MORTE DI BRYANT - E ORA ? |
Sport
/

L’analisi economica sulla morte di Bryant. Vulpis: “I contratti d’immagine cesseranno”

31 gennaio 2020 | 14:33
Share0
L’analisi economica sulla morte di Bryant. Vulpis: “I contratti d’immagine cesseranno”

Un dolore sul piano umano, la perdita del campione dell’Nba, anche conseguenze pesanti sul lato finanziario. Era un imprenditore di se stesso e investiva. Il Direttore di Sporteconomy descrive lo scenario

Roma – Desta ancora un dolore infinito la perdita di Kobe Bryant. Solo alcuni giorni fa, l’ex cestista dei Los Angels Lakers, si schiantava con il suo elicottero su una collina di Los Angeles (leggi qui). Le indagini sono in corso, su cause e perché. Probabilmente il velivolo, come riportano le notizie arrivate dall’ente americano che se ne sta occupando, era sprovvisto di una strumentazione adeguata che potesse prevenire incidenti di quel tipo. In giornate di nebbia densa, come era stato lo scorso 26 gennaio (leggi qui). Ma è forse prematuro indicare e stabilire situazioni che solo il tempo potrà definire.

E’stato identificato il suo corpo, come quelli di chi con lui viaggiava. Sua figlia Gianna Maria, insieme ad altre sette persone tra cui anche il pilota (leggi qui). Nella zona della collina, interdetta dalla polizia californiana, per facilitare le indagini e per proteggere l’area dalla processione eventuale dei tifosi di Bryant, si stanno recuperando pezzi dell’elicottero e anche oggetti personali.

La perdita di Bryant sotto il profilo economico. Cosa accadrà al patrimonio personale?

Rimane il ricordo intanto. Di lui come campione pluridecorato e pluricapagato dell’Nba. Uno dei più grandi. Quello che non si dimentica. Ma anche un ragazzo semplice, a quanto chi lo conosceva, testimonia. La sua Mamba Mentality ha tracciato un segno nella forza e nel modo di affrontare lo sport e la vita. Era lui stesso un brand commerciale. Come accade per Cristiano Ronaldo o Lionel Messi. Un Mito che investiva e che creava business, grazie alla sua immagine di sportivo. Inevitabilmente, alcuni ambiti finanziari con lui correlati si fermano con la sua morte. Ne parla Marcel Vulpis. Interpellato da Il Faro on line, il direttore dell’agenzia di stampa economica – sportiva Sporteconomy, si stringe attorno al dolore diffuso di questi giorni, ma allo stesso tempo analizza le conseguenze economiche sulla sua prematura scomparsa.

Aveva lasciato la carriera da soli tre anni Bryant e nel pieno della sua giovane età, aveva solamente 41 anni, cresceva e manteneva rapporti con lo sport. I suoi guadagni in carriera ammontano a 770 milioni di dollari, secondo Forbes. In 20 anni di partite, vittorie (per cinque  volte fu campione dell’Nba) e pubblicità a bordo parquet, haguadagnato 323 milioni di dollari, tra ingaggio e stipendio. Gli sponsor lo avevano ricoperto d’oro. Con i loro 350 milioni investiti nell’immagine vincente, famosa e pulita di Kobe. L’atleta più pagato nella storia. Era un modello per tutti e investiva lui stesso, in aziende. In tutto il mondo. Come Vulpis spiega, inevitabilmente i contratti che aveva in essere con aziende varie, cessano di esistere. Non c’è più la sua immagine viva a pubblicizzare marchi e progetti commerciali. Come imprenditore aveva investito i suoi soldi sulle nuove tecnologie e nei nuovi brand, più diffusi nel mondo giovanile. Anche negli e-sport che rischiano di entrare alle Olimpiadi. Era un investitore intelligente che sapeva prevedere il futuro dello scenario economico.  Consigliato dai suoi investitori aveva fatto crescere il suo patrimonio personale.

Esisteva anche una fondazione da lui creata con la moglie Vanessa. E aveva la sua Mamba Sports Academy che diffondeva valori tecnici e sociali di una pallacanestro da lui sempre amata e che voleva portare in tutto il mondo. Un innamorato della disciplina Kobe. Ne nasceranno delle altre forse di fondazioni. Lo indica Marcel. Libri, storie. Sicuramente anche un film che racconta la sua storia. Tutto sarà fatto per ricordarlo e tutto porterà ulteriore guadagno ai suoi eredi. Pieni di dolore senza un padre da abbracciare. L’affetto intorno alla sua figura non si placa e non si placherà.

Le dichiarazioni di Marcel Vulpis

La morte di Kobe Bryant, prematura e in età giovanile, era un ex atleta di 41 anni che aveva lasciato il basket soltanto da tre stagioni, non solo è dolorosa sotto il profilo umano, ma lo sarà anche sotto quello economico. Ricordiamo che aveva asset per oltre due milioni di dollari, come valore. Aveva investito in tecnologia e media. Aziende specializzate in analisi e tracciabilità di dati. Oltre tutto era stato anche tra gli investitori minoritari di due colossi di informatica: entrambi produttori di pc. La Dell e poi il colosso cinese Alibaba. Aveva investito negli e-sport e nei confronti di Epic Games con il videogioco popolarissimo Fortnite. Aveva investito in aziende medio alte americane. Era un imprenditore e un investitore. Sicuramente ci saranno dei diritti sulle memorie e sulle sue bibliografie. E’ chiaro che sotto il profilo dei diritti d’immagine, che lui aveva con aziende, inevitabilmente si fermano, perché non c’è più la sua immagine viva. Non può essere abbinato a un defunto l’immagine di un brand. Probabilmente nasceranno fondazioni ed iniziative no profit in ambito sociale a suo nome. Prevedo che accadrà questo. Ma stiamo parlando di un altro settore. Operazioni in ambito solidale, non legate allo sport business. Tutti i suoi abbinamenti in ambito sportivo della pubblicità, come ad esempio quello con Coca Cola, andranno a svanire perché c’è stata una morte prematura. Per i temi legati alla sua storia, agli aspetti biografici di campione iper celebrato andranno sicuramente a crescere, ma è business legato ad un campione non in carne e ossa”.

(Il Faro on line)