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Internazionali, Sinner: “Sono a casa. Farò il meglio per onorare Roma”

Il tennista numero 18 in Atp esordirà domani con Humbert. Si allena per migliorare il servizio e attende il pubblico

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Roma – Tra poche ore Sinner scenderà in campo a Roma. All’ombra dello Stadio Olimpico, si darà il via agli Internazionali di tennis italiani per il giovane numero 18 dell’Atp. Quando esordì e proprio sui campi del Foro Italico era solo il 2019. Due anni di grande crescita per Jannik, che ora, allora numero 242 del ranking mondiale e giovanissimo talento, è quasi una conferma oggi tra i migliori 20 al mondo. E anche se la strada è lunghissima ancora per scalare anche i campionissimi Federer e Nadal, gli dei in cima alla leggenda del tennis,  Sinner non si arrende e pensa già al primo incontro in tabellone.

Ha parlato della sua prima partita con Humbert, come dello speciale torneo di Roma, per tutti gli italiani alla conferenza  stampa che anticipa gli inizi degli Internazionali. Già oggi un italiano è sceso in campo. Marco Cecchinato ha perso con Norrie e Sinner attende il suo esordio. Al secondo turno lo attende Rafael Nadal. Ma non è tempo ora per pensarci. Adesso è necessario commentare il clima di festa al Foro Italico, quel pubblico che arriverà solo agli ottavi di finale (e Sinner spera di esserci e di essere incitato dai tifosi italiani).

“Roma è un torneo speciale per noi italiani, è un po’ come essere a casa. È un vero peccato che per i primi turni non ci sia pubblico – ammette il 19enne di Sesto Pusteria – però è bello essere tornato qui. Per me è uno dei tornei migliori che possiamo disputare durante l’anno, mi piacciono le condizioni. E ora che non è così all’inizio della stagione sulla terra battuta, un po’ tutti si abituano a questa superficie. L’obiettivo, ovviamente, è cercare di fare il miglior torneo possibile”.

Con il suo allenatore Riccardo Piatti, prosegue un allenamento centrato all’adattamento del gioco  sulla terra: “Sicuramente quando inizi a giocare dopo il cemento è molto importante proprio la capacità di adattarsi, adesso già da qualche settimana gioco su questa superficie e in campo sono in grado di fare scelte diverse. Di sicuro comunque devo ancora imparare tante cose e migliorare, credo di poter giocare bene sulla terra, fermo restando che ci sono settimane più positive e altre meno. Per l’erba invece ho pochissima esperienza, al massimo tre-quattro partite, e devo capire ancora tutto…”.

Il percorso di crescita non è completato e lui ne è consapevole. “Devo dire che le ultime settimane sono state per me piuttosto positive, partendo da Miami, poi passando alla terra. Ho giocato abbastanza bene a Montecarlo e questo mi ha dato un po’ di fiducia per Barcellona, dove ho disputato delle belle partite. E considerando che erano tutti nuovi tornei per me è prezioso fare queste esperienze alla mia età: sto cercando di migliorare giorno dopo giorno, grazie anche a una grande squadra dietro di me che mi aiuta molto”.

E’ il servizio la parte tecnica da migliorare. E lui dice: “Stiamo curando davvero tanto quel colpo, chiaro che il miglioramento non si vede da una settimana all’altra. Per il mio gioco il servizio è fondamentale, per cominciare lo scambio nel modo in cui voglio”, riconosce Jannik. E’stato sorteggiato in rotta di collisione con Rafael Nadal già al secondo turno.

“Prima devo vincere una partita con Humbert, tutt’altro che scontata, perché lui è forte e giovane: sarà un match molto difficile, lui è mancino e mi dà fastidio, non a caso alle Next Gen ATP Finals ci ho perso, per cui mi concentro solo sul primo turno, senza pensare a Nadal”.

Il campione spagnolo, così come gli altri grandissimi veterani del tennis, deve guardarsi dalla generazione di talenti rampanti, intenzionati a farsi largo ad alti livelli. “Ci sono molti giocatori di buon livello ormai, lo si vede da tante cose. Roger è fermo da abbastanza tempo, Nole e Rafa hanno qualcosa di diverso, però stanno arrivando Tsitsipas, Zverev, Thiem, altri giovani. In certi casi il tabellone si apre, come è capitato a me a Miami, devi essere bravo a cogliere l’occasione. Credo insomma che anche i tennisti più giovani stiano dimostrando di avvicinarsi al livello dei top – conclude Sinner – E personalmente è anche più bello da vedere se non vincono sempre gli stessi”.

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