Settecolli 2023, il Settebello Special Guest: giocherà in amichevole con la Croazia

19 giugno 2023 | 21:11
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Settecolli 2023, il Settebello Special Guest: giocherà in amichevole con la Croazia

Coach Campagna festeggerà 60 anni: “La Nazionale e la Federnuoto sono la mia casa”

Roma – Torna allo Stadio del Nuoto il Settebello di Coach Alessandro Campagna. Era l’estate del 2014 quando gli Azzurri della Nazionale Italiana di Pallanuoto scendevano in vasca per esibirsi nel prestigioso triangolare con Croazia, Stati Uniti e Ungheria. Nove anni dopo ancora una volta i tifosi vedranno i loro beniamini sotto il cielo del Foro Italico e ancora in occasione del Settecolli. La prossima edizione degli Internazionali di Nuoto si svolgerà dal 23 al 25 giugno.

Una bacheca piena di successi in nove anni per gli Azzurri: bronzo europeo a Budapest 2014, bronzo olimpico a Rio de Janeiro 2016, oro e argento mondiale a Gwangju 2019 e Budapest 2022 e per la prima volta nella storia la World League a Strasburgo 2022. Sempre più successi per il Settebello, sempre più grande nella storia della pallanuoto mondiale.

L’occasione sarà anche quella per festeggiare i 60 anni di Alessandro Campagna, di cui 40 passati nel mondo della pallanuoto, prima come giocatore e poi come allenatore. L’Italia sarà la Special Guest dell’evento e il 23 giugno alle 21,30, dopo le finali di nuoto in programma, gli Azzurri di Campagna affronteranno ancora la Croazia in amichevole (un’anteprima delle SuperFinal di World Cup che si svolgeranno una settimana dopo). Nel 2014 il Settebello perse con gli storici avversari per 11 a 10. E probabilmente gli Azzurri cercheranno la rivincita allo Stadio del Nuoto.

Di seguito l’intervista di Alessandro Campagna (federnuoto.it)

“Ho esordito nel 1982 e, tranne i sei anni passati in Grecia, posso dire che il Settebello e la Federazione sono la mia casa. Sono grato a tutti coloro che mi hanno dato la possibilità di esaudire un sogno che non era affatto scontato. Prima da giocatore, poi da assistente e infine da tecnico, legare il mio nome ad una squadra così gloriosa è un vanto. Per questo ringrazio i miei compagni di squadra, i dirigenti e gli allenatori che mi hanno formato. Ho iniziato con il nuoto poi a 12 anni sono passato alla pallanuoto quindi sono quasi 50 anni che sono nella vasche. E’ un bel traguardo ma ho ancora l’entusiasmo di un ragazzino. L’esser diventato allenatore mi permette di stare sempre a contatto con i giovani e quindi mi fa restare giovane. Il segreto per far crescere i giocatori è togliere un po’ del proprio ego e questo ti fa vedere con occhi diversi anche la vita. C’è una crescita insieme, nelle relazioni e dal punto di vista umano, e questo è fantastico”.

“Ho avuto la fortuna di crescere nell’Ortigia, nella Città dello sport, tra valori importanti come l’amicizia, la capacità di socializzare e di spendersi per i compagni. Una virtù però mi preme sottolinerare ovvero l’impegno: senza questo non avrei mai raggiunto nessun risultato nonostante fui tagliato all’inizio della mia carriera. Se uno pensa che i risultati arrivino per grazia ricevuta allora è fuori fase. La testa è il primo grande elemento da allenare e per questo ringrazio i miei genitori e i primi tecnici che mi hanno aperto mentalmente a sacrificarmi”.

“Dopo quasi mille panchine tra giocatore e allenatore posso dire che il rammarico più grande sia stata la sconfitta in finale alle Olimpiadi di Londra. Venivamo da un mondiale vinto a Shanghai da protagonisti e ci è mancato un pezzettino per compiere il miracolo, ma davanti avevamo una Croazia straordinaria. Forse è mancato un briciolo di esperienza mia che potevo trasmettere ai giocatori. La gioia più grande è stata la vittoria alle Olimpiadi perchè sono un altro sport. Però la cosa che più mi emoziona ora è quando inizio un nuovo ciclo con la nazionale e vedo questi ragazzi che hanno la voglia dentro di primeggiare proprio come quando iniziai io. E’ come se nascesse un figlio, ogni volta che cambiando siamo riusciti a portare in alto un gruppo è stato il più grande motivo d’orgoglio e di soddisfazione. Di questo nuovo gruppo posso dire che oltre la competitività dobbiamo esser sempre coscienti dello spirito e dello stare bene insieme, di giocare con entusiasmo, voglia, disciplina, aiuto e umiltà. Mantenendo questa base di intenti sono convinto che ci toglieremo grandi soddisfazioni. La bandiera a cinque cerchi e Parigi devono essere impresse nella nostra mente ma dobbiamo vivere bene il presente, perchè se siamo un’ottima squadra ora, dovremmo puntare a divenire superlativi migliorando l’1 o il 2% di noi stessi. Solo migliorando individualmente possiamo crescere come squadra”

“Se ripenso a quando ero ragazzo mi ricordo che i nostri sogni erano quasi impossibili da raggiungere. Ricordo il primo viaggio in America o quello in Russia, sembrava andare in un altro mondo che nessuno conosceva e che qualche volta si vedeva in tv, il più delle volte in bianco e nero. Ora è tutto più fruibile e realizzabile per i ragazzi. Questo un pochino distorce dalla realtà che loro vedono come possibilità di avere tutto e subito. Per questo il mio ruolo è quello di dialogare con i giocatori e cerco atraverso i discorsi e il mio esempio da giocatore di esser credibile ai loro occhi. Carriere lampo è difficile trovarne, bisogna sempre passare da una crescita. Avere tutto e subito non è possibile e bisogna affidarsi a chi ti dà la possibilità di crescere come uomo e come sportivo”.

“Tutti i Settebelli di cui ho fatto parte hanno aneddoti straordinari, soprattutto quando c’è un bel clima nella squadra si respira un’energia pazzesca, come quella volta a Shanghai quando facemmo uno scherzo incredibile al vicepresidente Lorenzo Ravina. Queste cose creano gruppo, entusiasmo e senso di appartenenza. Io sono consapevole che i ragazzi sacrifichino parte della loro vita e della loro gioventù per una causa nobile: la pallanuoto, lo sport e il rappresentare la propia nazione. Però dall’altra parte, oltre la disciplina, bisogna lasciare che si scherzi e si sdrammatizzi un po’”.

Foto DBM / DeepBlueMedia

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