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Papa Francesco: “Sarà un buon anno se ci prenderemo cura degli altri”

Il Pontefice: "All'inizio del nuovo anno siamo chiamati a trovare tempo per chi è solo, per chi soffre, per chi ha bisogno di ascolto e cura. Se troveremo tempo da regalare, saremo stupiti e felici"

di FABIO BERETTA

Città del Vaticano – “Quest’anno, mentre speriamo in una rinascita e in nuove cure, non tralasciamo la cura. Perché, oltre al vaccino per il corpo, serve il vaccino per il cuore: e questo vaccino è la cura. Sarà un buon anno se ci prenderemo cura degli altri, come fa la Madonna con noi”.

E’ questo l’augurio di Papa Francesco per il 2021, un augurio che arriva nel corso dell’omelia della Messa di Capodanno, celebrata nella basilica di San Pietro, all’Altare della Cattedra, alla presenza di pochissimi fedeli. Il Pontefice non è fisicamente presente a causa di una “dolorosa sciatalgia” (leggi qui), ma l’omelia da lui preparata viene letta dal Segretario di Stato, il cardinale Parolin, che presiede la funzione.

Come è solito fare, Papa Francesco riflette sulle letture della solennità odierna, quella di Maria Madre di Dio, ponendo l’accento su tre parole: benedire, nascere e trovare. Tre verbi, sottolinea il Santo Padre, “che trovano compimento nella Madre di Dio”. Soffermandosi sul primo verbo, Francesco sottolinea come oggi “celebriamo il Figlio di Dio, il Benedetto per natura, che viene a noi attraverso la Madre, la benedetta per grazia. Maria ci porta così la benedizione di Dio. Dove c’è lei arriva Gesù”.

“Facendo posto a Maria veniamo benedetti, ma impariamo pure a benedire. La Madonna, infatti, insegna che la benedizione si riceve per donarla. Lei, la benedetta, è stata benedizione per tutti coloro che ha incontrato”, sottolinea Francesco. “Anche noi siamo chiamati a benedire, a dire bene in nome di Dio. Il mondo è gravemente inquinato dal dire male e dal pensare male degli altri, della società, di sé stessi. La maldicenza corrompe, fa degenerare tutto, mentre la benedizione rigenera, dà forza per ricominciare ogni giorno”, ammonisce Bergoglio.

Nel descrivere il secondo verbo, “nascere”, il Papa cita un verso di San Paolo, nel quale l’Apostolo delle Genti sottolinea che il Figlio di Dio è “nato da donna” (Gal 4,4). “In poche parole ci dice una cosa meravigliosa: che il Signore è nato come noi. Non è apparso adulto, ma bambino; non è venuto al mondo da solo, ma da una donna, dopo nove mesi nel grembo della Madre, dalla quale si è lasciato tessere l’umanità”, spiega Francesco.

“Il cuore del Signore ha iniziato a palpitare in Maria, il Dio della vita ha preso l’ossigeno da lei. Da allora Maria ci unisce a Dio, perché in lei Dio si è legato alla nostra carne e non l’ha lasciata mai più”, aggiunge il Pontefice.

Ma Maria, sottolinea, “non è solo il ponte tra noi e Dio, è di più: è la strada che Dio ha percorso per giungere a noi ed è la strada che dobbiamo percorrere noi per giungere a Lui. Attraverso Maria incontriamo Dio come Lui vuole: nella tenerezza, nell’intimità, nella carne. Sì, perché Gesù non è un’idea astratta, è concreto, incarnato, è nato da donna ed è cresciuto pazientemente”. Poi, elogia tutte le donne, perché loro “conoscono questa concretezza paziente: noi uomini siamo spesso astratti e vogliamo qualcosa subito; le donne sono concrete e sanno tessere con pazienza i fili della vita. Quante donne, quante madri in questo modo fanno nascere e rinascere la vita, dando futuro al mondo!”.

“Non siamo al mondo per morire, ma per generare vita”, aggiunge il Papa, sottolineando che “è dal cuore che nasce il bene: quanto è importante tenere pulito il cuore, custodire la vita interiore, praticare la preghiera! Quanto è importante educare il cuore alla cura, ad avere care le persone e le cose. Tutto comincia da qui, dal prenderci cura degli altri, del mondo, del creato”. “Non serve conoscere tante persone – ammonisce – e tante cose se non ce ne prendiamo cura. Quest’anno, mentre speriamo in una rinascita e in nuove cure, non tralasciamo la cura. Perché, oltre al vaccino per il corpo, serve il vaccino per il cuore: e questo vaccino è la cura. Sarà un buon anno se ci prenderemo cura degli altri, come fa la Madonna con noi”.

Nel terzo verbo, “trovare”, il Papa si sofferma sulle azioni dei pastori che per primi andarono ad adorare Gesù bambino: “Non trovarono segni prodigiosi e spettacolari, ma una semplice famiglia. Lì, però, trovarono veramente Dio, che è grandezza nella piccolezza, fortezza nella tenerezza”. Questi pastori sono come noi, sottolinea Francesco, “furono chiamati da un angelo. Anche noi non avremmo trovato Dio se non fossimo stati chiamati per grazia. Non potevamo immaginare un Dio simile, che nasce da donna e rivoluziona la storia con la tenerezza, ma per grazia lo abbiamo trovato. E abbiamo scoperto che il suo perdono fa rinascere, che la sua consolazione accende la speranza, e la sua presenza dona una gioia insopprimibile”.

Ma ora che “lo abbiamo trovato” “non dobbiamo perderlo di vista. Il Signore, infatti, non si trova una volta per tutte, ma va trovato ogni giorno. Perciò il Vangelo descrive i pastori sempre in ricerca, in movimento. Non erano passivi, perché per accogliere la grazia bisogna restare attivi”.

Infine, un auspicio: “E noi, che cosa siamo chiamati a trovare all’inizio dell’anno? Sarebbe bello trovare tempo per qualcuno. Il tempo è la ricchezza che tutti abbiamo, ma di cui siamo gelosi, perché vogliamo usarla solo per noi. Va chiesta la grazia di trovare tempo: tempo per Dio e per il prossimo: per chi è solo, per chi soffre, per chi ha bisogno di ascolto e cura. Se troveremo tempo da regalare, saremo stupiti e felici, come i pastori”. Quindi, una preghiera alla Vergine Maria: “Tu, che sai custodire nel cuore, prenditi cura di noi. Benedici il nostro tempo e insegnaci a trovare tempo per Dio e per gli altri”.

(Il Faro online) Foto © Vatican Media – Clicca qui per leggere tutte le notizie di Papa & Vaticano
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