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Delfini spiaggiati sul litorale romano, c’è da preoccuparsi? Parla l’esperto

23 agosto 2019 | 06:30
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Delfini spiaggiati sul litorale romano, c’è da preoccuparsi? Parla l’esperto

Intervista a Cristiano Cocumelli, veterinario dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e Toscana “M. Aleandri”

Roma – Ricercatori e veterinari in allerta lungo le coste del mar Tirreno. Gli oltre quaranta esemplari di cetacei spiaggiati in Toscana hanno fatto scattare il campanello d’allarme degli studiosi. Le cause di questo insolito fenomeno sarebbero da ricercare nel Morbillivirus, che comprende i virus che generano il morbillo dei cetacei, il cimurro del cane e quello delle foche, la peste bovina e la peste dei piccoli ruminanti.

“Ma è solo un’ipotesi, occorre attendere i risultati delle analisi”, commenta Cristiano Cocumelli, veterinario dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e Toscana “M. Aleandri”, intervistato da ilfaroonline.it. Diversi cetacei, in queste settimane sono stati diverse le segnalazioni di delfini spiaggiati sul litorale romano: da Santa Marinella (leggi qui) fino a Ostia (leggi qui) e Fiumicino (leggi qui).

C’è un collegamento tra quanto sta accadendo in Toscana e gli ultimi ritrovamenti sulle coste romane?
Innanzi tutto bisogna precisare che il nostro punto di riferimento per studiare questi casi è un database dove vengono registrati tutti gli spiaggiamenti di cetacei che avvengono in Italia. L’accesso a questa banca dati, sempre aggiornata, ci consente di fare un confronto con gli anni precedenti, ed è quello che abbiamo fatto.

Cosa è emerso?
Per quanto riguarda il Lazio non c’è nessun incremento di cetacei spiaggiati; quelli ritrovati sono in linea con quanto si osserva ogni anno. Sulle coste romane, in un anno, la media può variare tra i 12 e i 18 esemplari (circa uno al mese). Tuttavia, questi dati vengono appunto dalle segnalazioni. Può capitare che un animale spiaggiato non venga segnalato, o che le onde lo trascinino di nuovo al largo senza che nessuno se ne accorga. E questi sono dati che nessuno avrà mai. Quindi, in senso lato, lavoriamo su numeri sottostimati.

Dunque, il numero di delfini ritrovati in queste settimane sulle nostre coste sono nella norma?
Come visto anche in passato. nel Lazio ci sono mesi in cui non si registrano spiaggiamenti, mentre in estate, tra luglio e agosto, abbiamo assistito a spiaggiamenti di specie diverse: stenelle, capodogli, tursiopi, ecc. Per quanto io sia in allerta non sono preoccupato. In Toscana c’è si stato un aumento piuttosto marcato di cetacei spiaggiati, circa quattro o cinque esemplari in più rispetto agli anni scorsi. Ma è presto per capire a cosa sia dovuta questa moria. Fatte le analisi, ora, è il momento di studio dei dati. Anche perché spesso noi ci troviamo a lavorare su animali in decomposizione, morti in mare aperto, che arrivano sulle nostre coste anche dopo diversi giorni dal decesso. E’ raro trovare esemplare ‘sani’. Ma ripeto: per quanto riguarda il Lazio non sono preoccupato. Certamente sono in stato di allerta perché la Toscana è a pochi chilometri e non è da escludere che quello che sta accadendo lì possa coinvolgere anche gli animali che vivono al largo delle coste laziali. Tuttavia bisogna discriminare tra la normalità e quello che è un evento problematico. Nel Lazio, attualmente, siamo nella normalità.

Gli spiaggiamenti che si verificano sulle coste laziali avvengono esclusivamente per cause naturali o c’è lo zampino dell’uomo?
Per quella che è la mia esperienza, posso tranquillamente affermare che nel nostro mare molto raramente i cetacei si spiaggiano per causa dell’uomo. A differenza di altri colleghi che lavorano in altre parti d’Italia o del Mediterraneo, quasi mai ho avuto a che fare con cetacei morti perché impigliati in una rete o con lo stomaco riempito di plastica. Quello che ho visto, invece, sono animali che muoiono a causa di malattie infettive o per malattie di tipo batterico, di qualsiasi tipo (dai più banali ai più pericolosi), o per malattie virali. Il Morbillivirus, di cui si sente parlare è una di queste. E’ un virus che indebolisce il sistema immunitario, e lo stesso si può dire dell’inquinamento. Perché l’inquinamento c’è e non si può negare che influisca sulla vita degli animali.

C’è pericolo per l’uomo?
In un delfino morto potrebbero esserci batteri che possono anche trasmettersi all’uomo, ma noi raramente li abbiamo trovati. E poi per la trasmissione servirebbe un contatto diretto con il sangue o le ferite infette. Ma nessuno di buon senso, se vede un rivolo di sangue uscire dal corpo di un delfino lo tocca con le dita e lo “assaggia”. Altro discorso, invece, se parliamo di un cetaceo spiaggiato che è ancora vivo, perché, ad esempio, se ha una polmonite, con lo sfiatatoio può trasmette quello che ha nei polmoni tramite l’aria. Ma non c’è bisogno di fare allarmismo. Personalmente non sono d’accordo con quanto detto nei giorni scorsi, e cioè che non bisogna avvicinarsi a quelle carcasse perché “pericolose per l’uomo”. Certo è che serve avere delle precauzioni, e, soprattutto, come dicevo prima, buon senso. E’ questo il messaggio che deve passare. Anche perché un animale morto sta andando in contro alla decomposizione e su quella carcassa di batteri ce ne sono in enorme quantità.

Cosa fare allora quando troviamo un cetaceo spiaggiato?
La prima cosa da fare è avvertire le autorità competenti, in questi casi la Guardia Costiera, che dispone di tabelle e di una rete molto fitta, a livello nazionale, grazie alla quale sa esattamente chi contattare a seconda del tipo di spiaggiamento che viene segnalato. La Capitaneria di Porto, inoltre, è in estrema allerta su tutto il territorio nazionale, e continua senza sosta le attività di monitoraggio. Su quello che sta accadendo in Toscana c’è una particolare attenzione da parte nostra perché siamo curiosi di capire cosa sta succedendo. 

(Il Faro online)