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L’oro di Londra 2012 per sempre nel cuore. Martina Caironi: “Da lì è cominciato il sogno nello sport”

Descrive il momento più importante della carriera la pluricampionessa paralimpica dei 100 metri. Il 5 settembre del 2012 vinceva il primo oro alle Paralimpiadi

Sono passati pochi giorni da quell’anniversario speciale che ha cambiato la sua vita, ma sembra ieri. Come sembrano passate solamente poche ore dalla vittoria di Londra 2012. Si stava facendo strada allora lo sport paralimpico nel mondo e Martina Caironi diventava il simbolo del movimento, in Italia e nell’intero globo, insieme ai nuovi fenomeni plurimedagliati.

Il 5 settembre di quell’anno la Caironi scendeva in pista nella gara regina dell’atletica e diventava lei stessa Regina. Un oro paralimpico nei 100 metri e una gioia senza fine. Quell’incidente in macchina e l’amputazione alla gamba di 5 anni prima, l’avevano allontanata dalla normalità e dal sorriso che la contraddistingue. Lo sport è arrivato a tendere una mano alla futura pluricampionessa mondiale e paralimpica. Insieme alla tecnologia. Grazie alle protesi del ventunesimo secolo, chi subisce amputazioni può rialzarsi. E può farlo anche grazie all’eredità della ‘sport terapia’ messa a punto dal fondatore delle Paralimpiadi in Italia (di cui il prossimo 18 settembre ricorre il 60esimo anniversario) e curatore di atleti, persone ed esseri umani che grazie alla sua opera hanno avuto un futuro nella vita, il Dott. Antonio Maglio.

(foto@Mantovani)

Anche Martina ha  risentito in modo benefico di una vita medica spesa per gli altri e allora in pista a Londra quella sera di settembre, l’atleta delle Fiamme Gialle ha portato con sé quei sogni momentaneamente infranti nell’incidente e rinati con il senso di rivalsa: “Una seconda vita piena di opportunità”. Scrive Martina sulla sua pagina ufficiale Facebook celebrando lo speciale anniversario della vittoria dorata. “La medaglia d’oro al colloprosegue Martinami ha permesso non solo di farmi conoscere, ma soprattutto di conoscere io stessa il mondo dello sport,  i suoi campioni che hanno fatto la storia, ma anche tutte le persone che orbitano attorno a questa grande passione comune”.

Non esiste un modo per descrivere, per ricordare, troppo  grande tutto. Tremavano le mani sui blocchi di partenza e sapeva l’atleta gialloverde che era necessario restare calma, per evitare di tornare sullo start la terza volta. Infatti, le due partenze false l’avevano innervosita, ma lei ha cercato di non scomporsi. La vicinanza della famiglia, alla quale lei stessa ha pensato appena entrata allo Stadio Olimpico degli 80 mila appassionati, l’ha confortata. Ma quel rumore roboante della folla per sempre le resterà nel cuore, come lo farà lo sparo dello start e il taglio del traguardo. Un inizio sfolgorante di  carriera quello. Il più privilegiato. In molti trovano nell’evento a Cinque Cerchi la propria consacrazione sportiva, dopo anni di sport, Martina invece da lì ha cominciato, prendendosi subito la medaglia più importante e maggiormente sognata.

(foto@Mantovani)

Prima nel mondo Martina, alle Paralimpiadi. Un esordio bellissimo di carriera che l’ha portata a conquistare medaglie mondiali e rompere il muro dei record. E non solo sui 100 metri. Anche nel salto in lungo. 16 medaglie internazionali, tra cui 3 ori paralimpici, 5 primi posti mondiali e poker sul primo gradino del podio agli Europei. Una leggenda Martina, portabandiera a Rio 2016, dove la bergamasca ha riportato due allori: oro nei 100 metri e argento nel lungo. Nel cuore Bergamo, da sempre. E soprattutto nell’anno della pandemia da coronavirus. Per la sua città particolarmente colpita dal Covid-19 Martina ha teso una mano. Non ha solo incoraggiato i cittadini a reagire, esprimendo la sua vicinanza, ma ha anche partecipato all’asta benefica ‘We Run Together’, ideata da Papa Francesco (leggi qui). Sono stati raccolti 100 mila euro e la presenza della tricampionessa paralimpica ha fatto del suo, per portare fondi agli ospedali di Brescia e Bergamo (leggi qui).

Adesso Martina prosegue il suo sogno sportivo. E collabora con Milano. E’ intervenuta a www.raiplayradio.it commentando quanto verrà realizzato. E ci sarà una protesi multicolore che lei stessa indosserà a Tokyo 2020. Sarà realizzata dagli studenti del Master IED Milano. Una decorazione tutta italiana sulla protesi che la Caironi indosserà per avverare altri bellissimi sogni a Cinque Cerchi. Un sogno da raggiungere la competizione giapponese slittata di un anno a  causa della pandemia. Dovrà staccare il pass la Caironi in questo strano anno di divieti e restrizioni sanitarie. Ma può arrendersi una campionessa paralimpica? Probabilmente no, se ha insegnato a non farlo mai. Se ha ispirato giovani e persone che hanno avuto il suo stesso problema fisico. Allora vai Martina, il sogno di Tokyo ti aspetta.

Le parole di Martina Caironi sulla sua pagina ufficiale Facebook

Esattamente 8 anni fa, il 5 settembre 2012, mi trovavo a Londra, alle Paralimpiadi, a vincere il mio primo ORO, a vivere per la prima volta l’emozione di tagliare per prima il traguardo più ambito, nei 100m. Riguardare la gara mi riporta mentalmente a quei momenti di attesa prima dello sparo, alle due volte che ci hanno rimandato sui blocchi di partenza, alla mia paura di fare una falsa partenza. Ero più immobile possibile, ma sentivo le mie mani tremare, finchè lo sparo non è arrivato e allora tutto è iniziato”.

Non è stata solo una corsa di 100m, è stato il principio di una seconda vita piena di opportunità. Quella medaglia d’oro al collo mi ha permesso non solo di farmi conoscere, ma soprattutto di conoscere io stessa il mondo dello sport,  i suoi campioni che hanno fatto la storia, ma anche tutte le persone che orbitano attorno a questa grande passione comune. Sugli spalti c’era la mia famiglia al completo e anche una “delegazione” di amici con tanto di striscione. Ricordo di aver pensato a tutti loro non appena entrata nello stadio, ero emozionata del fatto che tra le 80mila persone che gremivano lo Stadio Olimpico, da qualche parte c’erano anche i miei cari che erano lì per me. Poi ho cercato di non pensarci troppo perchè dovevo concentrarmi sulla gara, giustamente. Non c’è un limite alle parole per descrivere quei momenti. Sono emozioni quasi surreali, da tanto sono intense. Vi lascio la gara integrale, per rivederla e immaginarvi di essere uno spettatore sugli spalti, o se preferite che vi si chiuda lo stomaco, immaginatevi di essere una delle otto atlete in gara. A voi l’emozione, dopo 8 anni. #passionforparalympics”.

(fotocopertina@Michelangelo Gratton)