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Covid-19, il Papa: “La pandemia ha senso se suscita in noi compassione e solidarietà”

In San Pietro il canto del Te Deum. Bergoglio è assente causa sciatalgia, il cardinal Re legge l'omelia preparata dal Pontefice. Presenti in basilica anche la sindaca Raggi e i ministri Boccia e Spadafora

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di FABIO BERETTA

Città del Vaticano – Potrebbe sembrare “forzato” ringraziare Dio al termine di un anno come quello appena trascorso, segnato dalla pandemia. “A volte qualcuno domanda: qual è il senso di un dramma come questo? Non dobbiamo avere fretta di dare risposta a tale interrogativo. Ai nostri ‘perché’ più angosciosi nemmeno Dio risponde facendo ricorso a ‘ragioni superiori’”.

In una basilica di San Pietro semideserta, il cardinale decano del Collegio cardinalizio, Giovanni Battista Re presiede i primi Vespri e il canto del Te Deum al posto del Papa, colpito da una “dolorosissima sciatalgia” (leggi qui). Ma Bergoglio fa comunque sentire la sua presenza: il porporato, infatti, legge l’omelia preparata dal Pontefice per l’occasione nella quale riflette sull’annus horribilis che sta per chiudersi sottolineando come “un Dio che sacrificasse gli esseri umani per un grande disegno, fosse pure il migliore possibile, non è certo il Dio che ci ha rivelato Gesù Cristo. Dio è Padre ed è pastore, e quale pastore darebbe per persa anche una sola pecora, pensando che intanto gliene restano molte? No, questo dio cinico e spietato non esiste. Non è questo il Dio che noi ‘lodiamo’ e ‘proclamiamo Signore'”.

Ma dove si può trovare il senso di questa pandemia? Per Francesco è la solidarietà. Ripercorrendo a grandi linee la parabola del buon samaritano (cfr Lc 10,25-37), il Pontefice fa notare che “qui, sì, forse possiamo trovare un ‘senso’ di questo dramma che è la pandemia, come di altri flagelli che colpiscono l’umanità: quello di suscitare in noi la compassione e provocare atteggiamenti e gesti di vicinanza, di cura, di solidarietà, di affetto”.

“È ciò che è successo e succede anche a Roma, in questi mesi; e soprattutto di questo, stasera, rendiamograzie a Dio. Rendiamo grazia a Dio per le cose buone accadute nella nostra città durante il lockdown e, in generale, nel tempo della pandemia, che purtroppo non è ancora finito”, aggiunge il Santo Padre.

Il suo pensiero va alle “tante le persone che, senza fare rumore, hanno cercato di fare in modo che il peso della prova risultasse più sopportabile. Con il loro impegno quotidiano, animato da amore per il prossimo, hanno realizzato quelle parole dell’inno Te Deum: ‘Ogni giorno ti benediciamo, lodiamo il tuo nome per sempre’. Perché la benedizione e la lode che Dio più gradisce è l’amore fraterno”.

Quindi il “grazie” a “medici, infermiere, infermieri, volontari”, persone che “si trovano in prima linea, e per questo sono in modo particolare nelle nostre preghiere e meritano la nostra riconoscenza; come pure tanti sacerdoti, religiose e religiosi, che si sono prodigati con generosità e dedizione”.

“Ma stasera – aggiunge – il nostro grazie si estende a tutti coloro che si sforzano ogni giorno di mandare avanti nel modo migliore la propria famiglia e a coloro che si impegnano nel proprio servizio al bene comune. Pensiamo ai dirigenti scolastici e agli insegnanti, che ricoprono un ruolo essenziale nella vita sociale e che devono affrontare una situazione molto complessa”.

“Pensiamo anche con gratitudine ai pubblici amministratori che sanno valorizzare tutte le buone risorse presenti nella città e nel territorio, che sono distaccati dagli interessi privati e anche da quelli del loro partito. Perché? Perché cercano davvero il bene di tutti, il bene comune, il bene a partire dai più svantaggiati”, ammonisce il Papa.

Tutto questo, conclude il Papa, “non può avvenire senza la grazia, senza la misericordia di Dio. Noi – lo sappiamo bene per esperienza – nei momenti difficili siamo portati a difenderci – è naturale –, siamo portati a proteggere noi stessi e i nostri cari, a tutelare i nostri interessi… Come è possibile allora che tante persone, senza altra ricompensa che quella di fare il bene, trovino la forza di preoccuparsi degli altri? Che cosa le spinge a rinunciare a qualcosa di sé, della propria comodità, del proprio tempo, dei propri beni, per darlo agli altri? In fondo in fondo, anche se loro stesse non ci pensano, le spinge la forza di Dio, che è più potente dei nostri egoismi”.

Ecco il motivo per lodare Dio questa sera: “perché crediamo e sappiamo che tutto il bene che giorno per giorno si compie sulla terra viene, alla fine, da Lui, viene da Dio. E guardando al futuro che ci attende, nuovamente imploriamo: ‘Sia sempre con noi la tua misericordia, in te abbiamo sperato’. In te è la nostra fiducia e la nostra speranza”.

Al termine della celebrazione, il cardinale Giovanni Battista Re, nell’uscire dalla navata si è fermato brevemente a salutare la sindaca di Roma Virginia Raggi, presente nei banchi di prima fila. Alla celebrazione hanno partecipato anche il ministro per gli Affari regionali e le autonomie Francesco Boccia, con la moglie Nunzia De Girolamo, e quello per lo Sport e le politiche giovanili Vincenzo Spadafora.

(Il Faro online) Foto © Vatican Media – Clicca qui per leggere tutte le notizie di Papa & Vaticano
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