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Mondiali di atletica, Elena Vallortigara in finale nell’alto

17 luglio 2022 | 10:05
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Mondiali di atletica, Elena Vallortigara in finale nell’alto

Zaynab Dosso nella gara per il podio nei 100 femminili. Cestonaro fuori nel triplo

Eugene – Nessun errore e tanta fiducia verso la finale: Elena Vallortigara sbarca tra le migliori dodici ai Mondiali di atletica con un percorso netto nella qualificazione del salto in alto, fino alla misura di 1,93, dopo aver superato senza problemi 1,81, 1,86 e 1,90. “Adesso tutto è possibile, sogno una medaglia”, il commento della vicentina che tornerà in pedana nella notte italiana tra martedì e mercoledì per il turno decisivo.

Nel triplo, eliminata Ottavia Cestonaro che non va oltre 13,63 (+0.4) nel primo round. Fuori anche Mario Lambrughi con 50.18 nei 400 ostacoli: è il primo degli esclusi. Assegnati due titoli mondiali nella mattinata dell’Oregon, la serata italiana: l’oro dei 10.000 va all’etiope primatista del mondo Letesenbet Gidey (30:09.94), il trionfo nel martello, l’ennesimo, è per il polacco Pawel Fajdek, al quinto sigillo consecutivo con 81.98.

Alto donne – Qualificazioni – Decisa, convinta, con la “faccia giusta”. Elena Vallortigara conquista la finale dell’alto ma, soprattutto, lascia di sé un’ottima impressione in vista della prova decisiva, in programma martedì (per l’Italia, nella notte tra martedì e mercoledì, con inizio fissato alle 2:40). Percorso netto fino a 1,93, la misura decisiva, sempre corretta nel piazzamento allo stacco e nei tempi di superamento dell’asticella, la vicentina (seconda al mondo quest’anno con l’1,98 saltato agli Assoluti di Rieti) è certamente la nota lieta della mattinata italiana. Le difficoltà in campo sono diffuse, al punto che la qualificazione si chiude precocemente, con solo altre quattro atlete (oltre la Vallortigara) che non hanno commesso errori fino a 1,93: le due ucraine Mahuchikh e Gerashchenko (favorite assolute per il podio), l’uzbeka Sadullayeva, l’australiana Patterson. Vengono infine ripescate tre atlete a quota 1,90, per completare il lotto delle dodici finaliste. “Sono orgogliosa per questa qualificazione – le parole di Elena Vallortigara al termine della prova – riuscire a farcela senza alcune errore è bellissimo. Sogno una medaglia, certo, la sogno da tanto tempo. Spero che la finale mi apra ancora una porta, perché questa qualificazione mi ha tolto un grande peso. Ora è davvero tutto possibile”.

Triplo donne – Qualificazioni – Disco rosso per Ottavia Cestonaro. La veneta non fa meglio di 13,63 (+0.4) ed è eliminata con la 22esima misura del round. Poco da dire sulla sua gara, purtroppo: il miglior salto è proprio il primo, seguito da un nullo e da un 13,60 che non cambia la sostanza. Troppo ampio il margine tra quanto fatto in pedana e quanto necessario per approdare in finale (il 14,27 della giamaicana Kimberly Williams è l’ultimo risultato utile per la promozione). Ma troppo ampia anche la distanza tra la prestazione di Eugene e il 14,22 realizzato quest’anno a Madrid.

400hs uomini – Batterie. Domanda: come sta Karsten Warholm? La risposta – al rientro dall’infortunio di Oslo – è nella fluidità d’azione sfoggiata nel primo turno dei 400 ostacoli dall’imprendibile norvegese, 49.34 letteralmente passeggiando nella terza delle cinque batterie, con impegno molto più che relativo, e gas aperto non oltre i primi cinque-sei ostacoli. È nella quinta batteria che invece correva Mario Lamburghi: all’esordio in un Mondiale, l’azzurro manca il passaggio del turno per nove centesimi, risultando il primo degli esclusi dalle semifinali. Il suo 50.18 è tempo comunque lontano dai migliori riscontri stagionali (49.03) e frutta soltanto il quinto posto della batteria (pass diretto per i primi quattro) a pari merito con il sudafricano Sokwakhana Zazini, per un’equilibrio anche nei millesimi. Tornando alla lotta per il titolo, tempo più rapido per l’americano Khallifah Rosser (48.62), tutto facile e senza dannarsi l’anima per gli avversari diretti di Warholm, Rai Benjamin (49.06) e Alison Dos Santos (49.41).

Oro dei 10000 alla Gidey, Fajdek fa cinque nel martello – Due i titoli in palio nella mattinata americana. L’oro dei 10000 metri, al termine di una gara emozionante, va all’Etiopia, con Letesenbet Gidey che si impone (30:09.94) in volata sulle keniane Hellen Obiri (30:10.02) e Margaret Chelimo Kipkemboi (30:10.07). Grande battuta, l’olandese Sifan Hassan, ultima ad arrendersi, quarta in 30:10.56. Per Gidey è il primo successo mondiale, dopo il bronzo olimpico dello scorso anno a Tokyo, e l’argento iridato di Doha. Nel lancio del martello, ancora un successo per il polacco Pawel Fajdek, il quinto consecutivo (!) realizzato con un lancio da 81,98. Il secondo posto di Nowicki (81,03) consente l’uno-due dei polacchi, con il bronzo che finisce al collo del norvegese Henriksen (80,87).

