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Giulia Ghiretti ambasciatrice paralimpica: “Fiera di questo ruolo. Il nuoto mi fa sentire libera”

Parla la vicecampionessa paralimpica azzurra e atleta delle Fiamme Oro. La Finp l’ha onorata di un ruolo prestigioso. Innamorata del nuoto e dello sport

Roma – Nel 2010 Giulia Ghiretti era una ragazza nel pieno della sua adolescenza: studio, famiglia, amici e tanto sport.  Aveva 16 anni quando, nel compiere un esercizio dal trampolino elastico che aveva ripetuto decine e decine di volte prima di allora, cade male sulla schiena e riporta una lesione dorsale. Operazioni, riabilitazione e un incontro fulminante, quello con il nuoto, che avviene nei primi mesi di degenza presso la struttura ospedaliera. Un appuntamento voluto e cercato da Giulia che ammette senza mezzi termini: “Decisi subito di fare nuoto perché volevo essere libera, sentire il mio corpo. Se ho avuto una fortuna è stata proprio quella di incontrare subito questo sport nel mio percorso, perché è stata una svolta nella mia vita”.

Giulia, oltre ad essere un’icona del nuoto paralimpico è giovane, simpatica, spigliata ed è una delle atlete che può fregarsi di un titolo importante riconosciutole dal Comitato Italiano Paralimpico, quello di Ambasciatore dello Sport Paralimpico. Ne conosce bene il valore, lo si capisce dalla sincerità e schiettezza con cui lo descrive: “La prima cosa che mi viene in mente è l’onore di ricoprire questo ruolo così prestigioso. All’inizio era tutto un po’ strano, mi rendevo conto che molti ti stavano osservando, ti guardavano e che eri un esempio; pian piano sono entrata nella parte ed ho capito che più che essere un Ambasciatore, la cosa più bella era il percorso che avevo fatto per arrivare ad esserlo. Ecco, se dovessi dire la cosa più bella sta proprio nei sacrifici che ho compiuto, più che nell’esserlo in se per se, perché la strada è stata dura ma la soddisfazione è massima”.

Un ruolo che potrebbe essere vissuto anche come un peso importante, una pressione che tuttavia la campionessa della FINP (Federazione Italiana Nuoto Paralimpico) – un argento e un bronzo alle Paralimpiadi di Rio nel 2016 – vive con serenità, consapevole “che questo peso è lo stesso che vivi nel momento in cui indosso la maglia della nazionale. Perché vedi, vestire quella maglia non è solo  avere una semplice scritta ‘Italia’ dietro la schiena o sulla cuffia, ma è rappresentare il tuo paese, un modo di fare e di essere. Non tutti hanno questo privilegio, per questo chi ci riesce deve essere un modello, un esempio, un punto di riferimento importante”.

Girando per l’Italia in questa veste molti sono stati gli episodi belli, altrettanti emozionanti ma alcuni curiosi come quando “in una scuola alcuni bambini mi chiesero perché non camminavo… per me era difficile spiegare le dinamiche dell’incidente o semplicemente quello che mi era accaduto. A un certo punto vedo che si mettono in ginocchio ed iniziano a guardare sotto la carrozzina. Quando si sono rialzati mi hanno detto ‘ma non hai niente!’, beh questo mi ha fatto capire e ci deve far capire quanto i bambini siano predisposti ad accettare ciò che magari gli stessi adulti spesso faticano a comprendere”.

L’ingenuità dei bambini trionfa sempre sul pensiero degli adulti e Giulia ne è testimonianza vivente perché “mi è capitato di vedere genitori che non volevano che i figli si avvicinassero a me e alla mia carrozzina; altre volte invece mi hanno detto che in principio erano in difficoltà perché non sapevano come approcciarsi o che avevano paura di sbagliare, di dire una cosa pensando mi potesse dare fastidio il loro pensiero. Nel tempoprosegue la Ghirettiho imparato molto e tento sempre di essere io la prima a spezzare il ghiaccio, mettendo le persone che ho davanti a me nella condizione di potersi sentire tranquille di dire ciò che realmente pensano”. La chiave dei rapporti che si instaurano con il mondo esterno dunque qual è? “La curiosità, perché se sai come approcciare una cosa, un argomento, allora tutto diventa più facile”.

Giulia nel suo percorso di Ambasciatrice dello Sport Paralimpico ha parlato un po’ ovunque: dalle scuole alle aziende e in ognuno di queste situazioni ha notato una particolarità ossia che “ogni volta che cambi posto trovi davanti a te una situazione diversa ed il bello è che quando sei difronte a molte persone questi spesso non hanno il coraggio di farti delle domande che poi alla fine ti rivolgono in privato. Ecco, quello che mi piacerebbe – sebbene succedesse anche a me quando ero a scuola di non alzare la mano (ride, ndr) – è che la gente prendesse il coraggio di farmi le domande che vuole davanti a tutti, sarebbe bello per me rispondere e raccontare la mia storia e la mia persona ancora più nel profondo”.

Un rapporto con il mondo esterno, quello degli Ambasciatori, stoppato forzatamente dalla pandemia di Covid 19, il maledetto virus che ha bloccato lo sport ma non le occasioni per Giulia di raccontare se stessa “anzi, forse mi capita in modo ancora più continuo di prima perché molte scuole mi hanno chiesto di parlare ai ragazzi in video lezione e lì, con uno schermo che inquadra solo la tua faccia, le differenzesemmai ci fossero – nessuno riesce a vederle!”. Le manca però il calore della gente, sentire il fremito del pubblico che infiamma le arene ed è per questo che conclude con un augurio che fa a lei e contemporaneamente a tutto il mondo sportivo: “Io come tutti gli atleti vogliamo solo tornare al più presto a vivere la normalità di una volta, compresa quella di raccontare la nostra esperienza alle persone”. (finp.it)