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Le palline da tennis: compressione e feltro, elementi decisivi per una buona performance

Palline di pelle e poi di gomma, riempite d’aria nell’era moderna. Sinner e compagni a Roma useranno la Dunlop

Ci saranno le stelle del tennis. E giocheranno in casa. I campioni italiani che stanno conquistando consensi, partite vinte nei vari tornei mondiali e fama consolidata parteciperanno ai prossimi Internazionali di tennis, a Roma. Lorenzo Sonego, Lorenzo Musetti, Matteo Berrettini, Fabio Fognini e Jannik Sinner. I cinque moschettieri con la racchetta stretta nella mano, per sparare palle veloci agli avversari e sotto il sole della Capitale, sentiranno anche il calore del pubblico.

Dovranno conquistare gli ottavi di finale però. Sembra un gioco da vincere, nel gioco del tennis, all’ombra dello Stadio Olimpico. L’evento tradizionale del circuito mondiale in Italia, si svolgerà anche quest’anno al Parco del Foro Italico e potrà vedere sugli spalti anche una percentuale di spettatori. Se gli azzurri proseguiranno il cammino fino a un passo dai quarti di finale, troveranno il 25% dei tifosi sugli spalti ad acclamarli e ad applaudirli. Lo ha deciso il Governo (leggi qui). E allora i tennisti azzurri partecipano intanto ai tornei di mezzo, aspettando Roma, principalmente quello di Madrid, e si allenano. E tutto può dipendere anche dalle palline usate in campo.

L’intento de Il Faro online, a pochi giorni dall’inizio del torneo internazionale di tennis al Foro Italico, è quello di spiegare la tipologia di palline utilizzate dai campioni azzurri e dai loro fortissimi avversari e come esse condizionano la performance dei tennisti in campo. A guardare una partita e con l’abitudine di concentrare l’attenzione sulle braccia, i movimenti e gli ace di Sinner, Fognini o Sonego, il tifoso probabilmente non fa caso che quella pallina lanciata in aria, rimbalzata in campo e lanciata contro l’avversario, con lo scopo di batterlo sul tempo e sulla velocità, si porta dietro probabilmente mezza partita vinta. Infatti le palline, che devono avere un certo rimbalzo e devono essere diverse per campi e tornei, hanno una grande importanza per raggiungere la vittoria finale.

Subiscono un particolare processo industriale e devono rimbalzare adeguatamente, anche sulla retina della racchetta. Quante volte vediamo i tennisti toccare proprio la retina, tra un attimo di riposo e l’altro in partita? Potrebbe essere anche un momento di stacco quello, uno scarico nervoso che ci potrebbe stare in match di altissimo livello internazionale. Ma a volte ‘il tocco’ delle dita del campione interviene per sistemare la racchetta in concertazione al tipo di pallina usata. Anche le palline allora, come le racchette o l’abbigliamento degli sportivi sulle terre rosse, blu o verdi del tennis, hanno avuto uno sviluppo storico. Vi è stata una fase iniziale con i primi sviluppi regolamentari di materiali usati, un secondo step, che si aggira intorno agli anni dei primi tornei Open dell’Atp moderna, in cui in conformità alla visibilità delle partite hanno avuto un ulteriore sviluppo industriale. Per produrre evidentemente maggiore spettacolo nel match. Con il discorso dell’ecologia poi, dal 2015, anche le palline hanno intrapreso la strada del riciclo, fabbricate con materiali non inquinanti.

