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Sparatoria ad Ardea, il giallo della pistola e il tso: a che punto sono le indagini

Rimane il mistero anche sulla presunta lite con i padre dei bambini uccisi.

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Ardea – Una pistola non segnalata alla locale stazione dei carabinieri, l’aggressione alla madre a maggio dello scorso anno, il Tso, la presunta lite con il padre dei bambini: sono tanti i punti al vaglio degli inquirenti dopo la sparatoria di ieri 13 giugno 2021 a Ardea, in via degli Astri (leggi qui).

La pistola

Era una Beretta calibro 7,65 la pistola usata dal killer. L’arma apparteneva al padre morto a novembre 2020 che faceva la guardia giurata. La morte dell’uomo non era nota alla stazione dei carabinieri di Tor San Lorenzo. Ai militari sarebbe dovuta pervenire una segnalazione sulla detenzione della pistola da parte della famiglia, cosa che invece non si è verificata.

L’arma era stata quindi regolarmente denunciata dal padre del ragazzo ma nessuno della famiglia si era poi preoccupato di segnalarne la detenzione ai carabinieri dopo la morte dell’uomo. Il padre, una guardia giurata, aveva detenuto la pistola a Roma fino a novembre del 2019, successivamente l’aveva trasferita a Colle Romito con certificato medico presentato al commissariato Esposizione.

Contestualmente aveva presentato la richiesta di trasferimento dell’arma per la quale aveva poi avuto il nulla osta.

L’aggressione alla madre e il Tso

Il 34enne a maggio 2020 aveva minacciato la madre con un coltello. In quel caso l’uomo fu sottoposto a un Tso, ma a parte quell’episodio non risultano segnalazioni di patologie psichiatriche a suo carico. Agli atti non ci sono dunque documenti che possano attestare la condizione psicologica del suicida, se non l’intervento del maggio dello scorso anno, venendo accompagnato dall’automedica in ospedale per un Tso. Secondo quanto riferito dalla madre, il figlio sarebbe uscito dall’ospedale il giorno dopo.

Eppure, Romano Catini, presidente del Consorzio di Colle Romito, sottolinea l’instabilità del killer: “Sparava in aria ma sembrava fosse una pistola finta, si sentivano colpi, sarà successo 4 volte, i carabinieri lo conoscevano. Per piccoli motivi andava fuori di testa, era successo. Io mi chiedo come uno così, uscito dal Cim da poco tempo, potesse avere una pistola in casa”.

La lite con il padre dei bambini

Non c’è stata nessuna lite tra Andrea Pignani e il padre dei bambini uccisi: questa al posizione degli investigatori. Secondo quanto si apprende da fonti vicine alla famiglia delle due piccole vittime, i due bimbi stavano andando in bicicletta nel parco pubblico a pochi metri di distanza da casa loro.

L’uomo, pistola in pugno, ha sparato prima a uno dei due bambini e subito dopo all’anziano che aveva tentato di intervenire. Poi ha rivolto l’arma verso l’altro bimbo e lo ha ucciso. I due fratellini sono stati colpiti uno al petto e una alla gola.

Ma alcuni testimoni avrebbero dato una versione diversa dei fatti e avrebbero raccontato di una presunta lite, per futili motivi. A raccontarlo è sempre Romano Catini, presidente del consorzio, che ha aggiunto: “Prima di sparare a loro ha sparato contro un’altra persona, ma non l’ha colpita”.

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