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Abusi in Vaticano, il Vescovo difende don Martinelli: “Tendenza omosessuale legata all’adolescenza”

Il Vescovo di Como al processo in Vaticano: "Da quando è a Como, prima come diacono poi come sacerdote non c’è stata una segnalazione. Era una tendenza omosessuale transitoria legata all’adolescenza"

Città del Vaticano – Prosegue in Vaticano il processo riguardo ai presunti abusi nel Preseminario San Pio X, avvenuti dal 2007 al 2012. L’ultima udienza, quella odierna, è tutta incentrata sul vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni, ascoltato come teste dal Tribunale Vaticano presieduto da Giuseppe Pignatone. Il Preseminario, infatti, dipende dalla Fondazione don Folci, a sua volta incardinata nella diocesi di Como.

E nell’udienza ci è soffermati sulla questione della “podestà” dell’istituto. Monsignor Cantoni ha riferito di aver chiesto chiarimenti in merito al cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro, da una settimana in pensione (leggi qui), che però aveva specificato di essere solo il responsabile della Sacrestia della Basilica vaticana (dall’istituto di orientamento vocazionale ospitava i cosiddetti “chierichetti del Papa”). “Non posso avere la giurisdizione sul Preseminario in quanto tale”, gli aveva detto Comastri, tra l’altro accusato ieri da uno degli ex allievi di aver saputo quello che accadeva nel Preseminario e di non aver fatto nulla.

Dal momento che “si viveva in ambiguità”, Cantoni ha anche raccontato di essersi rivolto al Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, il quale gli aveva precisato che “non c’era un patto tra il Vaticano e Como”. “Ho potuto chiarire che la responsabilità ultima è della diocesi di Como”, ha concluso monsignor Cantoni.

“Mi dissero che Martinelli era idoneo al sacerdozio”

Cantoni ha poi ricordato di aver ordinato lui stesso don Gabriele Martinelli sacerdote, l’imputato del processo per i presunti abusi: “Quando ho saputo che era prossima l’ordinazione sono venuto a Roma e ho convocato il rettore don Radice e il rettore del Seminario francese. Entrambi – ha raccontato il vescovo di Como in Aula – mi hanno detto che il giovane (Martinelli) aveva fatto un percorso positivo. Tutte le persone a cui avevo chiesto un giudizio su Martinelli, che avevano avuto a che fare con lui dopo il diaconato, mi avevano rassicurato che non ci fosse stato nessun comportamento equivoco, si era comportato con dignità. Il rettore del Francese ha visto una maturazione, sono passati anni, ha detto: ‘Ok, diamo il via’”.

Il vescovo Cantoni ha poi detto di aver ricevuto una buona collaborazione durante le indagini dall’Opera Don Folci, che attualmente risulta commissariata: “Ho ordinato un’inchiesta per far luce su aspetti economici e pedagogici. Sono molto preoccupati“. L’indagine è ancora in corso, sospesa però a causa del Covid.

Nella sua nota il presule scriveva di aver “maturato il sospetto che qualche sacerdote all’epoca educatore nel Preseminario sia venuto meno al suo compito di vigilanza”. Interrogato però ha detto di non essersi riferito a qualcuno in particolare ma in generale. E stata quindi citata la lettera falsa firmata da don Radice a nome del vescovo Coletti per confermare l’idoneità al sacerdozio e chiedere anche di accelerarla in occasione del 90° anniversario del fondatore dell’Opera Don Folci.

Mons. Cantoni in proposito ha detto di “non aver avuto notizia di questa lettera” ma di averne appresa l’esistenza durante l’indagine, quando era stata già stracciata. Nel corso del processo, sta emergendo via via sempre di più la figura dell’ex vicario giudiziale della diocesi di Como, don Andrea Stabellini, ora residente a Lugano dove insegna Teologia, al quale viene imputato da alcuni avvocati della difesa di aver violato il Codice di Diritto Canonico che prevede la riservatezza delle indagini.

Stabellini avrebbe raccontato alcuni particolari ad ex seminaristi suoi amici (in un’occasione nel bar della Pontificia Università Lateranense) e protratto il suo mandato di indagare sulla vicenda oltre il tempo previsto. Probabilmente verrà interrogato dal Tribunale vaticano. Stabellini, inoltre, dice di aver dichiarato alle Iene di “non aver condiviso il giudizio di infondatezza dato da Coletti e Comastri”. Mons. Cantoni  però ha detto che nei documenti il vicario giudiziale non ha mai espresso un parere simile e che, parlando a voce, aveva solo detto di essere stato “destabilizzato” dalla situazione.

Risarcimento per la vittima

La diocesi di Como, al termine di una indagine sul Preseminario San Pio X avviata dopo le lettere di denuncia presentate da don Marco Granoli e don Ambrogio Marinoni, sacerdoti che facevano parte dell’equipe educativa e che l’ex rettore don Enrico Radice aveva emarginato dalla gestione, aveva disposto un risarcimento di 20 mila euro per la presunta vittima, come ha confermato il vescovo di Como.

La diocesi quindi aveva chiesto ai due imputati (l’ex rettore Radice, accusato di favoreggiamento e a don Gabriele Martinelli, accusato di abusi e violenze) il risarcimento di 20 mila euro per la presunta vittima più 5 mila euro per le spese effettuate per le indagini. Indagini che si erano concluse con un “votum episcopi”. Questa “condanna” (non lo è in senso proprio perché il processo canonico non c’è stato) è alla base del rinvio a giudizio del processo penale in corso è stata notificata solo a don Martinelli e non a don Radice.

Il vescovo di Como ha detto che hanno “cercato di proteggere la persona la cui fama è stata lesa” dai servizi giornalistici. Il vescovo ha parlato delle accuse come risalenti ad un passato di Martinelli che ora è cambiato, confermando che tra settembre 2006 e giugno 2012, le segnalazioni dei sacerdoti parlano di “una condotta sessualmente inappropriata” ma “è pacifico che negli anni in questione non fosse chierico, manca il requisito soggettivo per l’applicazione delle norme“. (quelle sugli abusi da parte del clero sui minori).

Quindi il vescovo di Como, parlando di don Martinelli, ha scandito: “Da quando è a Como, prima come diacono poi come sacerdote non c’è stata una segnalazione. Era una tendenza omosessuale transitoria legata all’adolescenza“. Inoltre, ha aggiunto, don Gabriele ha sempre rispettato le regole imposte e nessuno, da quando è prete, “si è mai lamentato con me”.

Al termine dell’udienza è stato deciso che il 17 e il 18 marzo il Tribunale del Vaticano presieduto da Giuseppe Pignatone sentirà la presunta vittima. Sarà  anche effettuato un sopralluogo al Preseminario. Il 14 aprile, poi, una nuova udienza.  

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