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Riforma e crisi dello sport in Italia, Malagò: “Sono angosciato. Lo Stato si occupi delle chiusure”

Ne ha parlato il Presidente del Coni al Corriere della Sera. Ripercorre la vicenda politica con il Governo

Roma – I problemi con il Governo sono iniziati nel dicembre del 2018. Venne sostituita la Coni Servizi, da un nuovo ente e con un altro nome. Oggi esiste Sport e Salute, che ha preso le redini in mano, sulla gestione economica e amministrativa del Coni. Lo spiega Giovanni Malagò al Corriere della Sera. Fu messa subito mano in quell’occasione alla nuova legge sportiva, mediante una normativa delega, che potesse aggiustare interventi ed eventuali lacune: “Un vuoto politico”. Precisa il Presidente del Coni. Ancora non è stata approvata.

Lo Stato gestisce lo sport di base. Uno dei punti sensibili della discussione con il Cio

Il numero uno dello sport italiano descrive i passi di una crisi con il Governo italiano cominciata sin dal primo insediamento di Conte. Il Coni è stato svuotato dei suoi poteri e reso quasi inoperabile. Ad esso, come indicato nella legge, spetta solo la preparazione olimpica degli atleti, mentre il resto del mondo sportivo di base va sotto la tutela dello Stato. Lo ha indicato anche il Ministro dello Sport a Porta a Porta. Nel suo intervento nella trasmissione di Bruno Vespa, Spadafora descriveva essere necessaria la riforma e una realtà di gestione esistente già in Francia e in Germania. Sta qui la crisi aperta con il Cio.

Nel giugno del 2019, quando il Comitato Olimpico Internazionale assegnò all’Italia i Giochi Olimpici Invernali di Milano – Cortina 2026, il Primo Ministro sottoscrisse la Carta Olimpica, che chiaramente sottoscrive la dovuta assoluta indipendenza dello sport dalla politica.

L’Italia rischia di essere estromessa dal mondo a Cinque Cerchi, proprio per una ingerenza politica non contemplata dal Cio. Sono diversi i dubbi allora: parteciperà l’Italia Team ai Giochi di Tokyo? Con quale vessillo poi? Si sentirà l’inno italiano risuonare sul podio? Non dipende solo dal talento sportivo azzurro questo, ma anche dalle vicende politiche che si stanno protraendo in questi giorni dell’inverno del 2020. Mancano un po’ di mesi ancora agli slittati Giochi di Tokyo, causa pandemia. Una crisi politica, nella crisi sportiva globale. Il Cio attende risposte concrete dall’Italia a riguardo. Lo stesso Spadafora ha scritto a Bach assicurando che la riforma non intacca l’autonomia gestionale del Coni.

Le Olimpiadi si svolgeranno in sicurezza. La “bolla” garantisce il mantenimento della salute

Malagò, ancora nella sua intervista al Corriere della Sera, assicura che le Olimpiadi  si faranno. E’ vero. Il Cio sta lavorando alacremente con il comitato organizzatore giapponese. La sicurezza sanitaria è naturalmente al primo posto. Anche Thomas Bach lo ha ribadito  diverse volte e anche Malagò fa lo stesso: “Dipende dalla bolla che sarà creata intorno agli atleti partecipanti”. Bolla. Un’altra parola o metafora, che le persone, in un mondo colpito  dal Covid-19, hanno imparato a conoscere. E non solo in ambito sportivo. Anche a Budapest ad esempio, i nuotatori azzurri partecipanti all’International Swimming League erano nella cosiddetta “bolla”. Un ambiente di protezione assoluta, a livello personale e sanitario. I protocolli delle Federazioni in Italia, come quelli a cui anche le organizzazioni internazionali, hanno lavorato in questi mesi, come ancora accade. Tendono tutte a garantire il mantenimento della salute per gli sportivi. Anche le Olimpiadi dovranno essere così. E’ imperativo. E Malagò è convinto che tutto si svolgerà al meglio.

Arruolamento degli atleti paralimpici e tutela lavoratori sportivi. Malagò approva i decreti

Ma intanto in Italia, la questione sport e sua frenata a causa del virus, sta facendo discutere. La riforma portata avanti da Spadafora e dal suo staff con grande volontà e impegno, come detto anche dal Presidente del Coni, è entrata in vigore per cinque soli decreti. Il professionismo sportivo, soprattutto quello dilettantistico femminile, insieme alla tutela dei lavoratori sportivi, che diventano “lavoratori” e iscritti all’Inps, insieme all’arruolamento degli atleti paralimpici nei Gruppi Militari e Corpi dello Stato, sembrano aver segnato un solco profondo tra due epoche differenti. Anche Malagò è ben favorevole a queste riforme che aiutano lo sport a migliorare e guardare il futuro. E’ perplesso invece per quanto riguarda la questione della “governance”. Tre mandati possono rendere consistente il lavoro di un presidente, che in questo modo, si  guadagna il favore internazionale. Ma ci sono ancora dei dubbi, riguardo questo argomento, motivo di confronto accesso, ancora. Ma non solo.

Fermo lo sport di base e amatoriale. Il timore del Presidente del Coni: “Sono angosciato”

Chiuse le palestre, le piscine e i centri sportivi. Malagò ha il grande timore che due generazioni di giovani pagheranno gravi conseguenze per questa situazione: “Sono angosciato – dice al Corriere della Sera – la politica invece di sistemare l’enorme problema di palestre chiuse, insegnanti assenti, dell’assoluta mancanza di sport a scuola, si occupa di altro. Lo sport a scuola è una barca abbandonata in mezzo al mare e pagheremo le conseguenze”.

(Il Faro online)