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Patta e l’oro olimpico nella 4×100: “Una favola che sognano gli atleti.. la mia realtà”

19 settembre 2021 | 10:56
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Patta e l’oro olimpico nella 4×100: “Una favola che sognano gli atleti.. la mia realtà”

L’azzurro ospite di Atletica Tv. Debuttante ai Giochi e già medaglia. Gli incontri con gli alunni e gli allenamenti con Jacobs

Roma – La storia di un campione olimpico ad Atletica TV. Riparte il talk settimanale della Federazione Italiana Atletica Leggera con un nuovo ciclo di trasmissioni e si apre con Lorenzo Patta, il primo frazionista della staffetta che ha fatto sognare l’Italia.

A raccontare il dietro le quinte della 4×100 d’oro c’è anche Filippo Di Mulo, responsabile tecnico della velocità azzurra. “Mi è successo quello che sognano tutti gli atleti, e non me lo sarei mai aspettato”. Parola del 21enne che da quasi debuttante, alla seconda presenza in Nazionale assoluta, ha lanciato il quartetto azzurro verso la straordinaria impresa a cinque cerchi. “Sono sempre tranquillo, quando entro in pista. A Tokyo forse mi ha dato una mano l’assenza di pubblico, perché non sono abituato a gareggiare in un grande stadio pieno di gente, che però avrebbe anche potuto anche darmi una carica maggiore… e questo non lo sapremo mai!”. Il sardo di Oristano si mostra con la medaglia in mano: “Ma ormai amici e parenti si sono stancati di vederla!”, sorride.

“È stata una scommessa vinta – sottolinea Di Mulo – quella di un giovane che si è trovato catapultato nel massimo palcoscenico mondiale, ma ero convinto di questa scelta. A lui ho detto: ‘fai finta di essere a un campionato italiano’, ma non ce n’era bisogno e ha trasmesso tranquillità agli altri. Sentivo che questa era la squadra dei sogni e quando a fine maggio Patta è uscito acciaccato dagli Europei a squadre, gli ho detto che sarebbe andato a Tokyo se si fosse fatto trovare pronto al raduno preolimpico. Per questo ha preferito rinunciare agli Europei under 23, anche se non aveva la certezza di poter correre alle Olimpiadi”.

Lo sprinter azzurro ripercorre la sua stagione, iniziata con l’eclatante 10.13 nei 100 di Savona: “Ma dopo l’infortunio, mi è crollato il mondo addosso. È stata una batosta, poi ragionando a mente fredda ho pensato solo a recuperare per le Olimpiadi”. Il momento-chiave? “Al raduno di luglio, dove ho cercato di lavorare sui cambi”. E in particolare sul passaggio di testimone con un certo Marcell Jacobs… “Che poi ha deciso di vincere l’oro nei 100 metri – scherza lo sprinter delle Fiamme Gialle – ma per me non è cambiato nulla, sono rimasto concentrato sulla mia frazione. Il gruppo mi ha accolto bene: ragazzi eccezionali e atleti incredibili, con cui è un piacere stare insieme”. Ecco le foto-ricordo dei Giochi: davanti alla parola “ajò” (“era dopo la batteria, l’ha scritta Tortu!”) e quella sul bus dopo la vittoria (“non vedevamo l’ora di arrivare al villaggio per festeggiare con gli altri”). Nello scorso weekend, al Gran Premio d’Italia di Formula 1 a Monza, l’incontro con Alex Del Piero (“una grande persona, ma da romanista mi dispiace non aver visto Totti!”). Il calcio, primo sport dell’azzurro: “Ci ho giocato per 12 anni”, spiega mentre scorrono le immagini delle sue prodezze sui campi della Sardegna.

Come si ricomincia dopo l’oro olimpico? “Per la prossima stagione vorrei rivedermi nei 200 metri che è la mia gara, secondo me e il mio allenatore Francesco Garau. Mi sono sempre trovato bene su questa distanza, anche se all’aperto non la corro dal 2018. Sono una persona semplice, ma mi piace scambiare due chiacchiere con le persone che mi fermano per una foto. E ancora più importante della medaglia è aver fatto appassionare la gente. L’atletica dà tantissimo, è giusto che torni a essere regina degli sport”.

Due i momenti fondamentali, secondo Di Mulo: “Il recupero di Tortu, deluso dall’eliminazione in semifinale nei 100, che ha corso una frazione eccezionale con tutto il cuore. E per sfruttare al massimo la velocità di Jacobs, il secondo cambio allungato di cinque piedi in finale, quello con Desalu. Siamo entrati con il quarto tempo delle batterie, il record italiano di 37.95 dopo aver abbattuto per la prima volta il muro dei 38 secondi. Mi sono detto: adesso o mai più. Sapevo dove c’erano i margini per rischiare qualcosa, ci ho riflettuto tutta la notte: o si cerca di vincere, o aspettiamo gli errori degli altri. Ho scelto di provarci, sicuro del lavoro tecnico che gli atleti avevano alle spalle e del loro livello. Ce l’abbiamo fatta con un fantastico 37.50 e saremo ricevuti al Quirinale il 23 settembre, per me è il coronamento di una carriera”.

Il “prof” risponde alle domande degli spettatori sui social: “Ricambio generazionale? Di fatto è già avvenuto e fino alla prossima Olimpiade avremo tutti giovani, ma ci sono velocisti promettenti che stanno crescendo bene e all’occorrenza possono già entrare nel gruppo. Il futuro è roseo”. Una gara indimenticabile. “L’ho riguardata spesso, e soltanto oggi tre volte a scuola con gli alunni. Ce l’ho scolpita in mente, metro dopo metro, ma è sempre una grande emozione. In tanti hanno visto le Olimpiadi, ancora di più la staffetta, e anche chi non segue lo sport. È bellissimo averli fatti gioire”. (fidal.it)

(foto@Colombo/Fidal)

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