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Tromba d’aria a Terracina, Legambiente: “La città entra traumaticamente nella nuova era della crisi climatica”

Il Circolo: "Quanto accaduto a Terracina ci ricorda ancora una volta come sia sempre più necessario affrontare la sfida dei cambiamenti climatici."

Terracina – “Scenario davvero apocalittico nella nostra città di Terracina, letteralmente devastata da venti di oltre 120-130 km/h, con centinaia di alberi abbattuti, automobili schiacciate e tetti scoperchiati. E ancora: parchi pubblici distrutti – come l’Area Chezzi in pieno centro- , case devastate, una vittima e decine di feriti.

Ancora incerta la natura precisa del fenomeno meteorologico estremo – fanno sapere, in una nota, i membri del Circolo Legambiente di Terracina– , si parla di venti tempestosi della perturbazione, di tornado, di fenomeno temporalesco con forti venti discendenti di downburst, fatto si sta che in pochi minuti il fenomeno ha letteralmente sconvolto l’abitato di Terracina. Danni incalcolabili in tutta la città.”

Lo stato di emergenza

Fortunatamente- spiega la presidente del Circolo, Anna Giannetti-, la città ha reagito bene all’emergenza, è scattata subito l’operatività dei soccorsi con l’istituzione del Comitato Operativo Comunale, a cui si è affiancato, per la gravita’ del fenomeno, anche il Comitato Operativo Misto con la Prefettura di Latina, l’Agenzia Regionale per la Protezione Civile. Squadre di volontari e aziende al lavoro per rimuovere materiale, detriti e residui e gestione delle situazioni critiche, con grande ed encomiabile impegno anche notturno, ed è stato sicuramente necessario intervenire per riportare al più presto la normalità in Città, ma è evidente che quanto accaduto per gravità e conseguenze andrà esaminato con cura.

Non siamo, infatti, di fronte a una “normale” perturbazione autunnale. L’evento- prosegue Gabriele Subiaco, vicepresidente del Circolo, per estensione, durata ed intensità è classificabile tra i più critici degli ultimi anni. Non a caso, si parla, oramai da qualche anno, di uragani mediterranei (Medicane) assimilabili per intensità e devastazione agli uragani tropicali.

Quanto tristemente accaduto a Terracina, infatti, ci ricorda ancora una volta come sia sempre più necessario affrontare la sfida dei cambiamenti climatici con interventi mirati, politiche di adattamento e attività di prevenzione e riduzione del rischio idrogeologico.

Si tratta di azioni non più rinviabili ma, soprattutto, si deve arrivare al più presto all’approvazione di una strategia del Governo sull’adattamento al Clima e a nuove politiche per le città più a rischio chiarendo come si intende affrontare quest’emergenza, anche alla luce della recente chiusura della struttura di missione “Italia Sicura” presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

La situazione in Italia

Legambiente ha presentato a giugno scorso un dossier “Sos acqua: nubifragi, siccità, ondate di calore. Le città alla sfida del clima”, realizzato in collaborazione con Unipol Gruppo, e riportati nella mappa del rischio climatico cittaclima.it che ha come obiettivo quello di raccogliere e mappare le informazioni sui danni provocati in Italia dai fenomeni climatici, in cui si afferma che sono le città l’ambito più a rischio per le conseguenze dei cambiamenti climatici e che l’Italia è un Paese tra i più delicati dal punto di vista idrogeologico con 7.145 comuni italiani (l’88% del totale) che hanno almeno un’area classificata come ad elevato rischio idrogeologico, e con oltre 7,5 milioni gli italiani che vivono o lavorano in queste aree.

Sono 61,5 i miliardi di euro spesi tra il 1944 ed il 2012 solo per i danni provocati dagli eventi estremi nel territorio italiano. Secondo i dati di “Italia sicura”, l’Italia è tra i primi Paesi al mondo per risarcimenti e riparazioni di danni da eventi di dissesto: dal 1945 l’Italia paga in media circa 3.5 miliardi all’anno.

L’adattamento al clima rappresenta la grande sfida del tempo in cui viviamo. Il Paese ha bisogno di accelerare nelle politiche di mitigazione del clima e di riduzione del rischio sul territorio, ancora troppo frammentate. Non esistono più alibi o scuse per rimanere fermi: disponiamo di competenze e tecnologie per aiutare i territori e le città ad adattarsi ai cambiamenti climatici e mettere in sicurezza le persone. Occorre dar avvio ad interventi rapidi e politiche di adattamento e di riduzione del rischio idrogeologico, a partire dai grandi centri urbani, attraverso nuove strategie, risorse economiche e un indirizzo forte a livello nazionale. Per questo è fondamentale programmare sin da ora interventi a lungo periodo, diffondendo anche una cultura di convivenza con il rischio che punti alla crescita della consapevolezza tra i cittadini dei fenomeni e delle loro conseguenze” afferma, in una nota, Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente.

La situazione a livello globale

È, poi, solo di pochi giorni fa la presentazione dell’allarmante Rapporto 2018 dell’IPCC- Intergovernmental Panel on Climate Change, l’agenzia delle Nazioni Unite preposta al monitoraggio del clima.

Secondo quanto emerso dal Rapporto, il pianeta ha a disposizione solo 12 anni per correre ai ripari e mantenere il riscaldamento globale ad un massimo di 1,5 gradi: solo mezzo grado in più potrebbe provocare danni devastanti e aggravare il rischio di siccità, inondazioni, ondate di calore.

Occorre “un’azione collettiva e senza precedenti in tutte le aree” per tagliare le emissioni di carbonio della metà entro il 2030 e del tutto entro il 2050, con cambiamenti radicali in settori chiave come “terra, energia, industria, costruzioni, trasporti e città“.

ll Rapporto IPCC, sarà un importante contributo scientifico alla prossima Conferenza di Katowice in Polonia sui cambiamenti climatici a dicembre, quando i governi di tutto il mondo rivedranno l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Intanto, i Cambiamenti Climatici provocati dalla presenza in eccesso di gas climalteranti in atmosfera non sono più un’ipotesi, ma sono decisamente in atto, le conseguenze imprevedibili, il rischio per l’uomo enorme.

Cosa si può fare, intanto, per Terracina?

In un’intervista (Leggi qui) al Faro on line il vicepresidente del Circolo cittadino, Gabriele Subiaco ha spiegato tutte le azioni utili e necessarie per aiutare la città a prepararsi all’adattamento climatico e per rialzarsi da questa devastazione che l’ha gravemente ferita.

Intanto, però ora ricorda che “noi del Circolo Legambiente siamo e saremo sempre disponibili, sia dal punto di vista operativo che dal punto di vista tecnico e scientifico, a dare una mano concreta per il bene di questa Città vieppiù in questo momento difficile, e ci occuperemo anche del ripristino dei danni rilevati al Parco del Montuno, smaltendo le alberature distrutte in collaborazione con le squadre comunali e con la ditta di manutenzione del Verde e ripiantumando nuovi alberi in occasione della prossima Festa dell’Albero a Novembre.

(Il Faro on line)