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Cassina: “Senza inno né bandiera ai Giochi, lascia l’amaro in bocca. Le palestre riaprano presto”

Parla il campione olimpico di ginnastica artistica di Atene 2004. Si augura che il Coni mantenga la sua autonomia e che la vicenda con il Cio si risolva. Lancia un appello per le palestre

Lo sport italiano è in allarme, come lo sono i suoi atleti e anche ex campioni. Campioni per sempre poi, per aver indossato in carriera la medaglia d’oro olimpica. Anche Igor Cassina lo ha fatto. Ad Atene 2004 divenne il dio della ‘sbarra’ nella gara di ginnastica artistica, vincendo numerose medaglie ai Mondiali e agli Europei. Una gioia per tutto il movimento italiano e un orgoglio protratto nel tempo, fino ad oggi.

Cassina conosce l’atmosfera olimpica, la sua importanza. La gioia di partecipare ai Giochi e il sapore di farlo  con il Tricolore accanto. E sa quanto per gli atleti possa essere fondamentale parteciparvi, diffondendo con le loro imprese sportive il Mameli nel mondo. E andarci evidentemente con i colori della propria Nazione. Lo ha spiegato a Il Faro online. Oggi Igor è un imprenditore di se stesso e vive in Veneto. E’ nel mondo della sana nutrizione che si concentra la  sua attività e porta avanti, anche in questo modo, i valori che ha imparato dallo sport.

Esprime il suo parere sulla ‘delicata vicenda’, come lui stesso la definisce, che si sta stagliando tra il Coni, il Governo italiano e il Cio. E’ un figlio dello sport tricolore e ad alti livelli ha portato il suo Paese a  trionfare nel mondo. Dando visibilità e onore al Tricolore. Non si può gareggiare senza di esso. Sarebbe una mancanza dolorosa e priva di significato. Si augura il campione olimpico della sbarra che la vicenda, con sbocchi decisionali il prossimo 27 gennaio a Losanna, possa risolversi presto, con un accordo tra le parti.

Esprime Igor anche il suo parere sul momento della crisi economica e gestionale delle palestre italiane. Lui frequentatore e tecnico in sala, per tanti giovani e praticanti. E’ un conoscitore Cassina, anche di quel mondo lì. E lo sport insegna: all’interno delle regole la vita può essere difesa e tutelata. E lancia il suo appello a chi può fare qualcosa di concreto.

Caro Igor, lo sport italiano vive una situazione storica inedita. Il movimento azzurro rischia di andare alle Olimpiadi senza inno né bandiera. Cosa pensi al riguardo?

“La situazione è molto delicata. Per quanto riguarda il concetto che il Coni rimanga totalmente autonomo, sono estremamente d’accordo. E’ fondamentale e importante che esso abbia la gestione e il controllo di tutte le risorse. Di questa totale gestione in autonomia, sia messo nero su bianco e che il Governo possa monitorare ci sta e va bene, ma il fatto che il Coni sia un ente a sé e gestisca tutto tramite le sue persone di riferimento, questo deve essere così. Mi auguro che lo sia. E quindi che il Cio possa mettere in condizione il nostro movimento e il Paese, in maniera meritata e dovuta, di partecipare alle Olimpiadi con un proprio inno e la maglia azzurra”.

Quanto sarebbe ‘grave’ il danno all’Italia se i nostri azzurri non andassero alle Olimpiadi senza bandiera né inno? Tu quale significato dai al Tricolore?

“Partecipare senza inno né bandiera lascia molto amaro in bocca. Nasciamo in un Paese in cui il sano patriottismo esiste. Lo rappresentiamo, siamo fieri ed orgogliosi di portare nel mondo la nostra Nazione. E’ importante per un atleta vestire la maglia azzurra con grande orgoglio e salire sul podio, sventolando la propria bandiera”.

Le palestre sono chiuse in tutta Italia. Ti senti di dare un messaggio ai gestori e un tuo consiglio su come si potrebbe riaprire e mantenere una adeguata sicurezza?

“La questione delle palestre è molto delicata. Un messaggio lo diffondo per chi può concretamente fare qualcosa. Attuare, a favore dello sport e dei giovani, l’apertura delle strutture. Fare sport alza le difese immunitarie e mantiene in salute. Nel momento in cui ci sono le condizioni e le regole, è fondamentale riaprire. Sono tematiche delicate che hanno la loro complessità”.

 

(Il Faro online)