Il packaging fondamentale per le palline: il tubo di latta

Nel 1926, entrò nella produzione delle palline quel tipo di packaging conosciuto poi negli anni successivi. I famosi tubi di latta, nei quali le palline sono conservate. Sembra essere indispensabile questo aspetto di confezionamento, in quanto negli anni precedenti, erano conservate in scatole di cartone. Un materiale che condizionava poi il loro rimbalzo sul campo. L’imprenditore di abbigliamento sportivo René Lacoste le provava sparate dalla solita e famosa macchina, poi utilizzata anche da Andre Agassi e sin dalla tenera età. Il necessario rimbalzo delle palline di allora, in base al gioco di allora, doveva essere quello di 135 – 147 centimetri. Quanti dei lettori o degli appassionati hanno provato un maggiore piacere giocando a tennis, con palline che tornavano nelle loro mani, da terra, a un’altezza ragionevole? Tutto sembra essere partito da quegli anni pionieristici. Le palline degli anni ’30 dovevano rimbalzare a circa 100 pollici da terra. I range di rimbalzo tuttavia, non sono cambiati negli anni 2000, ad eccezione delle palle d’altitude e quelle speciali usate dai bambini.

Quelle di gomma non erano pressurizzate, alle origini del gioco. Non c’era il problema della perdita di pressione. Che sembra essere indispensabile, per dare alla pallina lo slancio necessario per raggiungere il top della performance. Regole fisiche che si mischiano alle emozioni che lo sport trasmette. Se un tennista  fortissimo fa un ace e vince un trofeo, la sua bravura passa anche per il tipo di pallina che usa e tutto può dipendere anche dalla pressurizzazione in essa. E’ la mescola di gomma che unisce rimbalzo e compressione. Agli albori del tennis, la gomma stessa poteva essere troppo dura o troppo morbida, senza via di mezzo con un rimbalzo minore, per mancanza di pressione interna adeguata. Lo spettacolo allora parte sicuramente dalla pressurizzazione.

La formula magica che da un ottimo rimbalzo e porta risultati  ai campioni: ‘+ compressione + rimbalzo + spettacolo’

Maggiore è compressa la pallina nel materiale con cui è fabbricata, maggiore sarà il rimbalzo e maggiore sarà lo spettacolo mostrato dal gioco. Sembra essere una formula matematica: + compressione + rimbalzo + spettacolo. E tutto ciò a cosa porta? Alla vittoria. E a quei miti di tennisti che tutti conoscono. Allora il talento e la conquista degli Slam dell’Atp hanno una formula magica che passa per le palline usate? Certamente in tutti gli sport vengono prodotti strumenti adeguati per aiutare l’atleta a dimostrare il meglio di sé. Succede nel  calcio con gli scarpini o i guantoni del portiere, accade nelle arti marziali con il guantino del kumite o i karategi o judogi indossati. Anche nella scherma probabilmente è così. Armi, caschetto, tute in pedana devono coadiuvare al meglio la performance del campione. Nel nuoto il costume è importante, come è fondamentale la scarpa sulle piste di atletica del tartan. E allora nel tennis, la compressione delle palline è preziosa se lo spettatore sugli spalti deve emozionarsi ed applaudire il suo campione.

Dalla Monarchia francese al 19esimo secolo: pelle e feltro sulle palline da tennis (prima pallacorda)

E probabilmente queste acclamazioni esistevano già nel 15esimo secolo. Nel 1400 la Monarchia francese giocava a pallacorda e le palline usate di lana, gesso, sabbia o segatura, andavano poi a riempire il tessuto di pelle con cui erano fatte. Nel secolo successivo, le palline furono rivestite di pellicce di animali o fatte con tessuti di muscoli degli animali. Intorno al 1870 poi, Walter Clopton Wingfield importò in Inghilterra palline da tennis di gomma dalla Germania. Probabilmente le pioniere delle palline da tennis che conosciamo oggi, colorate e marchiate di brand sportivi famosissimi. Esiste una pallina da tennis che prende il nome di un campione storico? Non si hanno notizie al riguardo, ma l’idea da proporre al management mondiale del tennis non sembra poi così male. E allora ecco che nel mondo conosciuto e in occidente, all’ora, entravano in gioco le palline di gomma. E queste ultime si intrecciano anche con imprenditori storici di macchine o fornitore di materiale per esse, che poi hanno esportato i loro prodotti famosissimi in tutto il mondo. Ha mai sentito parlare del brand ‘Gooyear’ il lettore? Sì proprio quello. L’industria delle gomme per auto e per monoposto di Formula Uno e altre tipologie di competizioni motoristiche, tra cui anche la MotoGp. Charles Goodyear entrò nella storia delle palline da tennis inventando ‘la gomma vulcanizzata’ e i tedeschi poi divennero famosi per questo tipo di pallina prodotta. Erano piene d’aria. Da qui il significato della definizione ‘vulcanizzata’. Più erano colme di idrogeno probabilmente ed evidentemente e più erano efficaci nel rimbalzo. Erano leggere e colorate anche. Rosse oppure grigie. John Moyer Heatcote in seguito provò a rivestirle con la flanella.

