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Sabato 12 la sprint a Davos, Pellegrino: “In lotta per il vertice..non vedo l’ora di gareggiare”

Parla l’argento olimpico della sprint. Questo fine settimana l’Italia in pista per il podio. Per la classe femminile Lucia Scardoni

Davos – La Coppa del mondo di sci di fondo affronta nel fine settimana la seconda tappa di competizioni sulla pista di Davos, dove si disputano sabato 12 dicembre una sprint in tecnica libera, mentre domenica 13 toccheà a una 15 km maschile e una 10 km femminile, sempre in pattinato.

Il direttore tecnico Marco Selle ha convocato per l’appuntamento elevetico i seguenti atleti (tra parentesi le gare che disputeranno): fra gli uomini Federico Pellegrino (sprint+distance), Francesco De Fabiani (sprint+distance), Davide Graz (sprint+distance), Giacomo Gabrielli (sprint), Maicol Rastelli (sprint), Michael Hellweger (sprint), Giandomenico Salvadori (distance), Stefano Gardener (distance), Simone Da Prà (distance).

In campo femminile presenti Ilaria Debertolis (sprint+distance), Francesca Franchi (sprint+distance), Elisa Brocard (sprint+distance), Lucia Scardoni (sprint), Greta Laurent (sprint), Cristina Pittin (distance) e Anna Comarella (distance).

Federco Pellegrino, leader della squadra azzurra, fa il punto della situazione sulla pista dove ha conquistato la prima vittoria della carriera in Coppa. “Dopo 10 anni dal mio esordio siamo ancora qua a lottare per le posizioni di vertice. Le sensazioni sono buone, l’infortunio alla coscia è dimenticato, le gare in tecnica classica di Ruka mi hanno dato buone sensazioni, penso che mi troverò a mio agio anche nelle gare di Davos in tecnica libera. In questi giorni ci siamo allenati molto bene, la pista è sempre la stessa e la conosco a meraviglia, mi sembra preparata anche meglio rispetto al passato, non vedo l’ora di gareggiare“.

Il vicecampione olimpico esprime anche la sua opinione circa l’assenza nei prossimi appuntamenti degli atleti di Svezia, Norvegia e Finlandia. “Rispetto la loro scelta, dettata secondo loro da un rischio troppo elevato di gareggiare in Europa centrale in queste settimane. Personalmente ritengo che gareggiare a Davos sia un rischio calcolato, pari a quello di avere gareggiato a Ruka, oppure di prendere parte a gare estive di skiroll dove si raggiungono velocità molto elevate in discesa che, in caso di caduta, possono mettere a rischio la carriera. C’è grande delusione e un pizzico di tristezza dentro di me per il fatto che stiamo viaggiando su un aereo dentro a una turbolenza e chi sta guidando l’aereo che sono le stesse persone che lo hanno costruito, si chiama fuori, con certi atleti seduti in business class che si lanciano giù con il paracadute, mentre altri atleti OPA come noi che abbiamo provato a dare il nostro contributo per migliorare le cose, non siamo stati ascoltati, e ci troviamo a governare un aereo non costruito da noi, mi sembra una mancanza di rispetto nei confronti del nostro mondo. Io e miei compagni parteciperemo a tutte le prossime gare perchè il rischio zero in questo momento non esiste, anche perchè sento una sorta di responsabilità nei confronti di chi si è impegnato per farci gareggiare nelle condizioni meno rischiose possibili, sia gli organizzatori dell’evento che la nostra federazione che i gruppi sportivi militari, è anche una sorta di rispetto in questi mesi difficili nei confronti di chi sta perdendo il lavoro a causa del covi-19. I conti li faremo dopo la gara“. (fisi.org)