticano
Clicca qui per iscriverti al canale Telegram, solo notizie sul Papa e Vaticano