Lo speciale supervisore al termine del processo di industrializzazione. Come tra i migliori tennisti del mondo

Naturalmente nel tempo, la produzione di palline ha subìto una drastica e profonda modifica industriale. Probabilmente anche su suggerimento dei milioni di praticanti che il tennis nella storia ha sempre vantato. Come accade per un pilota di Formula Uno o un velista di Luna Rossa, che deve indicare agli ingegneri le modalità di fabbricazione di un pezzo della carena, da impiegare in gara. Anche per le palline sembra essere andato così. E allora queste ultime, oggi nel terzo millennio del tennis, nell’era del ‘tennis business’ e del grande spettacolo. Sono fatte di gomma sintetica o naturale. Nerofumo o zolfo. Questi ingredienti vengono mescolati insieme in sede di processo produttivo per dare alla pallina la forma e la performance migliore. Impastati per ore e molto costoso questo delinearsi del prodotto finito.  Il composto che esce dalla mescolazione effettuata viene suddiviso in piccole sfere calibrate con precisione al grammo. Modellati successivamente a caldo con temperature che raggiungono 160 gradi, in stampi a forma di semisfera. Altissime le richieste che giungono dal mercato (aziende di marchi sportivi, atleti, appassionati e amatori in tutto il mondo) per permettere ai ‘prodotti palline’ di crearsi in modo sofisticato e a costi così alti.

Le semisfere incollate, formano la ‘pallina finita’: una colla super per portarla sui campi di tutto il mondo

Le semisfere vengono estratte dallo stampo e livellate. Subiscono una prima lisciatura superficiale e successivamente le semisfere vengono sigillate lungo i bordi con un adesivo a caldo. Ecco poi l’inserimento che  cambia la storia degli atleti nel tennis. L’aria compressa ad alta temperatura. Questo, come già indicato, garantisce un maggiore rimbalzo, quello ottimale per l’utilizzatore finale. Lo fa anche dopo l’incollatura tra le due parti. Ci sono in sostanza delle linee bianche  su una pallina ed è proprio  così che le due semisfere  si uniscono e formano la pallina unica e finita. Le semisfere però vengono rivestite da uno strato di colla speciale. Incollate a due a due con un procedimento ereditato dalla Germania, ossia la ‘vulcanizzazione’ che le rende infine elastiche. Ogni personaggio storico ha contributo a passi lenti a donare alla pallina del 2021 la forma e la performance conosciute, ovviamente. Ma il prodotto grezzo che ancora è, in base alla produzione descritte viene poi cosparso di colla e rivestito da linguette di feltro (anche questo materiale che arriva da lontano), fatto per il 70% di lana e per il resto di fibre sintetiche. Dal feltro poi si ritaglia diverse sagome di forma prestabilita, che vengono unite e compresse. Viene poi applicata ai bordi una soluzione a base di lattice, che dona alla palla le tipiche scanalature bianche, conosciutissime. Le due linguette di feltro vengono applicate alla palla con precisione estrema. Il nucleo in gomma e il feltro vengono messi  insieme e caldo e sotto pressione. La palla passa sotto a una macchina a vapore che definisce il feltro e conferisce ad essa le caratteristiche ideali per il gioco. Il feltro è importante per date rotazione, controllo e resistenza. Quindi, ecco il secondo aspetto fondamentale per vincere uno Slam, dopo la indispensabile ‘compressione’: il feltro.

