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Fiumicino, viadotto di via dell’aeroporto a rischio crollo: “Superati i termini di sicurezza” foto

Il centrodestra: "Non rispettati i 40 giorni per la realizzazione della viabilità alternativa, nessuna informazione al riguardo. Regione, Astral e Comune dove sono?"

Fiumicino – All’inizio di ottobre scorso una riunione urgente stabiliva l’estrema pericolosità del viadotto dell’Aeroporto, tanto da convocare una conferenza stampa per annunciare il restringimento a una corsia della carreggiata, il divieto di transito ai mezzi pesanti e l’abbattimento del viadotto.

Si parlò anche di una viabilità alternativa, per permettere la demolizione di una struttura che ormai aveva fatto il suo tempo, e – in somma urgenza – furono stanziati 3 milioni di euro per realizzarla. Di più: si diede un tempo limite, vista la pericolosità, di 40 giorni, entro i quali sarebbe dovuta partire la viabilità alternativa.

“Siamo ben oltre il tempo massimo fissato (leggi qui l’articolo) un ritardo inquietante” affermano Roberta Angelilli (Forza Italia) Vice Presidente VI Commissione Lavori pubblici, infrastrutture, mobilità, trasporti della Regione Lazio, Vincenzo Piso esponente di Idea, Anselmo Tomaino (Cuori per Fiumicino) e il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Alessio Coronas, in una conferenza stampa congiunta alla quale hanno partecipato anche Federica Cerulli, Patrizia Fata, Alessio Berardo, Maurizio Bondani, Alessio Di Mitri, Simone Scaccia e Giorgiana Guidi.

“Nessuno ne parla – proseguono – come se il problema non riguardasse la vita dei cittadini, e non è un modo di dire. Non la vita in senso lato, ossia gli orari di spostamento e i collegamenti, ma in senso proprio. Non dimentichiamo che l’accelerazione sul viadotto e sul Ponte della Scafa l’abbiamo rilevata dopo il crollo del ponte Morandi a Genova”.

Opere a fine vita, ritardi sui tempi

viadotto aeroporto

“La relazione dell’Astral – specifica Angelilli – poneva chiaramente in luce le criticità sia del viadotto dell’aeroporto sia del Ponte della Scafa: opere vetuste, con cemento armato a fine vita, senza adeguata manutenzione per decenni. Un degrado tale che ha portato alla limitazione della circolazione (leggi qui l’articolo) in entrambi i casi e che poi, in somma urgenza, ha portato a definire criteri rapidissimi per la definizione di una viabilità alternativa, propedeutica all’abbattimento del viadotto. Non c’è traccia di alcuna comunicazione in questo senso. Abbiamo fatto un sopralluogo, e le condizioni del viadotto, viste da sotto, sono preoccupanti.

I cittadini rischiano molto passando ancora su quel tratto, ma le Istituzioni sembrano non accorgersene. Passato il clamore del crollo del ponte Morandi, si sta procedendo con una lentezza che non capiamo. Se quel viadotto è stato chiuso perché si rischiava la vita, come mai poi i termini di somma urgenza non vengono rispettati? Cosa rischiano i cittadini ogni giorno?

“Anche perché – interviene Vincenzo Piso – la ditta incaricata dei lavori (leggi qui l’articolo), nel suo profilo pubblico fa della precisione sui tempi un vanto. Ma qui siamo almeno venti giorni in ritardo se si vuole partire dal documento ufficiale dell’Astral, ma a quasi due mesi se parliamo della riunione svolta il 1 ottobre scorso; e con la situazione di pericolo esistente non si può far finta di nulla. E ci sarà da capire anche il discorso sui costi, ma lo affronteremo a tempo debito, ora prioritario è impedire che una tragedia come quella di Genova possa ripetersi a Fiumicino per la lentezza con la quale si sta affrontando il problema.

Va anche sottolineato – afferma ancora Piso .- che Regione Lazio, Astral e Comune di Fiumicino sono assolutamente carenti, ma direi proprio assenti, sul fronte dell’informare la cittadinanza di cosa si stia facendo, dei tempi, delle soluzioni; una conferenza stampa al momento del massimo clamore, poi più nulla”.

“Sarà un caso – riprende Roberta Angelilli – ma dal Consiglio regionale è stata bocciata la proposta di istituire una Commissione permanente proprio al fine da non far cadere nell’oblio, come invece sta avvenendo, la tempistica sui lavori, le specifiche sui costi, l’efficienza di chi opera. Volevamo sapere per informare, non ci è stato concesso”.

Isola Sacra in gabbia

“Quanto a Fiumicino – afferma invece Anselmo Tomaino – dobbiamo ricordare che nessuno ha pensato a liberare l’Isola Sacra dalla gabbia che le è stata costruita intorno: col ponte della Scafa sotto lavori e il viadotto prossimo all’abbattimento non si è ipotizzato di utilizzare le strade laterali e i sottopassi per permettere l’ingresso all’Isola sacra. Per non parlare della chiusura semaforica su via Trincea delle Frasche”.

“A questo proposito – ha detto Alessio Coronas – non è tollerabile che un intero quadrante venga chiuso senza dare vie di fuga (leggi qui l’articolo) né possibilità di muoversi, con grave danno per i residenti e i commercianti. Ho presentato un’interrogazione per sapere se esista o meno una vera e propria ordinanza di chiusura dell’incrocio di via Trincea delle Frasche e chi l’ha firmata”.

Il corridoio C5 fantasma

corridoio C5

Ultimo capitolo: il corridoio C5. “Dopo aver speso circa 20 milioni di euro e aver fatto una serie interminabile di finte inaugurazioni in concomitanza con le campagne elettorali – concludono – siamo ancora con il ‘corridoio’ chiuso. E mentre la politica tarda e la burocrazia annaspa, anche quella struttura si sta degradando: asfalto rotto, ciclabile malridotta, rovi che hanno invaso la carreggiata. Insomma, uno spreco totale.

Chiediamo a Montino e Zingaretti, oltre che all’Astral, di dare conto di cosa stia accadendo, di rispondere alle sollecitazioni, e cercheremo di sollecitare anche il Governo ad intervenire con urgenza. Non si può ‘giocare’ sulla pelle dei cittadini”.

(Il Faro on line)