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Tanina, un anno fa l’omicidio che sconvolse la comunità di Fiumicino

Questa sera, alle ore 19, muovendo dalla parrocchia di Santa Paola Frassinetti, una fiaccolata illuminerà la notte di Fiumicino in memoria di Tanina

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Fiumicino – Sgomento, dolore, rabbia. A distanza di un anno dall’omicido di Tatina Momilia, la giovane mamma di Fiumicino uccisa con un colpo alla testa dal suo personale trainer (reo confesso), sono questi i sentimenti che vivono gli abitanti del litorale, ancora scossi dalla vicenda che presenta ancora diverse ombre (leggi qui)

Per ricordare Tanina, la famiglia ha organizzato una fiaccolata (leggi qui) che si svolgerà proprio oggi, lunedì 7 ottobre 2019. Inizierà dal sagrato della parrocchia di Santa Paola Frassinetti subito dopo la messa delle ore 18. La processione muoverà quindi verso il luogo del ritrovamento del corpo senza vita della ragazza, in Via Castegnevizza.

La vicenda

Nella serata di domenica 7 ottobre 2018, il marito di Tanina ha denunciato la scomparsa della donna, lanciando un appello sui social (leggi qui). Il giorno dopo, in via Castagnevizza, all’Isola Sacra, in un canale di bonifica, il corpo della 39enne, è stato ritrovato senza vita.

L’ipotesi della caduta accidentale è stata scartata dopo l’analisi del medico legale, spingendo gli inquirenti a seguire la pista dell’omicidio. Un sospetto confermato successivamente dall’autopsia: Maria Tanina è stata uccisa con un colpo alla nuca.

I medici del Gemelli hanno infatti confermano che la morte della donna è sopraggiunta a seguito dello sfondamento del cranio dalla parte della nuca, con un oggetto contundente.

Il fatto che sia un oggetto compatibile con un bilanciere da body building o qualcosa di molto pesante, ha condotto le indagini nella palestra che la vittima frequentava (leggi qui). Non solo: dall’autopsia emerge anche un tentativo di soffocamento, il che farebbe pensare ad una colluttazione.

Dopo l’omicidio l’assassino, probabilmente a notte fonda, si è disfatto del cadavere facendolo rotolare nel canale di via Castagnevizza dalla cima della sponda.

Il personal trainer, un ex agente di polizia di 56 anni, nei giorni successivi al ritrovamento di Tanina, è stato ascoltato più volte dai carabinieri del Gruppo Ostia su disposizione della Procura di Civitavecchia.

L’attenzione degli investigatori si è poi concentrata sulla palestra, dove Maria sarebbe stata il giorno della sua scomparsa proprio per una lezione con il personal trainer.

Una mano “armata dal diavolo”

Appena due mesi fa, presso il tribunale di Civitavecchia, si è svolta l’udienza preliminare del processo a carico di Andrea De Filippis. Su di lui pendono accuse pesanti: omicidio volontario con le aggravanti dei futili motivi, occultamento di cadavere, crudeltà e sevizie.

Da subito le indagini puntarono sul personal trainer della donna (leggi qui). E dopo diversi sopralluoghi effettuati dalle forze dell’ordine nella palestra frequentata da entrambi (leggi qui), De Filippis confessò di averla uccisa (leggi qui).

In aula, davanti al marito e ai genitori di Tanina, ha reso una dichiarazione spontanea: “Chiedo scusa. Quel giorno la mia mano è stata armata dal diavolo“.

“Il mio assistito, che è per la non-violenza, nonché un devoto del Dalai Lama, non riconosce se stesso in quel gesto omicida”, ha spiegato l’avvocato di De Filippis, Cristian Milita, a ilfaroonline.it. “Quando inizialmente ha chiesto perdono – dice a ilfaroonlie.it l’avvocato Anna Maria Anselmi, legale della famiglia di Tanina -, De Filippis mi è sembrato davvero pentito. Ma quando ha aggiunto quelle frasi denigratorie nei confronti di quella ragazza uccisa ho avuto come l’impressione che quel pentimento non fosse sincero“.

L’udienza preliminare, prosegue Anselmi, per “i familiari di Tanina è stata una grande prova. Stanno malissimo, sono molto provati. Trovarsi davanti l’uomo che ha ucciso la loro figlia, la loro madre, è stato doloroso”.

In attesa della prima udienza del processo, fissata al 28 gennaio 2020, De Filippis resta rinchiuso nel carcere di Velletri, dove è stato spostato su richiesta dell’avvocato Milita poiché minacciato verbalmente in quello di Civitavecchia, dove era stato inizialmente portato, e poi aggredito fisicamente mentre si trovava a Rebibbia. Aggressioni dovute probabilmente al fatto che il personal trainer è un ex poliziotto.

(Il Faro online)

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