Il feltro l’elemento che imprime la velocità alle palline: dalla racchetta dei tennisti uno stacco che va dai 300km/h

Non si può giocare senza di esso. La palla raggiunge anche i 230 km/h, dall’impatto con la racchetta, dopo il servizio iniziale. Ecco il segreto dei colpi decisivi e velocissimi di Sinner o Fognini, conditi a un talento straordinario. Grazie a questo tipo di rivestimento, la palla però perde potenza e il rimbalzo rallenta fino a 70 o 80 km/h. E’ così che gli avversari fortissimi degli azzurri rispondono colpo su colpo. Bisognerebbe intervenire allora su questo tipo di rimbalzo per vincere tutte le partite? Naturalmente, no, anche se l’idea sarebbe affascinante. Ma si andrebbe a perdere l’efficacia della pallina  stessa, lasciando senza storia  anche un  servizio a quasi 300 km all’ora. La performance perfetta di un tennista passa sicuramente dal tipo  di pallina e il feltro accentua quel talento mostrato in campo, andando a sottolineare nei movimenti, proprio gli effetti che i campioni dell’Atp danno alla palla. Il prodotto poi, al termine del processo industriale, viene controllato da  un addetto specializzato, un campione dei campioni del circuito probabilmente. Un ingegnere delle palline da tennis, evidentemente. E questo è l’ultimo passo verso la commercializzazione delle palline e verso il loro uso nei tornei di tutto il  mondo. Le palline usate dai giocatori professionisti e nei tornei ufficiali sono pressurizzate (a 2-2,5 atmosfere) e vengono prodotte in ambienti pressurizzati. Sono confezionate in tubi anch’essi pressurizzati. A scoppio d’apertura praticamente, come quando si  stappa una bottiglia di champagne. Qui si  riparte allora dalla storia  iniziale del packaging. Ecco perché è così importante il tipo di confezione usata  per conservare  le palline. E  tante sono quelle disegnate o riconosciute con marchi di aziende sportive.

La pressione serve ad ottenere un rimbalzo adeguato. La pallina, secondo quanto indicato dalle regole internazionali, lasciata cadere a un’altezza di 100 pollici (2,54 metri), deve avere un rimbalzo (su cemento) compreso tra 1,35 e 1,47 metri. Peso e diametro sono rigidamente stabiliti. Sono indicati dalla Federazione Internazionale  di  Tennis tra 56,7 e 58,4 grammi. E tra 65,41 e 68,58.

Ogni torneo dell’Atp ha la sua pallina ideale: a Roma si usa la Dunlop

Il rendimento dei tennisti passa anche da questi elementi empirici e storici. E in ogni torneo dell’Atp ha la sua pallina ideale che deve essere utilizzata, permettendo alle  aziende in  sede di fornitura di materiali, di poter essere partner imprescindibile della competizione. Un campo battuto in terra rossa o colorato di blu ha la sua pallina ideale, in base  alle sue caratteristiche. L’Australian Open utilizza la Dunlop, come il Masters di Miami e quello di Shangai. Sui campi di colore blu. Anche l’intera stagione europea sulla terra battuta utilizza la pallina firmata ‘Dunlop’, che evidentemente ha un materiale che ben si  sposa anche con la terra rossa. Anche agli Internazionali di Roma Sinner e compagni useranno le palline marcate ‘Dunlop’, fornitore ufficiale dell’Atp, marca comune usata dai tennisti di tutto il mondo. Il Roland Garros però ha la ‘Wilson’ come il torneo di Us Open (su campo blu). Wimbledon ha la ‘Slazenger’ per l’erba naturale, come Canada (terra blu), Paris Bercy (campo blu, ma anche rosso) e Cincinnati Open (campo blu).

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