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La felicità di Schwazer: “Il mio trionfo. L’obiettivo era tornare pulito nello sport”

Sollevato dalla sentenza del Gip di Bolzano, il campione olimpico di Pechino commenta la sua ritrovata innocenza

Non ci crede Alex. Finalmente è arrivata la notizia che attendeva. Le Olimpiadi si fanno più vicine per lui. Il sogno resta quello, il sogno è sempre stato quello. Fermatosi due volte: la prima a Londra 2012, quando ammise  di  sua volontà di aver fatto uso di sostanze dopanti, nella conferenza stampa nota che tutti nello sport ricordano, la seconda a Rio 2016. Tornato alle gare al Mondiale di marcia di Roma, salì sul primo gradino sotto il  cielo della Capitale, strappando il pass per Rio. E proprio in Brasile, mentre si  preparava a marciare la sua 20 km della rinascita di allora, il Tribunale Sportivo Antidoping di Losanna lo fermò. Una presunta positività nelle urine, oggi smentita, che ha portato ad una squalifica fino al 2024.

Una carriera finita per l’ex azzurro. E ieri, ecco la notizia della vita. Una di quelle notizie che fanno rinascere e togliere dal cuore un peso enorme: “Non avrei sopportato il marchio di dopato a vita”. E’ una questione delicata questa. Sulle pagine de La Gazzetta dello Sport, Schwazer commenta le sue ore immediate alla sentenza del Giudice di Bolzano. Il Gip ha dichiarato che le provette furono manomesse: “Accertato con alto grado di credibilità che i campioni di urina furono alterati“. Si legge questo nella nota diffusa dall’ente di giustizia di Bolzano.

Finisce un incubo per Alex e lo festeggia con una buonissima torta al cioccolato fatta dalla moglie e sopra ecco il simbolo del sogno, i Cinque Cerchi olimpici ad invogliarlo a riprovarci: “È il mio trionfo più grande – dice Alex a La Gazzetta dello Sport – pure più dell’oro di Pechino. Lì sapevo cosa mi aspettava, ero allenato per lo sforzo, mentre nei tribunali sono un pesce fuor d’acqua. È stata una traversata nel deserto con i miei angeli, Sandro Donati e gli avvocati. Non mi sembra vero, ma una cosa voglio chiarirla”. E sottolinea: “La vera molla era dimostrare la mia innocenza. Perché ci avevo messo la faccia nel mio ritorno da pulito, dopo aver pagato giustamente nel 2012 le colpe per il doping. Nel 2016 sapevo di essere vittima, in compagnia di Sandro, di una colossale ingiustizia. La gente, però, giudica per quello che legge: c’era una sentenza, diceva il contrario. In pochi hanno avuto voglia e pazienza per studiare il caso, vedere le mille incongruenze, iniziare ad avere dubbi. Ecco, cancellare quella macchia era l’obiettivo”.

E ha raggiunto un altro traguardo importante Schwazer. Probabilmente il più bello della sua vita.

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