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Coronavirus, nella diocesi di Porto-S. Rufina svuotate le acquasantiere e comunione solo in mano

29 febbraio 2020 | 14:15
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Coronavirus, nella diocesi di Porto-S. Rufina svuotate le acquasantiere e comunione solo in mano

Le indicazioni di mons. Gino Reali per fronteggiare il rischio epidemia

Fiumicino – Comunione solo in mano e acquasantiere svuotate. Questi i principali provvedimenti presi da mons. Gino Reali, vescovo della Diocesi di Porto-Santa Rufina, per tutte le comunità della stessa diocesi.

Una decisione che arriva, come si legge in una nota diffusa dalla Curia, dopo aver appreso “con rammarico la notizia del caso di contagio da coronavirus, riscontrato a Fiumicino e validato dall’Istituto Superiore di Sanità” (leggi qui). Da qui le raccomandazioni ai parroci e ai fedeli di osservare le seguenti indicazioni:

1) la dovuta igiene personale e dei luoghi;
2) la discrezione sullo scambio della pace, che deve avvenire fra persone vicine e con la modalità più semplice e rispettosa;
3) la proibizione di tenersi per mano durante la recita del Padre nostro o altri momenti della preghiera;
4) la distribuzione dell’Eucaristia solo sulle mani, per precauzione nei confronti dei Fedeli e dei Ministri della Comunione;
5) tolta l’acqua benedetta dalle acquasantiere, si valorizzi, come la norma liturgica permette, l’aspersione con l’acqua benedetta all’inizio della Santa Messa che sostituisce l’Atto Penitenziale.

“Raccomando di continuare la preghiera al Signore perché conforti quanti sono colpiti dal coronavirus e le loro famiglie e illumini e guidi le Autorità e gli operatori sanitari”, l’appello di mons. Reali.

Che aggiunge: “Raccomando ai Parroci di leggere insieme ai Fedeli il Comunicato della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana del 24 febbraio scorso, per conoscere e far proprie le indicazioni comuni delle Chiese in Italia”.

Coronavirus, la nota della Presidenza Cei

Davanti al diffondersi del Coronavirus, alla notizia dei primi decessi, alla necessità di tutelare la salute pubblica, arginando il più possibile il pericolo del contagio, in questi giorni – e in queste ore – si susseguono richieste relative a linee comuni anche per le nostre comunità ecclesiali.

Come Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana avvertiamo il dovere di una piena collaborazione con le competenti Autorità dello Stato e delle Regioni per contenere il rischio epidemico: la disponibilità, al riguardo, intende essere massima, nella ricezione delle disposizioni emanate.

Nel contempo, come Chiesa che vive in Italia, rinnoviamo quotidianamente la preghiera elevata ieri a Bari, nella celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre a conclusione dell’incontro del Mediterraneo: preghiera di vicinanza a quanti sono colpiti dal virus e ai loro familiari; preghiera per medici e infermieri delle strutture sanitarie, chiamati ad affrontare in frontiera questa fase emergenziale; preghiera per chi ha la responsabilità di adottare misure precauzionali e restrittive.

Ci impegniamo a fare la nostra parte per ridurre smarrimenti e paure, che spingerebbero a una sterile chiusura: questo è il tempo in cui ritrovare motivi di realismo, di fiducia e di speranza, che consentano di affrontare insieme questa difficile situazione.

La Presidenza della CEI

(Il Faro online)