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Scherma, Aldo Montano alla sua quinta Olimpiade: “Entusiasta di dare il mio contributo”

E’ Capitano della Nazionale il livornese campione ad Atene 2004. A 42 anni un simbolo per gli azzurri

Dà il “cinque” ai compagni con la sicurezza che infonde un capitano coraggioso, condottiero navigato d’una nave azzurra che con lui solca le acque olimpiche da 17 anni. Sì, ne aveva 26 Aldo Montano quando disputò e vinse per la prima volta i Giochi: Atene 2004, medaglia d’oro nella sciabola maschile individuale, la gara che l’Italia non conquistava dalla notte dei tempi che rimandava ad Anversa 1920 e al mitico Nedo Nadi, livornese come lui. È il motivo per cui quel giorno d’agosto in Grecia, tra gli dei dell’olimpo, resta un’incisione sulla pietra di una storia che questo campione mai passato di moda ha saputo trasformare in un perenne presente.

E allora (ri)eccolo ancora, in rotta su Tokyo, la sua quinta Olimpiade, il simbolo di generazioni di schermidori che in lui hanno visto l’idolo, l’icona, il modello. Pure se sul tema Aldo glissa: “Se lo dicono gli altri, d’accordo. Ma non parlo di me stesso come simbolo, preferisco farlo come atleta che non ha perso la voglia di tirare e divertirsi”, racconta con il sorriso sornione e sincero di chi non si autocelebra anche se sa d’aver rappresentato una storia nelle storie di tanti ragazzi che oggi praticano il suo stesso sport. Alcuni diventati persino colleghi di Nazionale.

Enrico Berrè, compagno di Montano nella gara a squadre, decise – parole sue – “di lasciare il fioretto e passare alla sciabola vedendo Aldo vincere ad Atene”. E sempre in quell’estate magica del 2004, davanti alla tv, il trionfo del toscano stregò pure Michela Battiston, che sarà la quarta azzurra del team delle sciabolatrici in Giappone. Due esempi tra tanti. Perché il segno lasciato da Montano in due decenni da 27 medaglie contando solo Olimpiadi, Mondiali ed Europei sfugge a ogni ricostruzione didascalica.

Aldo è stato di tutto un po’: il bello, il divo televisivo, gli anelli, le battute, le stoccate, le vittorie, pure qualche sconfitta da cui è sempre ripartito con l’ostinazione e la forza di chi sfida tutti, se stesso compreso. Sono queste ultime, unite all’innato talento che era inevitabilmente nel Dna per chi proviene da una famiglia di fuoriclasse, le doti alla base della sua quinta partecipazione olimpica a 42 anni. “Resistendo a qualche acciacco, certo, però sempre con l’entusiasmo di chi ha voglia di dare il suo contributo”, garantisce a pochi giorni da una gara che suscita ancora suggestioni fortissime. Autentiche.

Sarà protagonista della prova a squadre, Aldo Montano. Da chioccia. Da capitano. Da campione senza tempo che sente d’avere ancora emozioni da vivere e regalare. Ma soprattutto un altro sogno da provare a coronare.

(foto@AugustoBizzi)

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