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Lettere al direttore

“Ecco com’è andata veramente”, parla il ragazzo accusato di aggressione sulla Roma-Lido

Il giovane scrive al Faro on line e racconta la sua versione dei fatti: "Io sono ancora minorenne, e non picchio le donne. Siamo stati provocati"

Ostia – Sono diciassettenne e non il maggiorenne che ha “aggredito” in metro, se cosi si può dire…”

Inizia così la lettera del giovane protagonista dell’episodio che ha coinvolto alcuni minorenni sulla Roma-Lido (leggi qui). Scrive al Faro on line per chiarire la sua posizione, per dare la sua verità, perché non vuole passare come uno che aggredisce le donne.

In questura ci sono stato ieri e ci sono andato con i miei piedi e quindi non mi ha preso proprio nessuno… Non siamo maggiorenni, solo la mia amica lo è, e con una bambina nel passeggino è stata attaccata e insultata solo per aver chiesto di spostarsi, perché i due si baciavano sopra la figlia… e lo spazio non era proprio quello giusto”.

Il racconto prosegue: nella discussione si è intromessa “la sorella della mia amica, minorenne come anche la fidanzata di quello che sembra essere la vittima solo perché a essere andato all’ospedale è stato lui; si è vista insultata, e gli sono andati sotto la faccia.

Probabilmente se non c’era ‘il malavitoso’, come lo avete chiamato voi (leggi qui), forse all’ospedale ci sarebbero andate la mia amica con la figlia, dato che nonostante c’era una bambina davanti invece di dire un semplice ‘ok’, come detto, hanno preferito insultarla.

Soprattutto – continua la lettera – io non tocco le donne, ed è proprio per questo che ho discusso col ragazzo. Sono il primo ad essere dispiaciuto, ma non è che se ho 2 tatuaggi allora significa che devo essere quello che mena le donne. Io lei non l’ho toccata, ho toccato lui perché voleva menare a una ragazza di 13 anni mentre discuteva con la fidanzata, in 2 contro una ragazzina.

La cosa si poteva evitare se loro non avessero iniziato ad attaccare verbalmente la mia amica, che non trovava nemmeno lo spazio per uscire dalla metro; ci provava perché si era spaventata per la bambina, ma inutilmente”. Poi lo scontro, l’ospedale, le denunce. E le indagini, che non sono chiuse.