100 metri donne – Batterie – Un centesimo manda Zaynab Dosso in paradiso. È la frazione di secondo che permette all’azzurra di chiudere al terzo posto (in 11.26, vento +0.2) la batteria dei 100 metri, il margine esatto di vantaggio sulla quarta classificata, Joella Lloyd, di Antigua, quarta – ed eliminata – in 11.28. Un’azzurra sarà dunque tra le 24 donne più veloci del mondo domani sera (alle 2:30 della notte italiana tra domenica e lunedì), quando si correranno in successione semifinali e finale dei 100 metri. Dosso parte bene, e non si perde nel finale di corsa, resistendo al ritorno dell’avversaria diretta (davanti, Elaine Thompson vince facile in 11.15). Il turno mette in evidenza soprattutto Shelly-Ann Fraser-Pryce, il cui 10.87 (-0.2), pur superiore al 10.84 della britannica Dina Asher-Smith (+1.2) impressiona per l’irrisoria facilità. In sei corrono in meno di 11 secondi, e tra loro altre due europee (la britannica Neita, 10.95, e la svizzera Kambundji, 10.97).

1500 metri donne – Semifinale – Il percorso di Gaia Sabbatini in una competizione globale finisce ancora una volta in semifinale. Era accaduto lo scorso anno a Tokyo, e la storia si ripete a Eugene, seppure con un copione diverso. È una squalifica a fermare l’azzurra, peraltro uscita comunque dal lotto delle ammesse alla finale in virtù del sesto posto parziale in 4:05.41. A finire sotto la lente dei giudici è il contatto – in verità abbastanza chiaro – tra la Sabbatini e l’ugandese Nanyondo sul rettilineo finale, con l’africana che finisce al tappeto. L’azzurra si era mossa bene, almeno fino ai 1200 metri, quando poi la scelta di linee interne – sempre molto rischiosa – ha finito per determinare l’inevitabile contatto. In finale vanno tutte le migliori, con un annunciato duello Kypiegon-Tsegay-Muir.

Kerley per lo sprint, Wang a sorpresa nel lungo – La finale dei 100 metri regala emozioni, e si chiude con la tripletta USA che nella storia della specialità era già accaduta nel 1983 e nel 1991. L’oro va al collo del pronosticato Fred Kerley con 9.86 (-0.1), due centesimi appena di margine su Marvin Bracy e Trayvon Bromell, entrambi accreditati di 9.88 ma separati tra loro da appena due millesimi (.874 contro .876 il responso del photofinish). Il guizzo negli ultimi due appoggi di Kerley (con tanto di plateale apertura delle braccia) determina a conti fatti la classifica finale, assegnando all’argento di Tokyo il titolo mondiale della specialità. Il crollo finale di Christian Coleman (l’oro di Doha 2019) evita il poker, anche perché il giamaicano Oblique Seville si conferma in piena crescita centrando il quarto posto con 9.97.

Nel lungo succede tutto (o quasi) alla fine. Il capolavoro è il guizzo al sesto salto del cinese Wang Jianan, un decollo a 8,36, per beffare dal nulla, o quasi, il greco Miltiadis Tentoglou, senza corona dopo aver messo in fila il titolo olimpico, quello mondiale indoor e quello europeo. Fino al sesto turno il cinese che vinse il bronzo da giovanissimo a Pechino 2015 stazionava su un “normale” 8,03: la misura conclusiva (vento +0.5) scalza dalla vetta per quattro centimetri Tentoglou (8,32/+0.5) e la risposta del greco non basta (8,20) per riprendersi il comando. Bronzo a un decatleta, lo svizzero Simon Ehammer, particolarmente a suo agio con il lungo: 8,16 (+0.5). Nel getto del peso donne, ancora stelle e strisce: Chase Ealey trova la misura della vittoria al primo lancio, un 20,49 che risulterà inavvicinabile. Solo la cinese Gong, alla quinta prova (20,39), scuote la classifica, prendendosi l’argento, mentre sul gradino più basso del podio si accomoda l’olandese Jessica Schilder, che fissa il record nazionale a 19,77.

Tv e Streaming – La seconda giornata dei Mondiali di Eugene, sabato 16 luglio (e nella notte italiana tra sabato 16 e domenica 17), è trasmessa in tv e in streaming sui canali Rai e Sky con i seguenti orari: diretta RaiPlay 3: 19.20; diretta RaiSport: 19.30-20.00 e 20.50-23.00; diretta Rai 2: 1.30-5.15; diretta Sky Sport Arena: 19.30-23.00 e 2.00-5.00; diretta anche Sky Sport Uno: 2.00-5.00.

(fidal.it)(foto@Colombo/Fidal)

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