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Samele: “Avrei voluto l’oro a Tokyo, ma sono felice di un magico argento”

Pluricampione mondiale ed europeo. Contento del nuovo coach azzurro Tarantino e l’attesa della nuova stagione

Roma – Prima dell’oro di Vito Dell’Aquila, nel primo giorno di gare, è stato Samele a regalare all’Italia Team la prima medaglia alle Olimpiadi di Tokyo (40 in totale da record al termine dell’evento). In ordine di tempo, secondo il programma dei Giochi, è stato così. All’ora di pranzo italiana, mentre in Giappone erano quasi le sette di sera, lo scorso 24 luglio Luigi ha disputato una finale combattuta contro un avversario gigante. Il campione mondiale in carica. Lo ha sfidato con tutti i carismi. D’altronde non può essere che in questo modo in una gara che mette in gioco la medaglia d’oro a cinque cerchi. Samele ha lottato fino all’ultimo e poi ha messo al collo un argento, che avrebbe voluto essere un oro per lui (leggi qui). Ovviamente. Ma va bene così per il vicecampione olimpico di Tokyo: “Ho faticato tanto per arrivare alla medaglia, quindi sono stato felice”. Tutti gli atleti mirano al primo posto, ma un argento è pur sempre leggenda e l’azzurro, vincitore di numerosi allori mondiali ed europei, l’ha scritta. Lo racconta a Il Faro online, a circa due mesi dalla conquista a cinque cerchi.

Luigi è uno dei campioni di scherma maggiormente premiati nelle competizioni nazionali e internazionali. Nella sciabola è una delle stelle della Nazionale e brilla di luce propria, in gara. Determinato, veloce. Elegante e concentrato. Sin da giovanissimo, quando l’azzurro è entrato a far parte del Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle, ha mostrato il suo talento con classe e consapevolezza.  La passione per la sciabola è grande e ogni volta Samele ritrova le stesse motivazioni che arrivano mai spente, ad ogni inizio stagione. Sarà così anche tra pochi giorni quando inizieranno per lui i raduni con l’Italia. Una nuova stagione di Coppa del Mondo e degli Europei del 2022 in Turchia (slittati di un anno a causa del Covid), che traghetteranno lentamente Samele verso Parigi 2024, si sta per aprire. Intanto si pensa all’oggi e l’atleta gialloverde punta ai sogni della pedana. Lo dice nella sua intervista. A due mesi dalla vittoria dell’argento olimpico contro il fortissimo ungherese, il foggiano che ama la cucina e che è bravissimo a suonare il pianoforte, come fosse un piccolo Chopin, ha una consapevolezza diversa del suo essere atleta e campione, che negli anni cresce e diventa un grande professionista. Sono lontani in calendario, i tempi del bronzo di Londra 2012 in team. Quella era la prima Olimpiade di Luigi e all’esordio, ecco, subito podio con Diego Occhiuzzi, Aldo Montano e Luigi Tarantino.

Atleti di ieri che diventano allenatori oggi. E oggi Samele ritroverà l’ex compagno di squadra in Nazionale a bordo pedana. La Federscherma ha inaugurato un nuovo ciclo di coach e tra di essi spicca la figura di Tarantino, che seguirà le ragazze e i ragazzi della sciabola: “E’ un grande conoscitore della scherma, farà bene”. Ne è convinto Luigi argento di Tokyo. Argento anche in squadra in Giappone, con Aldo Montano ancora una volta e con Luca Curatoli e Enrico Berrè. La Coppa del Mondo di specialità li conosce bene questi grandi azzurri, come grandi cose hanno fatto ai Mondiali e agli Europei. Due argenti e due bronzi a squadre iridati per lui, come tre titoli continentali in team, tre argenti e un bronzo da conservare in bacheca, insieme alle numerose medaglie vinte in Coppa del Mondo.

Cosa farà da grande Luigi lo dice. Allenatore a bordo pedana a far crescere un giorno campioni che come lui saliranno sulle pedane olimpiche, per trasmettere la conoscenza e l’amore per uno sport  che mai lo lascia. E poi vorrebbe una bella famiglia da formare, con magari piccoli eredi sciabolatori. Ma questo solo il tempo potrà dirlo. Intanto Luigi è fiero dell’argento di Tokyo e aspetta di ricominciare la stagione di apertura per il nuovo ciclo olimpico. En guard. Tutti in pedana.

Caro Luigi, hai vinto un bronzo a Londra 2012 nella sciabola a squadre e poi l’argento a Tokyo 2020, sempre nella stessa specialità. A livello di maturità e crescita professionale, quali sono state le differenze?

“Sicuramente le medaglie di Londra e Tokyo sono diverse. Intanto per il colore. Poi a Tokyo avevo una consapevolezza di me molto diversa”.

E’ arrivata anche una medaglia individuale, la prima per te. Sempre un argento. Quanto avresti voluto vincere l’oro? In un primo momento la delusione è stata forte, ma poi è tornato il sorriso. Che cosa ti ha fatto cambiare idea? E cosa è significato per te conquistare una medaglia tutta da solo alle Olimpiadi? Qual è stata la prima persona a cui hai pensato dopo la conquista?

“Certamente avrei voluto vincere un oro ma ho dovuto riconoscere un avversario più forte di me in quel momento. Il sorriso arriva dalla consapevolezza di aver fatto qualcosa di magico. Ho pensato subito a tutto quello che ho dovuto patire per arrivare fino a lì.. tanta fatica e sofferenza”.

La scherma è il tuo mondo. Sei uno degli atleti maggiormente medagliati. In tutti questi anni, c’è stato un momento importante che ti è rimasto nel cuore e che vorresti rivivere?

 “Sì, vorrei rivivere quelle medaglie che ho preso da giovane con tanta spensieratezza e un futuro davanti”.

Tra poco torneranno i raduni e apriranno il nuovo ciclo verso Parigi 2024. Quali sono le tue motivazioni? Da dove arriva adesso la voglia di ricominciare? Vorrai andare ai prossimi Giochi?

 “Le motivazioni sono sempre le stesse. Ho sempre voluto resettare  e ripartire da zero. Nel bene e nel male.

La voglia di vincere termina solo quando finisce la carriera”. 

Ci sarà un nuovo allenatore in Nazionale. Luigi Tarantino è stato un atleta, come lo sei ora adesso tu. Pensi possa migliorarti e farti crescere ancora di più?

 “Tarantino è una ventata di aria nuova, un grande professionista ed un profondo conoscitore della scherma mondiale. Farà bene alla sciabola”.

 Quando scendi dalla pedana, come riesci a staccare o a ritrovare sempre lo stesso entusiasmo?

 “Ho tanti hobby! Film, musica cucina e pianoforte. Mi servono per staccare la spina e ritrovare energie”.

 Sei un atleta delle Fiamme Gialle. Quanto è stata importante per te e quanto adesso è ancora, la squadra della Guardia di Finanza?

 “Non sarò mai abbastanza grato alle Fiamme Gialle. Mi seguono e mi supportano da quando ero poco più di un bambino. Hanno creduto in me e mi hanno motivato nei momenti di difficoltà. Questo per me non è mai scontato e mai lo dimenticherò. Dico sempre che noi Fiamme Gialle siamo una famiglia prima di un gruppo”.

Quali sono i tuoi sogni futuri di atleta e di uomo?

“Mi piacerebbe allenare e trasmettere la mia conoscenza alle nuove speranze della scherma e non solo. Come uomo ho il sogno di una bella famiglia”.

(foto@AugustoBizzi)

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