Caso Viganò, impazzano le fake news su Bergoglio e Ratzinger

31 agosto 2018 | 07:30
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Caso Viganò, impazzano le fake news su Bergoglio e Ratzinger

Mons. Gaenswein: “E’ falso che Benedetto XVI abbia confermato il memoriale dell’ex nunzio”

Città del Vaticano – Uno dei segni della “disperazione” di chi ha promosso il “tentato golpe” contro Papa Francesco, attraverso la pubblicazione del “memoriale” dell’ex nunzio negli Stati Uniti mons. Carlo Maria Viganò (leggi qui), secondo un osservatore attento come lo storico della Chiesa Massimo Faggioli, docente proprio negli Usa, sta nel fatto che l’operazione ha accettato “il rischio di puntare a Papa Francesco senza curarsi del fatto che un attacco a Francesco sulla questione degli abusi avrebbe necessariamente coinvolto i suoi due immediati predecessori“.

Insomma, che “la frangia tradizionalista accetti il rischio di danneggiare Benedetto XVI e Giovanni Paolo II” dice molto “dello stato in cui versa l’opposizione oltranzista contro Francesco“. E un esempio lampante è nel fatto che oggi, il segretario particolare di Benedetto XVI e prefetto della Casa Pontificia, mons. Georg Gaenswein, ha decisamente ribadito che il Papa emerito non ha affatto confermato il contenuto del dossier Viganò – come invece era stato riferito negli Stati Uniti da parti coinvolte nella pubblicazione -, che non lo ha commentato e non lo farà in futuro. Gaenswein aveva già definito la notizia “una fake news, una menzogna”. “Confermo fortemente ciò che ho già detto al riguardo”, ha ripetuto.

Nei giorni scorsi, era stato l’avvocato Timothy Busch, uno degli amministratori della rete televisiva Ewtn, che con un anticipo di due settimane e insieme ad altri giornalisti ed esponenti del cattolicesimo conservatore aveva ricevuto il documento, poi uscito sul National Catholic Register che fa capo appunto a Ewtn, a raccontare al New York Times che “i responsabili della pubblicazione gli avevano personalmente assicurato che il Papa emerito, Benedetto XVI, ha confermato il racconto dell’arcivescovo Viganò“.

Una fake news, quindi, e sicuramente non l’unica in questa vicenda, arrivata a un punto tale di travisamento della realtà che ieri si è arrivati al punto da scambiare, nell’udienza generale del Papa in piazza San Pietro (leggi qui), i giovani di Lucca che inneggiavano al loro vescovo, “Italo-Italo-Italo”, per dei contestatori di Bergoglio che gridavano “Viganò-Viganò-Viganò”.

Intanto, particolari emergono che confutano sempre più l’asserzione cruciale di Viganò, su cui ha chiesto le dimissioni del Papa, e cioè che Bergoglio, pur da lui informato degli abusi su seminaristi da parte dell’ex cardinale di Washington Theodore McCarrick, avrebbe disatteso le misure contro quest’ultimo che a suo dire erano state emanate da Benedetto XVI.

La Cns, agenzia dei vescovi americani, ha pubblicato un video in cui si vede Viganò, nel maggio 2012, Papa era ancora Ratzinger, tenere un discorso a una cena di gala a New York al cui inizio salutava enfaticamente “sua eminenza il cardinale McCarrick a cui tutti noi vogliamo molto bene”.

E non sembra l’atteggiamento di chi tiene conto di misure punitive per il porporato molestatore (che Bergoglio ha recentemente destituito dal titolo cardinalizio). Intanto, espressioni di appoggio e vicinanza al Papa giungono da varie Conferenze episcopali nel mondo, tra cui dalla natia Argentina.

Il vescovo di Ascoli Piceno, mons. Giovanni D’Ercole, ha indetto per domenica 2 settembre una “speciale giornata di preghiera e di rinnovata fedeltà” al Pontefice. Il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, a Vatican Insider lo descrive “sereno”, nonostante le difficoltà, mentre in Vaticano rimangono “l’amarezza” e “l’inquietudine”. Lui va avanti col suo lavoro. Ieri ha diffuso un tweet: “Noi cristiani non abbiamo un prodotto da vendere, ma una vita da comunicare”.

Noi cristiani non abbiamo un prodotto da vendere, ma una vita da comunicare.

— Papa Francesco (@Pontifex_it) 30 agosto 2018

(fonte Ansa)