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“Il Comune non sbagli, l’Iresa serve per l’inquinamento acustico non per la pineta di Fregene”

Giuliacci: "I soldi per la Pineta, che servono, vanno trovati sul altri capitoli"

Fiumicino – L’Iresa non si può spendere “come ti pare, non ne puoi spendere buona parte per la pineta di Fregene (che certamente li meriterebbe), per interventi che nulla c’entrano con l’inquinamento acustico, non essendo nemmeno nel cono di volo”.

E’ l’appello che l’attivista Marcello Giuliacci, dal suo profilo Facebook, rivolge all’amministrazione comunale di Fiumicino, facendo eco alle dichiarazioni del Comitto FuoriPista (leggi qui) circa l’uso improprio dei soldi provenienti dalla tassa dell’Iresa.

Un appello che inizia con un aneddoto comune a molti, e ribattezzato dallo stesso attivista “Iresa e pora nonna”: “‘Nì, tiè 5.000 lire, comprati le scarpe nuove’. Questo ci diceva nonna ogni tanto, ben sapendo che le avremmo spese sicuramente in tutt’altro, ma faceva parte del non detto, anche nonna era contenta se ci compravamo un gioco o ci facevamo una partita a biliardo con gli amici”.

L’Iresa – spiega Giuliacci – non sono però le 5.000 lire di nonna, sono soldi (pochi) che devono essere spesi per combattere l’inquinamento acustico derivante dalla presenza di un aeroporto. Non le puoi spendere come ti pare, non ne puoi spendere buona parte per la pineta di Fregene (che certamente li meriterebbe), per interventi che nulla c’entrano con l’inquinamento acustico, non essendo nemmeno nel cono di volo”. E ribadisce: “Non si può fare! I soldi per la Pineta, che servono, vanno trovati sul altri capitoli“.

“Leggo di un atto di consiglio, un emendamento al bilancio, in questo senso, ora, aldilà di ‘contraddirsi’ platealmente sul significato di una lotta contro il raddoppio, che in fondo è una lotta contro l’inquinamento e per la difesa del territorio”, prosegue Giuliacci, concludendo: “Io penso che l’effetto massimo di questo atto sarà solo un po’ di pubblicità mediatica, non avrà alcun effetto, non potrà essere trasformato in atto amministrativo (dalla parte amministrativa) perché poi, matematico, qualcuno si beccherebbe una denuncia per aver usato fondi pubblici per scopi diversi da quelli previsti“.

(Il Faro online)