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Nuova ciclabile di Ostia, LabUr: “La pista non ha le autorizzazioni necessarie”

Schiavone: "Meccanismo scorretto creare la pista ciclabile con la misura anti-Covid"

Ostia – La nuova pista ciclabile di Ostia è al centro del dibattito politico lidense e sta raccogliendo molteplici critiche in questo periodo, ricevendole in particolar modo dal LabUr che ne segnala da diverse settimane delle irregolarità di progettazione.

Abbiamo voluto approfondire l’argomento con un’intervista all’ingegner Andrea Schiavone, presidente del LabUr.

Quanto è costata alla cittadinanza questa struttura e quanto costerebbe smontarla?

“La pista ciclabile non è costata solamente l’importo dichiarato a livello pubblico dall’attuale Amministrazione. I costi pubblicizzati si fermano alla pittura delle strisce, ma un importo è stato prelevato dalle opere di manutenzione ordinaria delle strade del territorio. Oltre ai 116mila euro più IVA dichiarati per i lavori, penso ce ne siano d’aggiungere altri 40/50mila euro. Per smantellarla non ci costerebbe assolutamente nulla, in quanto basterebbe una pitturata per far tornare tutto come prima”.

Esiste un problema d’illegalità nella costruzione di questa pista ciclabile?

“Il problema di quella pista rimane la legalità nelle fasi autorizzative. Oggi la pista viene elencata come ‘pista ciclabile transitoria’, ma non viene inserita dal Comune di Roma all’interno di questa categoria. Tutto ciò crea dei problemi giuridici, poiché le ‘ciclabili transitorie’ non esistono giuridicamente. Una manovra forzata dal Comune di Roma, considerato come la pista non è nemmeno tra i 150 Km di ciclabile programmati dal Campidoglio”.

Con questo costo, quali problematiche urbanistiche poteva trattare il X Municipio in maniera alternativa? 

“Sul lungomare di Ostia da due anni e mezzo c’è il limite di velocità a 30Km/h, poiché questa Amministrazione ha dichiarato la strada dissestata. Due anni e mezzo che la stessa Amministrazione si è disinteressata di ripristinare il fondo stradale, facendoci però una pista ciclabile. L’Amministrazione dovrebbe differenziare i concetti di ‘mobilità’ e ‘viabilità’, poiché sono due cose completamente diverse. Oggi si è cercato di risolvere un problema di mobilità, sfavorendo però quello della viabilità.

Questo perché si è presa velocemente una soluzione azzardata, che ha portato tutta una serie di disservizi: linee del trasporto pubblico deviate all’ultimo secondo senza concertarle con ATAC; problemi sulla raccolta dei rifiuti; problemi agli stabilimenti balneari e ai mezzi di soccorso. Si è voluto affrontare un problema di mobilità come la messa in sicurezza dell’utenza debole della strada, dimenticando completamente la viabilità locale.

L’alternativa sarebbe stata riprendere l’idea urbanistica dell’ex assessore Paolo Berdini, che voleva fare lungo la litoranea un percorso ferrato per monorotaie, tram o una metropolitana leggera di superficie. Un progetto che per la grande distanza avrebbe garantito un maggiore incremento delle attività commerciali. Oggi è difficile che persone anziane o con difficoltà motorie possano usare la pista ciclabile. Probabilmente altre forme di trasporto pubblico sarebbero state migliori, come il progetto abbandonato dell’assessore Berdini. Adesso abbiamo una pitturata stradale spacciata per pista ciclabile”.

Come si sarebbe dovuta costruire una ciclabile nel territorio di Ostia? E’ favorevole a costruire una simile pista qui?

“Sono assolutamente favorevole a una pista ciclabile. E’ fondamentale sia in chiave ciclo-turistica, che di ciclo-via urbana. Deve garantire il turismo, facendo incrementare il numero di chi vuole passeggiare in bicicletta. Ma deve garantire anche un percorso facilitato sulle due ruote all’interno di una struttura urbana. Sul piano giuridico anche il Gruppo X Mare ha sollevato perplessità sulle modalità realizzative del progetto. Non è stata fatta nessuna conferenza dei servizi, senza scrivere le cose in chiaro ‘nero su bianco’.

E’ stato utilizzato il meccanismo scorretto di ‘misura anti-Covid”, dove si è creato un trasporto diverso sulle due ruote perché non si potevano avere assembramenti ed evitare i mezzi pubblici. Ma non si fa tutto ciò sopprimendo le linee pubbliche, oppure avendo una pista ciclabile autorizzata dalla Giunta municipale e non da quella comunale. Giuridicamente questa pista non esiste. Esiste solo come volontà politica d’imporre sul territorio una questione. Sarebbe stata utile farla in un settore anche sperimentale.

Valorizzando la viabilità interna, che non viene impiegata se non d’estate per i parcheggi. Non creando la situazione di contrasto tra ‘ mobilità’ e ‘viabilità’. Sarebbe stato più utile creare tra le varie stazioni – Stella Polare, Castel Fusano, etc – dei corridoi di ciclabilità, che avrebbero portato il traffico dei ciclisti in sede protetta dalle stazioni verso il lungomare e non la situazione di adesso. Ricordiamoci le difficoltà attuali che con questa pista stanno trovando autoambulanze, i mezzi ATAC e quelli di AMA. Una pista ciclabile protetta dalle macchine. A cosa servirà questa ciclabile nei mesi invernali, senza le macchine che proteggono la pista e gli stabilimenti chiusi?”.

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